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In tempi recenti si è diffusa l’idea secondo la quale l’elevato consumo energetico del mining di bitcoin può influire sul prezzo della crypto stessa. Insomma, si pensa che i costi del mining finiscono per influire sul valore del bitcoin.

In realtà è l’esatto contrario: è il prezzo-valore del BTC che influisce sui costi del mining. Vediamo di capire il perché.

Il consumo energetico del mining dipende dalla quantità di lavoro necessaria per cercare gli hash che convalidano i blocchi, effettuata dalle macchine dei miner.

Infatti, i minatori non fanno altro che cercare gli hash giusti (ovvero dei codici alfanumerici) che convalidano i nuovi blocchi consentendo di aggianciarli all’ultimo blocco già convalidato della blockchain.

Più sono difficili da trovare questi hash, più lavoro sarà necessario far effettuare alle proprie macchine, più elevato sarà il loro consumo energetico.

Quello che molti ignorano è che, per Bitcoin, ogni 2016 blocchi minati la difficoltà viene ricalcolata.

Infatti è necessario assicurarsi che risulti minato un nuovo blocco ogni circa 10 minuti, ma per garantire ciò si utilizza proprio la difficoltà del mining. Variando questa difficoltà si mantiene il ritmo di mining di circa 10 minuti per ogni blocco.

Pertanto più aumenta la potenza di calcolo totale dei miner più la difficoltà verrà aumentata, e viceversa. Inoltre, aumentare la difficoltà di calcolo significa aumentare il consumo energetico, e quindi il costo del mining.

In teoria, quando il prezzo di bitcoin cala dovrebbe anche diminuire la profittabilità del mining. Ovvero, con un valore basso del BTC ci dovrebbe essere meno convenienza a minare, e quindi ci si dovrebbe aspettare una minore potenza di calcolo, visto che ha comunque un costo non indifferente.

In altre parole, il prezzo di bitcoin dovrebbe influire sul totale della potenza di calcolo utilizzata dai miner, quindi di conseguenza anche sul consumo energetico e sui costi del mining.

In tutto ciò la difficoltà varia indipendentemente dal prezzo, perchè invece varia in proporzione al totale della potenza di calcolo allocata: in ultima analisi è quest’ultima che fa salire o scendere i costi del mining.

Tuttavia questa, soprattutto sul lungo periodo, viene influenzata anche dal prezzo, quindi è il prezzo di BTC a incidere sui costi del mining, e non viceversa.

D’altra parte, però, nonostante il prezzo sia sceso molto, la potenza di calcolo utilizzata dai miner non accenna a diminuire in modo significativo, ed anzi pare continuare ad aumentare. Probabilmente ciò può significare da un lato che questa dinamica si svolge su tempi piuttosto lunghi, e dall’altro che i miner forse credono che il prezzo possa tornare a salire in futuro. In effetti sul lungo periodo l’andamento della crescita dell’ hashrate totale ha seguito abbastanza da vicino la crescita del prezzo, sebbene in modo molto meno volatile, ed è plausibile che questa proporzione continuerà ad esistere anche nei prossimi anni.