Francia report:  le crypto forse regolamentate come security
Regolamentazione

Francia report: le crypto forse regolamentate come security

By Amelia Tomasicchio - 5 Feb 2019

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Lo scorso 30 gennaio è stato pubblicato un report di ben 148 pagine su crypto e blockchain della Commissione Finanze francese.

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Lo scopo è quello di fornire una chiara lettura della tematica crypto e blockchain per il regolatore in modo da far evolvere la legislazione che coinvolge il settore DLT in Francia.

“La Francia non deve essere una «nazione crypto», secondo un termine usato ripetutamente in questo report. La Francia è una grande nazione che decide liberamente e in tutta trasparenza di regolare quello che stabilisce, comprese le innovazione che non sono buone o malvage per essenza”.

Come spiega il Presidente Eric Woerth, per scrivere il report per prima cosa è stato necessario fare una distinzione tra blockchain e criptovalute:

“Prima di tutto dobbiamo distinguere tra tecnologia blockchain […] e crypto-asset che di frequente usa – ma non necessariamente – questa tecnologia […]. Gli obiettivi non sono gli stessi: possiamo legalmente favorire la blockchain e condannare allo stesso tempo il rilascio di crypto per mantenere deliberatamente l’anonimato di chi li possiede e servire da “cache” di tutti i traffici”.

Detto questo, sempre Woerth continua con lo spiegare che:

 “sembra impossibile, intellettualmente e legalmente, regolare tutti i crypto asset allo stesso modo basandosi solamente sulla loro natura numerica”.

Il report identifica quindi 3 tipologie di crypto: security token, utility token e i currency token, ovvero le crypto che nascono con lo scopo di essere un metodo di pagamento (vedi BTC).

Una volta identificate queste tre tipologie, il report spiega che la Francia pensa di regolamentare anche gli utility token come fossero delle security:

“visto che un crypto-asset ha caratteristiche vicine a quelle dei titoli finanziari, la normativa applicabile dovrebbe essere paragonabile a quella dei titoli finanziari. Ciò ha spinto i membri della missione, come il Governo, a proporre una regolamentazione delle ICO attraverso un visto facoltativo rilasciato dall’Autorité des marchés financiers (AMF). Questo meccanismo è previsto dall’articolo 26 del disegno di legge sulla crescita e la trasformazione delle imprese (PACTE), adottato in prima lettura nell’Assemblea nazionale e attualmente discusso al Senato”.

In pratica da ora in poi chi volesse fare una ICO in Francia dovrebbe chiedere il visto all’AMF che si accerterà che la ICO sia seria e di qualità. Questo AMF, però, non sarà obbligatorio.

Le tasse sulle crypto in Francia

Sempre il report chiarisce come dovranno essere pagate le tasse:

Il regime fiscale adottato è paragonabile all’imposta forfettaria unica (PFU) applicabile ai redditi da capitale mobiliare e ai profitti e utili simili. Questo quadro fiscale ha il vantaggio di essere leggibile e coerente con le norme applicabili al reddito di altri beni mobili”.

E questo vorrebbe dire il 30% di tasse sugli eventuali capital gain.

Per quanto riguarda le tasse sul mining, invece, entro la fine del 2019 la Francia vorrebbe introdurre un Domestic Tax Exemption on Final Electricity Consumption (TICFE) come esenzione fiscale sul consumo di energia elettrica.

Una crypto di Stato?

Nei mesi scorsi erano circolate voci di una possibile crypto di Stato francese, ma nel report il Presidente Woerth smentisce:

“Non credo in una futura sostituzione delle valute nazionali da una moltitudine di crypto-valute, create da individui o gruppi al di fuori di ogni cornice democratica e nazionale, che possono competere l’un l’altro e i cui limiti di volume ed emissione sono spesso prefissati in anticipo e definitivamente”.

Amelia Tomasicchio
Amelia Tomasicchio

Esperta di digital marketing, Amelia inizia a lavorare nel settore fintech nel 2014 dopo aver scritto la sua tesi di laurea sulla tecnologia Bitcoin. Precedentemente è stata un'autrice di Cointelegraph e CMO di Eidoo. Oggi è co-founder e direttrice di Cryptonomist.

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