In una lettera agli istituti di credito elvetici, la FINMA, ente di controllo di banche e di borsa, ha dato delle indicazione sul peso che possono avere le crypto nel bilancio bancario, dando delle linee guida su come valutarle con il cosiddetto Risk Weighted Asset (RWA).

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Secondo le direttive chiamate Basilea II e III rilasciate dalla Banca Internazionale dei Regolamenti, ogni voce dell’attivo bancario deve essere considerato per il suo rischio.

Tanto più è rischioso quanto più la voce dell’attivo viene considerato più pesante sul bilancio delle banche e quindi dovrà essere maggiormente compensato dal capitale sociale.

Avere un alto moltiplicatore viene a dissuadere un istituto creditizio dal possedere quella specifica classi di attivi, perché dovrà prevedere la copertura del rischio con il proprio capitale.

La decisione della FINMA ha quindi una duplice valenza: da un lato si prevede che una banca possa legittimamente possedere delle criptovalute e se ne predispone il quadro contabile; dall’altro l’ente di controllo cerca di disincentivarne il possesso, se non in presenza di un capitale elevato.

Sempre nella lettera della FINMA, l’ente svizzero ha anche segnalato la possibilità per le banche di fare attività di trading crypto, indicando come questo non possa superare il 4% del patrimonio, un limite che ovviamente si riferisce alle movimentazioni “on book” degli istituti, e non a quelle dei clienti stessi