Nick Szabo, noto crittografo precursore di Bitcoin, intervenendo all’Israel Bitcoin Summit, ha affermato che in futuro è possibile che alcune Banche Centrali raccolgano e pongano all’interno delle proprie casseforti BTC come riserva di valore, al posto dell’oro.

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Le sue parole in materia sono state piuttosto chiare:

”Ci possono essere delle situazioni in cui una Banca Centrale può non avere fiducia nei titoli di Stato o nella Banca Centrale di un altro Paese, e spesso in questi casi si utilizzano depositi presso la Banca Nazionale Svizzera, situazione che ottimizza il rischio perché anche questa è soggetta alle influenze del governo politico. La soluzione perfetta in questo caso sono le criptovalute. Un altro problema sono le riserve auree: quando i nazisti hanno conquistato i Paesi europei la prima cosa di cui si sono impossessate sono state le riserve auree”.

Il tema è di grande interesse in un momento in cui i beni rifugio e di valore certificato in cui investire sono veramente ridotti.

Nel corso dell’ultimo anno, i valori azionari hanno spesso visto una forte riduzione in Paesi, come la Germania, normalmente considerati sicuri, ed allo stesso modo i mercati dei titoli di stato hanno visto un’altissima volatilità: basti considerare la situazione dello spread sul Btp italiano.

Sempre più frequentemente, se ci si vuole assicurare una riserva di valore bisogna accettare interessi reali negativi, come accade, ad esempio, con i bund tedeschi o titoli giapponesi.

Quindi, se si necessita una riserva di valore la criptovaluta può essere un’alternativa, magari all’interno di un mix.

Nello stesso tempo dovremmo chiederci quale sia la funzione delle riserve all’interno di una Banca Centrale.

Il tempo in cui la cartamoneta era garantita dalle riserve in oro, in titoli o in altri metalli preziosi è passata da tempo, quasi da un secolo e perfino l’ultimo flebile collegamento, cioè gli accordi di Bretton Woods che garantivano almeno una parziale convertibilità, non sono più validi da oltre 40 anni.

La funzione dell’oro nelle riserva delle Banche Centrali è più che altro di carattere simbolico, tanto che la Banca d’Italia ne ha 2452 tonnellate, ma, ad esempio, la Reserve Bank of Australia solo 80.

Tra l’altro, il valore dell’oro è tutt’altro che stabile (dati Macrotrends):

Come vediamo il valore dell’oro dal 1980 ha avuto una volatilità che nulla ha da invidiare a quella di BTC, essendo passato da un minimo, sotto i 400 dollari all’oncia (circa 30 g), ad un massimo sopra i 2200.

Questo per mostrare che il valore di riserva dell’oro per le Banche Centrali è minimo.

I titoli di Stato o le valute possedute invece come parte delle riserve hanno invece spesso finalità o operative per il sistema bancario, o legate ad operazioni sul mercato aperto, oppure per motivi di sicurezza nazionale.

Quindi, una Banca Centrale può non avere nessuna necessità di detenere valute digitali, tranne che, ad esempio, non decida di intervenire nella stabilizzazione del suo prezzo o non abbia delle necessità operative verso il sistema bancario.

Diverso potrebbe essere il discorso collegato alle valute virtuali emesse dalle Banche Centrali, che non sarebbero che copie su blockchain di valori di cui la Banca Centrale ha già il controllo, ma con caratteristiche diverse.

Nick Szabo è una delle figura più importanti che hanno portato allo sviluppo di Bitcoin.

La sua idea di Bit-Gold, con la prima implementazione di un algoritmo PoW, ne fa una delle figure essenziali nel cammino che ha portato alla nascita delle valute virtuali.