I dati (degli utenti) sono il nuovo petrolio?
Regolamentazione

I dati (degli utenti) sono il nuovo petrolio?

By Massimo Chiriatti - 17 Ago 2019

Chevron down

I dati, degli utenti o meno, sono il nuovo petrolio. Ma sono oggettivi? No, e per questo non dobbiamo confondere la trasparenza dei dati pubblici con la verità, per esempio sulla blockchain

La confusione deriva anche dal fatto che nei fenomeni fisici, il dato, per esempio la velocità della luce, è scientificamente provato. Non si può decidere a maggioranza. È la verità.

Al contrario, quando ci spostiamo nel dominio dei fenomeni sociali il dato non è la verità perché la loro qualità dipende da come sono stati raccolti, filtrati ed elaborati. I dati non raccontano proprio nulla, siamo noi che li interpretiamo e gli diamo un senso. Ognuno il proprio.

I dati degli utenti sono fondamentali

Spesso citiamo il potere dei dati paragonandoli alla ricchezza di chi possiede il petrolio però, esso si è generato dalla stagnazione secolare di fossili ed è in quantità finite; mentre i dati sono illimitati e si creano esponenzialmente con l’azione di macchine e degli utenti.

Dal lato della qualità, una goccia di petrolio è uguale all’altra, mentre il dato ha sempre una storia e non è fungibile: ognuno è diverso dall’altro. 

I dati sono beni immateriali e quindi impalpabili: per ottenere valore dallo loro personalizzazione dobbiamo elaborarli per estrarre informazioni e ottenere la conoscenza desiderata.

Il petrolio è un bene materiale, i dati degli utenti sono digitali, quindi un bene “non rivale” e ha costi marginali prossimi allo zero. Il petrolio estratto ha sempre un proprietario ed è localizzato in grandi quantità in pochi luoghi, con alti costi di stoccaggio e di trasporto. Mentre il dato per sua natura nasce in ogni luogo e si diffonde dappertutto.

L’oro nero, man mano che si esaurisce, aumenta di costo; con i dati accade l’opposto. Quando il costo per ricavare ed elaborare i dati scende così precipitosamente ci sono due implicazioni economiche ben consolidate. 

In primo luogo, inizieremo a utilizzare la previsione per eseguire attività dove un tempo non potevamo per l’alto costo economico. In secondo luogo il valore umano di chi saprà sfruttare questi risultati aumenterà.

Ciò cambia completamente lo scenario economico. Uno scenario che offre nuove opportunità per far nascere nuove aziende che si consolideranno se sapranno innovare.

Quindi, si vuole creare un’azienda? In tal caso bisogna chiedersi se:

  • C’è un bene o un servizio che non è ancora scambiato nel mercato?
  • Ha ancora un rapporto costo/prestazioni troppo alto e non adeguato alla domanda?

Un tempo era il prezzo e la qualità del servizio fornito che differenziava un concorrente dall’altro, ma se ora un concorrente ha già tutti i dati del cliente, come può un nuovo soggetto entrare nel mercato e competere ad armi pari?

Per assistere gli imprenditori ora è arrivato il tempo dei servizi basati sui token e sull’intelligenza artificiale (AI).

Finora ogni azienda si approcciava al tema con piccoli e inefficienti metodi e strumenti che risiedevano solo sulle conoscenze del suo personale. Ora detti servizi possono essere comprati nel mercato.

Con i dati che alimentano l’AI nei processi di business e tutta la liquidità che possono portare i token si può prevedere un’accelerazione della crescita economica, più di quella ottenuta con il petrolio.

I dati sono anche molto più rivoluzionari dell’elettricità: infatti, come potevamo pensare all’inizio del secolo alle conseguenze del petrolio e dell’elettricità?

Dobbiamo solo prestare attenzione quando i dati vengono prodotti ma non utilizzati, perché non si considera mai abbastanza che questo caso è fonte di costi molto grandi, difficili da stimare in termini economici. 

I dati devono essere utilizzati soprattutto da chi li produce. Così si crea un ciclo virtuoso, una soluzione win-win. Data la disponibilità, l’efficienza e i bassi costi, osserveremo nuovi casi d’uso impossibili da immaginare. 

Infatti, con l’AI e con i nuovi valori di scambio economici, ossia dati e algoritmi, non si ottiene più un risultato passivo e sempre deterministico.

Ultima differenza: il petrolio è una materia inerte a nostra disposizione; mentre la tecnologia cambia così velocemente che cambia anche il comportamento delle persone. In tal modo non è possibile comprendere la società, nemmeno governarla. Figuriamoci predirne il comportamento.

Massimo Chiriatti
Massimo Chiriatti

Tecnologo, collabora con Università e centri di ricerca per eventi di formazione sull’economia digitale. Prende parte attivamente a congressi e forum su temi riguardanti in particolar modo. l’innovazione nell’ICT. Membro di Assob.it, un’associazione senza scopo di lucro per lo studio delle criptovalute e per promuovere la tecnologia Blockchain.

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