Il G20 vuole la regolamentazione crypto
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Il G20 vuole la regolamentazione crypto

By Marco Cavicchioli - 29 Mag 2019

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I paesi del G20 stanno cercando di definire degli standard comuni per quanto riguarda la regolamentazione delle crypto.

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Recentemente, infatti, hanno riaffermato il loro sostegno al Financial Action Task Force (FATF), l’ente che è stato incaricato di definire di standard globali, come ad esempio per la lotta al riciclaggio di denaro sporco, accettando di seguire quelle che saranno la regolamentazione che il FATF darà loro in merito anche alle criptovalute.

Il FATF, di cui in realtà fanno parte ben 36 Paesi e due organizzazioni internazionali tra cui la Commissione Europea, si è riunito in Austria ad inizio maggio per il suo forum consultivo annuale del settore privato e le discussioni sono state incentrate proprio sulla mappatura di servizi legati agli asset virtuali ed ai loro modelli di business.

Per ora non risulta che l’ente abbia già provveduto ad elaborare le raccomandazioni che i Paesi del G20 si sono impegnati a recepire in materia di criptovalute, ma secondo dichiarazioni ufficiali durante l’incontro di inizio maggio si è discusso proprio di queste.

Già ad aprile il FAFT aveva delineato delle linee guida per il proprio lavoro, con l’obiettivo di arrivare ad individuare degli standard comuni per gli asset crypto, promettendo di continuare ad aggiornare queste linee guida per assistere le giurisdizioni e il settore privato nell’attuare un approccio basato sul controllo del rischio.

In particolare la loro attenzione si concentra sulla regolamentazione comune dei fornitori di servizi legati agli asset virtuali, compresa la supervisione ed il monitoraggio.

Nel rapporto di aprile tuttavia si può anche leggere:

“Le innovazioni tecnologiche, comprese quelle sottostanti le risorse virtuali […] possono apportare benefici significativi sia al sistema finanziario che all’economia in generale”.

Uno dei Paesi del G20 che sembra essere più interessato a questa regolamentazione crypto è la Russia. Infatti, il paese non ha ancora redatto una regolamentazione crypto completa, sebbene il presidente Putin avesse ipotizzato che potesse essere rilasciato già a luglio dello scorso anno. In teoria la deadline è stata spostata a luglio di quest’anno, ma è possibile che arrivi un nuovo rinvio.

Infatti, il Presidente del comitato della Duma per i mercati finanziari, Anatoly Aksakov, ha dichiarato che l’adozione delle nuove norme sulle attività finanziarie digitali è bloccata proprio a causa dei requisiti del FAFT, e che questi requisiti saranno implementati nella legislazione russa in un secondo momento. È pertanto ipotizzabile che stiano attendendo proprio gli standard della FAFT per poter procedere.

Più avanti sembra essere il Giappone, dove già a dicembre 2018 l’autorità di regolamentazione finanziaria del Giappone, la Financial Services Agency (FSA), ha dichiarato che gli operatori del settore dovranno essere autorizzati e soggetti a sistemi efficaci per monitorare e assicurare la conformità con le misure pertinenti richieste nelle raccomandazioni del FAFT.

Anche la Corea del Sud ha già annunciato che rispetterà gli standard del FAFT, ma la società di analisi Blockchain Chainalysis ha espresso alcuni dubbi a riguardo.

In particolare ha dichiarato che la guida del FAFT, così com’è attualmente, avrebbe profonde implicazioni per l’industria della criptovaluta, a causa di chiari ostacoli tecnici che impedirebbero a molte società crypto di essere in grado di rispettare i nuovi standard.

Il problema starebbe nel fatto che le criptovalute sono state concepite come un sistema peer-to-peer, senza alcuna autorità centrale o intermediario. Pertanto ad esempio un’ipotetica richiesta obbligatoria di trasmettere informazioni per identificare gli utenti non è sempre tecnicamente fattibile.

In altre parole, c’è il rischio che questi standard, se non sono appositamente disegnati per integrarsi all’interno di questo nuovo sistema basato su paradigmi differenti rispetto a quelli tradizionali, rischiano di non essere tecnicamente applicabili, mettendo a rischio sia le società crypto stesse che gli ignari utenti che potrebbero trovarsi a non rispettare la legge anche solo continuando a fare ciò che fanno oggi legalmente.

Se il FAFT vuole realmente “apportare benefici significativi sia al sistema finanziario che all’economia in generale” grazie alle “innovazioni tecnologiche, comprese quelle sottostanti le risorse virtuali”, allora probabilmente dovrà mettere in conto uno sforzo aggiuntivo per non limitarsi a forzare il settore crypto ad adattarsi agli standard attuali, ma per creare nuovi standard che si adattino al settore crypto.

Marco Cavicchioli
Marco Cavicchioli

Classe 1975, Marco è un docente di web-technologies e divulgatore online specializzato in criptovalute. Ha fondato ilBitcoin.news, ed il suo canale YouTube ha più di 25mila iscritti.

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