I pensionati USA contro le crypto e la blockchain
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I pensionati USA contro le crypto e la blockchain

By Fabio Lugano - 15 Ott 2018

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La AARP, American Association of Retired Persons, associazione di pensionati USA con oltre 30 milioni di iscritti, in un suo post teoricamente legato all’alfabetizzazione finanziaria, ha fornito una serie di definizioni estremamente negative sia su bitcoin sia sulla blockchain in generale.

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Per quanto riguarda bitcoin, la regina delle crypto viene definita “un mucchio di programmi per computer che un mucchio di criminali, idealisti  e speculatori concordano essere del ‘vero’ denaro. Purtroppo il suo valore in vero denaro oscilla notevolmente rendendolo non utile se non per criminali, idealisti e speculatori”.

La blockchain, invece, viene definita come “un diverso mucchio di programmi per il computer che contiene in modo incorruttibile  una serie di transazioni. La più famosa è la DL di Bitcoin. Una parola spesso abusata da società che sperano di distrarre l’attenzione, ed i dollari, degli investitori”.

Nella guida, altri investimenti non meno fluttuanti, quali gli investimenti nei mercati emergenti, che sono confusi bellamente con i BRICS, vengono invece definiti con termini coerenti con le descrizioni della finanza ordinaria.

Eppure, in quanto a volatilità, vorremmo chiedere un parere a chi ha investito, ad esempio, nella borsa di Shanghai nel 2016, quando ha superato tetto 5000, più che doppia rispetto all’attuale. Oppure a chi ha effettuato investimenti in titoli argentini, se non in pesos, durante le elezioni di Macrì.

Per BTC e perfino per l’intera tecnologia blockchain vengono usati termini al limite dello scam, molto usata in passato dalla finanza tradizionale che ora, invece, spesso effettua investimenti nella valuta virtuale ed utilizza la blockchain in modo sempre più diffuso.

Appare curioso anche l’accostamento fra gangster ed idealisti, come se vi fosse una correlazione diretta fra queste due categorie ed i secondi fossero dei criminali. Una visione eccessivamente cinica della realtà.

Una recente ricerca di Circle mette in luce che mentre i millennial siano molto interessati alle criptovalute, con il 25% che possiede o desidera possederne, al contrario solo il 2,5% dei baby boomer USA, cioè le persone nate negli anni ’50 e che ora vanno in pensione.

Questo causa una propria frattura generazionale anche nelle politiche di investimento che da un lato non limita il rischio per i pensionati, ma dall’altro li tiene fuori sia dall’evoluzione tecnologica sia da buone possibilità di investimento.

Fabio Lugano
Fabio Lugano

Laureato con lode all'Università Commerciale Bocconi, Fabio è consulente aziendale e degli azionisti danneggiati delle Banche Venete. E' anche autore di Scenari Economici, e conferenziere ed analista di criptovalute dal 2016.

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