Il Paese guidato da Putin sta tentando di aiutare il Paese sudamericano a gestire la pesante crisi economico-finanziaria che sta affliggendo il Venezuela. Tuttavia, la Russia ha fatto sapere che non intende acquistare Petro.

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Come detto qualche settimana fa, il Venezuela sta cercando di convincere altre nazioni ad utilizzare la sua nuova criptovaluta di Stato, il Petro, e uno dei Paesi che avrebbe dovuto essere coinvolto in questi scambi è la Russia.

In particolare, il regime di Maduro vorrebbe che il Petro fosse usato per l’acquisto del petrolio che produce ed esporta.

Fino ad ora, non c’era ancora stato un rifiuto ufficiale, mentre ora sembra essere definitivo: forse anche ai russi il Petro non convince.

Russia rifiuta Petro

Continuano, infatti, ad esserci ancora forti dubbi sul funzionamento effettivo della criptovaluta di Stato venezuelana, tanto che ad oggi i suoi token continuano a non essere scambiabili pubblicamente.

Inoltre, la promessa di renderlo scambiabile con altre criptovalute entro la fine del 2018 non è stata rispettata: ad oggi, l’unica cosa che si può fare con il Petro è ancora solamente acquistarli, mentre una volta acquistati non sono né scambiabili né vendibili.

I funzionari russi hanno riconosciuto gli sforzi del Venezuela per far fronte all’inflazione e alle sanzioni con la creazione di una criptovaluta di Stato, ma hanno rifiutato di utilizzarla per gli scambi bilaterali tra i due Paesi.

Inoltre, secondo alcuni media russi, il Paese avrebbe invece proposto una serie di misure economiche alternative.

Infatti, un gruppo di esperti del governo russo, presieduto dal viceministro delle finanze Sergei Storchak, dopo un sopralluogo a Caracas tenutosi a novembre ha elaborato un elenco di misure economiche che sono state recentemente recapitate al Presidente venezuelano Nicolas Maduro, insediatosi ufficialmente giovedì scorso per il suo secondo mandato.

Il piano contiene cinque raccomandazioni, tra le quali quella di introdurre un reddito di base incondizionato per le famiglie più povere, revocando i sussidi per il carburante attualmente in vigore, e quella di smettere di finanziare il deficit di bilancio stampando denaro.

Visto che non c’è alcuna certezza che il Petro non venga utilizzato dallo Stato venezuelano per immettere sui mercati nuova moneta, probabilmente non è un caso che la Russia abbia deciso di rifiutarsi di utilizzarlo, alla luce di quanto appena raccomandato dai suoi esperti al governo di Maduro.

Le altre misure consigliate consistono in una riforma fiscale concentrata sulla tassazione indiretta, al posto delle imposte dirette, nella proposta di aumentare la produzione di petrolio, e nella diversificazione delle esportazioni del Paese.