I gruppi di dissidenti al duro regime della Nord Corea hanno deciso di rivolgersi alle crypto per finanziare la propria attività.

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Successivamente ad un raid avvenuto alcuni giorni fa all’ambasciata Nordcoreana di Madrid, un gruppo di opposizione al regime totalitario di Kim Jong-un chiamato Cheollima Civil Defense ha deciso di finanziarsi vendendo visti di ingresso per la futura Corea del Nord liberata e democratica.

Si tratta dei primi 1000 visti che saranno venduti a partire da sabato ad un prezzo, da pagare in Ethereum (ETH), a cui si potranno aggiungere delle donazioni su base volontaria.

Il visto ha l’aspetto di un vero visto come quello che si ottiene per l’entrata in un Paese, ha la durata di 45 giorni e potrà essere seguito da altri visti fino ad un massimo di 200mila.

Questi visti sono ovviamente onorari, nel senso che non è consigliabile andare a PyongYang mostrando questo documento, ma è un modo per dare un riconoscimento a coloro che, attivamente, hanno supportato il movimento di resistenza democratica al governo comunista.

Tra l’altro, si tratta della prima volta che in occidente si viene a conoscere dell’esistenza di un movimento dissidente, anche se è molto difficile capirne l’ampiezza.

La Cheollima Civil Defense è riuscita a contattare e mettere in salvo il figlio di Kim Jong-nam, fratellastro di Kim Jong-un ucciso nel 2017 in Malesia per opera dei servizi segreti dello zio.

L’uomo ora vive a Macao ed ha espresso gratitudine per l’opera dei resistenti, che potrebbero avere anche aiuti diretti dalla Corea del Sud e dagli USA.

Sinora il principale collegamento fra Corea del Nord e crypto derivava dalle opere degli hacker di stato di PyongYang che erano sospettati di essere alle spalle di grosse operazioni di violazione contro exchange e banche.

Adesso la riservatezza delle criptovalute permette anche di contribuire in modo anonimo ad una campagna per la libertà di un popolo oppresso da oltre 70 anni.