UTBI: l’intervista a Diego di Caro
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UTBI: l’intervista a Diego di Caro

By Fabio Carbone - 14 Apr 2019

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Cryptonomist ha avuto la possibilità di intervistare Diego di Caro della ”University of Turin Blockchain Initiative” (UTBI).

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All’Università degli Studi di Torino, infatti, si studia un nuovo modello di città europea derivato dalla “rivoluzione criptoeconomica”, basato su blockchain e tecnologie come la realtà aumentata e l’intelligenza artificiale.

Al progetto CO3 partecipano la Municipalità di Torino e di Atene, e centri di ricerca quali l’Institute de Recherche et d’Innovation (IRI) e L’Universitat de Vic (UVIC) di Barcellona.

Per capire come evolveranno le città in cui vivremo in futuro, abbiamo chiesto a Diego Di Caro, co-fondatore di “University of Turin Blockchain initiative” (UTBI) e ricercatore nell’ambito blockchain e realtà aumentata, di spiegarci CO3.

Cos’è il progetto CO3 Co3project dell’Università degli Studi di Torino?

CO3 è uno dei progetti della University of Turin Blockchain Initiative, è stato finanziato all’interno del programma Horizon 2020 dell’UE e coinvolge 10 partner in 6 nazioni europee, tra cui istituti di ricerca pubblici e privati e startup. Il consorzio è coordinato dal professor Guido Boella del dipartimento d’Informatica dell’Università di Torino.

Personalmente mi occuperò della ricerca criptoeconomica sia con l’Università di Torino sia con Ape Unit, una blockchain firm berlinese che darà gli apporti più tecnici al progetto. L’obiettivo proposto dalla Commissione UE era verificare l’impatto potenziale sulle pubbliche amministrazioni di una serie di tecnologie disruptive quali blockchain, intelligenza artificiale, internet of things, realtà aumentata e altre.

CO3 prevede la sperimentazione sul campo del modello in tre importanti città europee. Quali sono gli obiettivi della sperimentazione e quali risultati vi aspettate?

Vogliamo verificare una visione del futuro, un’idea della rivoluzione criptoeconomica prossima ventura portata dalla convergenza tra la blockchain ed altre tecnologie in particolar modo realtà aumentata ed intelligenza artificiale, anche se quest’ultima non farà immediatamente parte del progetto. Valuteremo anche l’impatto di gamification, democrazia elettronica e georeferenziazione. Il progetto ci proietta in una smart city dove la realtà aumentata farà interagire le persone tra loro e le pubbliche amministrazioni con i cittadini.

I territori sperimentali sono tre: Torino, Parigi e Atene. Ad Atene useremo un mix di tecnologie per potenziare la distribuzione di cibo ai bisognosi che centinaia di associazioni formali e informali hanno messo in atto per rispondere alle prolungate emergenze della crisi; a Parigi ci occuperemo, tra le altre cose, delle trasformazioni create nel tessuto urbano dalla costruzione del villaggio Olimpico; a Torino della creazione di modelli economici per aumentare la sostenibilità e la creazione di servizi da parte dei beni comuni urbani autogestiti dai cittadini.

Può dirci come funzionerà il sistema, ma anche quale ruolo avrà la blockchain in esso?

Mi occupo da anni di economia dei beni comuni: l’intuizione fondamentale che ha ispirato il progetto è che la prossimità, il fatto che persone simili si incontrano in posti simili, ma anche che diversi tipi di persone sappiano di dover convivere nello stesso spazio, ha un valore economico rilevante ed ha la struttura di un bene non escludibile.

Nella letteratura economica un bene non escludibile è conosciuto anche come bene comune o commons, ne sono tipici esempi la conoscenza, il linguaggio, la sicurezza nazionale od anche la luce di un faro. Se consideriamo questo bene particolare, ci rendiamo subito conto che escludere un agente limiterebbe per definizione il valore potenziale della prossimità.

La realtà aumentata, o in un senso più vasto l’internet localizzata, è la tecnologia che presto permetterà di creare uno strato di dati che si sovrappone al paesaggio, un elemento urbanistico che diventerà l’infrastruttura in grado di capitalizzare il valore della prossimità.

Le sperimentazioni di CO3 cercheranno di esplorare questo scenario attraverso la realizzazione di “aree comuni aumentate” piccoli frammenti di un futuro social network sovrapposto al contesto reale urbano in cui i cittadini comunicheranno e potranno attivare transazioni di asset digitali. In questo concept, le pubbliche amministrazioni troveranno nuovi luoghi di rappresentanza nello spazio aumentato così come ora dispongono di pagine ufficiali sui social.

