Report BTI: wash trading ed exchange
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Report BTI: wash trading ed exchange

By Fabio Lugano - 15 Apr 2019

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Il Blockchain Transparency Institute (BTI) ha pubblicato un report sulla qualità del trading e degli exchange, prendendo di mira soprattutto il cosiddetto wash trading, cioè gli scambi falsi creati solo per aumentare i volumi degli exchange.

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Il sito ha sviluppato, in collaborazione con diversi exchange, algoritmi che permettono di valutare la qualità degli scambi, depurando quelli non credibili e creando quindi un database chiamato “Clean API” nel quale sono contenuti tutti i dati corretti.

I dati riguardano frequenza e dimensione dei volumi oltre alla corretta operatività degli exchange che chiudono gli account sospettati di svolgere wash trading. Questo ha permesso a BTI, organo indipendente finanziato esclusivamente dalla vendita dei propri report, di assegnare ad alcuni siti di scambio il logo “BTI Approved”.

Il suggerimento per gli exchange è quello di riuscire a creare un sistema di autoregolamentazione in modo da poter cancellare ogni dubbio sulla loro qualità operativa.

Purtroppo, il report BTI lascia molto perplessi circa i reali volumi dei principali exchange: infatti, 17 dei primi 25 siti presenterebbero una quantità di scambi falsi pari o superiori al 99%.

Se passiamo a considerare i primi 12 exchange per qualità di risultato, abbiamo quindi:

Gli exchange con wash trading al di sotto del 10%, valore considerato residuale, sono stati definiti com “BTI Verified” e fra questi nomi compaiono alcune delle società con migliore reputazione del settore. Kraken è risultato il più pulito, con trading falsi al di sotto dell’1%.

Anche Coinbase ed Upbit hanno avuto percentuali minime di scambi negativi, insieme a Binance che ha altresì avuto risultati regolari, anche se ben 30 coppie hanno avuto dei problemi di operatività.

Gli exchange meno corretti usano diverse tattiche per effettuare il wash trading: si va dall’acquistare migliaia di profili Twitter che quindi sono collegati a falsi scambi, all’acquisto dei like, alla compilazione di liste di ordini completamente falsi, all’utilizzo di tecniche di mirror trading ad hoc per falsare i volumi.

Nello stesso tempo sono utilizzati anche diversi tipi di bot per nascondere gli operatori, ma sempre in modo di non influenzare il prezzo effettivo della transazione, fattore che potrebbe tradursi anche in perdite dolorose per l’exchange stesso. In realtà, molti degli exchange ad alto volume vedrebbero gli scambi crollare a valori miseri se venissero esclusi i bot.

Il motivo per cui esistono exchange con dati falsi così importanti giace anche nel fatto che i costi di design e di implementazione di questo tipo di attività sono crollati permettendo l’entrata sul mercato di un numero eccessivo di operatori.

Fabio Lugano
Fabio Lugano

Laureato con lode all'Università Commerciale Bocconi, Fabio è consulente aziendale e degli azionisti danneggiati delle Banche Venete. E' anche autore di Scenari Economici, e conferenziere ed analista di criptovalute dal 2016.

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