Cryptonomist continua ad analizzare il report pubblicato dal Consiglio federale svizzero in merito alla base giuridica di business legati a bitcoin, blockchain, ICO e DLT.

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Qualche settimana fa, infatti, il Consiglio federale svizzero ha pubblicato alcuni nuovi studi che descrivono come intendono migliorare il sistema giuridico svizzero in relazione ai temi delle criptovalute e delle ICO.

Così, dopo la presentazione della news, abbiamo cercato di spiegare il concetto di security token secondo il Consiglio federale svizzero.

L’’avvocato Lars Schlichting, CEO di Poseidon Group e Partner dello studio legale Kellerhals-Carrard Lugano, ha aiutato Cryptonomist a capire le implicazioni legali della detenzione di bitcoin e altri beni digitali.

Sappiamo che esistono diversi modelli di storage per i beni crypto, quelli decentralizzati e centralizzati. C’è qualche differenza dal punto di vista giuridico?

Si, esiste. La principale risiede nella lotta al riciclaggio di denaro. I wallet decentralizzati, ovvero quelli in cui la chiave privata è detenuta dal titolare del wallet e non dal provider del servizio, non soggiacciono alle normative AML, al contrario dei wallet centralizzati, che devono identificare i loro utenti. Questo perché i wallet centralizzati hanno un potere di controllo sugli averi degli utenti e possono bloccarli in caso di sospetto di riciclaggio di denaro. I wallet decentralizzati invece non hanno questo potere e pertanto, al momento, non sono richiesti obblighi di identificazione.

E dal punto della protezione dei risparmi? Cosa succede in caso di fallimento di un wallet provider?

Se il wallet è decentralizzato i depositi non rientrano nei bilanci del provider del wallet (proprio perché non ha alcun potere sulle crypto gestite tramite il suo servizio) e pertanto non succede nulla, se non che il servizio non sarà più aggiornato. In caso di un wallet centralizzato invece bisogna in primo luogo comprendere se i cryptoassets siano utility o security.

Purtroppo in Svizzera non esiste una definizione chiara di security. La legge definisce security secondo la loro forma, ma non secondo la loro funzione. Questa situazione lascia ampio spazio all’interpretazione. Il Consiglio federale ha deciso di non voler intervenire per porre rimedio a questa incertezza e impedire che una legislazione specifica venga respinta da altri paesi, ma questa visione non è, a nostro avviso, molto visionaria. Le direttive FINMA del febbraio 2018 sono state le prime del loro genere in Europa e sono state considerate un esempio legislativo per molti altri paesi, compresa l’ESMA. Se la Svizzera vuole mantenere una posizione di leadership, non deve temere di fare la prima mossa. Una definizione chiara di asset token non solo aiuterebbe la Svizzera a mantenere il suo ruolo di faro nel mondo blockchain, ma darebbe anche un notevole impulso alla legislazione di altri Paesi. Speriamo che il Parlamento comprenda questo messaggio e si adoperi per adottare una definizione chiara del termine security in relazione agli asset token.