Elon Musk è forse l’imprenditore più geniale e meno equilibrato dell’attuale settore high tech ed industriale in generale.

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Alcune sue iniziative sono di grande successo, come la società per i viaggi spaziali Space X, altre molto meno, come Tesla. Proprio in questo settore il suo genio si è maggiormente mescolato con tanta confusione, come quando ha annunciato, la scorsa estate, che sarebbe diventata “private”, cioè che l’azienda sarebbe uscita dalla quotazione in borsa, cosa che poi non è accaduta.

Questo ha spinto le autorità di controllo della borsa USA, la SEC , ad aprire un’indagine che è poi stata chiusa con un accordo, una multa e l’abbandono della carica di CEO della società da parte di Elon, con l’impegno a scegliere un amministratore indipendente.

La società, da quel 29 settembre, ha subito un tracollo delle quotazioni, subito seguito da un rilancio ma, dopo l’effetto novità, le quotazioni hanno ricominciato a calare, anche sulla spinta delle voci di una scarsa liquidità aziendale.

Una persona avveniristica come Elon Musk non poteva non occuparsi di criptovalute, e lo ha fatto, anche qui, in modo contraddittorio.

A febbraio ha confessato di avere una frazione di bitcoin, inviatagli da un suo amico.

In realtà, Musk è stato spesso messo in mezzo ad una serie di scam in cui si parlava di un suo interesse nella materia ma non si è mai realizzato, se non in modo indiretto e proprio per combattere attivamente le attività illecite legate alle criptovalute.

A luglio è partita una sua vera e propria campagna contro gli scam nella quale ha cercato di coinvolgere anche Vitalik Buterin e Jack Dorsey di Twitter per combattere gli ScamBot della piattaforma social.

Addirittura si parlava di soluzioni di filtering basate sulla cooperazione dei programmatori di Ethereum.

Più recentemente, Musk ha chiesto aiuto al team di Dogecoin e al suo leader, Jackson Palmer per riuscire a superare il problema degli ScamBot; e lo sviluppatore si era offerto di inviargli due righe di programmazione che aveva sviluppato sulla materia.

Eppure il suo interesse è stato sicuramente più ampio: a marzo era stato ripreso con in mano un libro sulla materia, “Cryptocurrencies simply explained” di Julian Hosp, testo di introduzione alle crypto piuttosto diffuso.

Un’intelligenza come quella di Musk non può ignorare un settore come quello delle criptovalute, ma i problemi di Tesla lo hanno sinora assorbito.

Ora che si è liberato dai problemi di gestione diretta societaria non è detto che non riprenda a studiare le valute virtuali, portandoci qualche sorpresa.