Cos’è e come fare lending con bitcoin e le altre crypto
Cos’è e come fare lending con bitcoin e le altre crypto
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Cos’è e come fare lending con bitcoin e le altre crypto

By Fabio Carbone - 23 Dic 2018

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Lo scambio di crypto tra persone e l’acquisto di una pizza al costo di 10.000 BTC da Papa John’s sono state le prime forme d’uso delle criptovalute. A questo hanno fatto seguito la compravendita presso gli exchange e il lending, cioè la possibilità di fare prestiti in criptovalute, tra cui ovviamente anche bitcoin (BTC) ed ethereum (ETH).

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Ben presto gli attori di questa economia nascente hanno compreso come le criptovalute non fossero solo mining e speculazione, ma un nuovo strumento finanziario per sostenere l’economia reale attraverso il prestito, meglio conosciuto come lending crypto.

Possiamo delineare due forme principali di lending crypto:

  1. Speculativo;
  2. Social lending.

Il lending speculativo con le criptovalute

Questo tipo di prestito è praticato soprattutto dagli exchange. Tra le prime piattaforme ad averlo attuato ci sono Poloniex e Bitfinex, su quest’ultima lo strumento prende il nome di margin funding.

In effetti, la definizione fornita da Bitfinex è appropriata, perché si tratta proprio di prestare crypto ai trader che praticano il margin trading.

Il trading di margine (margin trading) è una pratica d’investimento che fa uso dei fondi presi in prestito da un broker per avviare negoziazioni finanziarie con leva.

Gli exchange di criptovalute, in particolare nei primi anni di vita, non potendo contare su risorse economiche ampie, hanno offerto la possibilità ai propri utenti di trasformarsi in broker, prestatori di crypto asset per altri clienti interessati a fare trading di margine sulla medesima piattaforma.

Come funziona il lending speculativo con le crypto

Immaginiamo di voler prestare 1 bitcoin (BTC) depositato presso un exchange di valute digitali che offre il servizio di lending con le criptovalute.

Per offrire il nostro bitcoin, dobbiamo inserirlo nella borsa dei prestiti attivata nella piattaforma dell’exchange scegliendo:

  • il quantitativo da prestare
  • per quanti giorni
  • quale deve essere il nostro guadagno espresso con il tasso di interesse giornaliero

Il tasso di interesse giornaliero si sceglie manualmente, basandosi sul ritorno economico desiderato, oppure seguendo l’andamento della borsa dei prestiti. Nel secondo caso, il nostro bitcoin verrà collocato più in fretta.

Nella maggior parte dei casi il prestito ha una durata minima di due giorni e massima di sessanta, una volta prestata la somma è vincolata fino a scadenza o fino al momento in cui il trader decide di restituirci la somma presa in prestito.

Rischi del crypto lending: guadagni e costi

La maggior parte degli exchange che offrono il servizio di lending con le criptovalute, garantiscono la restituzione del capitale al 100% più l’accredito.

I regolamenti cambiano di piattaforma in piattaforma ed è bene leggere le note informative prima di aderirvi.

Per quanto riguardo i guadagni, essi sono variabili.

Si tratta di una vera e propria Borsa dei prestiti, in cui chi presta a tassi più bassi ha maggiori possibilità di prestare.

I momenti migliori per fare prestiti coincidono con l’aumento del volume di scambio della criptovaluta, poiché c’è maggiore richiesta e i trader sono disposti a pagare interessi maggiori.

Sul lato dei costi, le piattaforme di scambio trattengono una percentuale sugli interessi maturati. Alcune piattaforme chiedono il 15% sugli interessi maturati, altre arrivano al 50%.

I prestiti in crypto per l’economia reale

Questa tipologia non è altro che il social lending (il peer-to-peer lending) già praticato da molteplici piattaforme online con denaro a corso legale.

Dove sta la differenza tra il social lending con l’euro e il social lending con le criptovalute? Negli interessi riconosciuti al prestatore.

Alcune piattaforme di social lending con le crypto riconoscono fino al 25% di interessi sulle criptovalute prestate.

Rischi del social lending con le criptovalute

Chi conosce il social lending sa che non è privo di rischi, il mutuatario richiede un prestito per finanziare un’attività lavorativa e potrebbe non andargli bene.

In buona sostanza, prestando criptovaluta, il prestatore si fa carico di una percentuale del rischio d’impresa del richiedente.

Le piattaforme regolamentate seguono le normative vigenti nel settore e dividono le opportunità di investimento in classi di rischio.

Ad ogni classe di rischio corrisponde un tetto massimo di interessi riconosciuti al prestatore: maggiore il rischio, maggiori gli interessi riconosciuti.

Dove investire con il social lending di criptomonete

Molto dipende dalla piattaforma alla quale l’investitore decide di affidare i propri crypto asset.

Alcune società specializzate in prestiti con monete digitali offrono il denaro a piccoli imprenditori per acquistare nuovi strumenti, comprare merce, espandere il mercato, assumere nuovo personale e aprire una nuova attività online.

Fabio Carbone
Fabio Carbone

Writer freelance dal 2013 ha studiato informatica e filosofia ed anche un pizzico di sociologia. Nel 2016 ha scoperto la crypto economy e da allora scrive di blockchain e criptovalute, per approfondire un movimento che non è fatto solo di esperti matematici e crittografi, ma di gente che genera una nuova economia dal basso. Scrive dello stesso argomento su vari siti web di settore. Scrive di Industria 4.0 ed economia digitale in generale.

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