In futuro le aree aumentate saranno un’interfaccia grafica, leggera e versatile, da installare sopra le smart cities, ad esempio renderanno visibili e interattivi i sensori e i dispositivi connessi dell’IoT.

Il fatto che la blockchain sia un’infrastruttura essenziale per la concezione urbanistica che stiamo proponendo è intuitivo: per creare un’interfaccia bene comune, una sorta di schermo condiviso proiettato sopra la città, è necessario un database condiviso, idealmente privo di autorizzazioni e aperto a tutti. Anche la blockchain è un commons: non a caso Satoshi pubblicò il suo primo post al di fuori delle mailing list sul forum della P2P Foundation, un’organizzazione centrata sulla transizione ad un modello basato sui commons. Interpreto la blockchain come un layer di negoziazione, che rende possibile forme di proprietà ed interazione senza precedenti.

Reciprocamente la realtà aumentata potrà favorire le potenzialità della blockchain incorporando in metafore visive intuitive i token che rappresentano monete, coupon, diritti di accesso, certificati al portatore, diritti di voto e qualsiasi altro oggetto digitale a emissione controllata. Gli strumenti finanziari che avranno una rappresentazione concreta nel paesaggio aumentato, offriranno agli utenti un’interfaccia touch per le interazioni collettive.

Il progetto CO3 introduce l’oggetto digitale. Ci dovremo abituare a chiamare oggetti anche beni non materiali? Che ruolo economico svolgeranno nelle società tali oggetti digitali?

Certamente la visione di CO3 introduce un’interfaccia ad oggetti. Gli oggetti digitali indagati saranno veri oggetti anche e soprattutto in funzione della loro scarsità, dato che l’obiettivo è creare un singolo strato virtuale sopra il paesaggio, lo spazio disponibile sarà vincolato da una quantità limitata, un po’ come i bitcoin.

Una funzione economica importantissima degli oggetti digitali scarsi sarà corrispondere ad una quantità parimenti scarsa e davvero mal gestita nel paradigma Internet attuale: l’attenzione umana.

La tecnologia blockchain sarà davvero necessaria a garantire “la vita” degli oggetti digitali?

Buona domanda, cui sono tentato di rispondere con un’altra: “Che cosa intendi per “vita”? A partire dal Bitcoin, con la realizzazione dell’oro digitale la blockchain ha dimostrato la vocazione a creare ciò che potremmo chiamare “virtualità reale”: il digitale reso misurabile, limitato, concreto e collettivamente interattivo. Gli oggetti digitali senza una struttura consensuale non vivono: sono oggetti fantasmatici, soggettivi e inefficaci nel porre una base comune. Da un punto di vista squisitamente teorico sia Realtà Aumentata che Blockchain incorporano il concetto di “common knowledge”, fornendo le basi per interazioni che possono essere studiate attraverso la teoria dei giochi. Ci sarà da divertirsi.

Potrebbe presentarci un paio di usi reali che si potranno applicare nel quotidiano?

Le aree aumentate avranno come obiettivo centrale il coordinamento di comportamenti di consumo, certamente crowdfunding e group buying specifici al territorio saranno casi d’uso indagati sin dal principio. Del resto sono probabilmente i casi d’uso più eclatanti che hanno già dimostrato l’impatto dalla tokenizzazione blockchain.

CO3 si fonda sull’interazione sociale delle persone e dal vivo. La realtà aumentata potrebbe quindi favorire la socialità tra i cittadini?

La Realtà Aumentata ha la capacità di porsi in continuità e coerenza con le modalità di incontro e interazione che interessano il mondo fisico, al contrario internet ci ha abituati a strutture artificiali come la ricerca basata su parole chiave o alle filter bubble dei social network. Oggi le persone che attendono in coda in un ufficio pubblico sprofondano all’interno di mondi non comunicanti creati dai loro smartphone, se prevale in questa nuova visione lo schermo condiviso del paesaggio aumentato sarà occasione di conversazioni, di confronti e di decisioni collettive. Si tratta di un passaggio necessario, e forse questo è il valore più importante veicolato da CO3, se vogliamo rispondere efficacemente ai  problemi ecologici presenti e futuri.

Fabio Carbone
Fabio Carbone

Writer freelance dal 2013 ha studiato informatica e filosofia ed anche un pizzico di sociologia. Nel 2016 ha scoperto la crypto economy e da allora scrive di blockchain e criptovalute, per approfondire un movimento che non è fatto solo di esperti matematici e crittografi, ma di gente che genera una nuova economia dal basso. Scrive dello stesso argomento su vari siti web di settore. Scrive di Industria 4.0 ed economia digitale in generale.

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