Fin da quando è stato annunciato, Petro, la crypto sostenuta dal petrolio, è sembrato un progetto poco credibile.

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Tuttavia finalmente si è riusciti ad effettuare un test che dimostra la sua reale esistenza, compreso il fatto che può essere scambiato e che la blockchain di Petro è veramente pubblica.

Tutto è partito da un tweet di un avvocato venezuelano esperto in crypto che ha pubblicato degli screenshot del suo wallet Petro e di una transazione effettuata con questa criptovaluta.

Per verificare che quegli screenshot fossero reali, l’avvocato ha effettuato una transazione per verificare che effettivamente la criptovaluta stesse funzionando.

L’avvocato ha quindi inviato dei Petro ad un wallet e i token sono arrivati. Inoltre, la transazione è stata registrata sulla blockchain pubblica visibile sull’explorer.

Quindi, alla luce di questo test, è possibile affermare che i wallet per conservare ed inviare Petro esistono, funzionano, e che funziona anche l’explorer della blockchain di Petro, sebbene non mostri l’elenco dei blocchi: questi sono accessibili solo singolarmente conoscendone gli hash o gli indirizzi dei wallet.

Petro non è basato su NEM, come era stato ipotizzato in un primo momento, ma appare come una copia di Dash, ovvero una delle criptovalute che si sta maggiormente diffondendo nel Paese. Ad esempio, il formato degli indirizzi pubblici di Petro contiene 34 caratteri e includono lettere maiuscole, lettere minuscole e numeri, proprio come quelli di Dash.

Dalla blockchain di Petro si è anche scoperto un indirizzo contenente 5.000 Petro (PTR) che sembra incassare la crypto forse grazie alla gestione di un masternode simile a quelli di Dash.

PTR però non è ancora scambiabile su alcun exchange, quindi non è ancora chiaro quale sia il suo reale valore di mercato.

Ad esempio, la banca centrale venezuelana afferma che 1 PTR valga 36.000 bolivar sovrani, pari a circa 17 dollari, ma questo tasso di conversione non è stabilito dal mercato e lo stesso bolivar sta perdendo velocemente valore a causa dell’iperinflazione.

Non esistono dati pubblici ed indipendenti sul valore di mercato del Petro e nemmeno piattaforme come CoinMarketCap sono in grado di raccoglierli e pubblicarli. Bisognerà attendere che qualche exchange lo renda scambiabile per poter osservare pubblicamente quale valore il mercato darà a PTR.

Non c’è ancora nemmeno conferma delle riserve di petrolio a cui il valore di Petro sarebbe legato e ad oggi non risulta che eventuali clienti abbiano accettato di acquistare il petrolio venezuelano pagando in PTR, nemmeno la Russia.

Certo è che il funzionamento dei wallet e dell’explorer è bel un passo in avanti, anche se la mancanza di dati pubblici rende ancora molto difficile capire quanti PTR sono stati effettivamente emessi, quanti ce ne sono in circolazione e quanti ne vengono effettivamente scambiati.