Un tonfo da 238 milioni di dollari nel trimestre e una posizione in Bitcoin che in un mese passa da 9.477 a oltre 14mila unità: i numeri diffusi da Trump Media and Technology Group raccontano bene quanto le perdite Bitcoin Trump Media abbiano pesato sui conti del secondo trimestre 2026, ma anche quanto velocemente la società controllata dalla famiglia del presidente stia cercando di correggere la rotta sugli asset digitali.
Summary
Il bilancio del secondo trimestre
Il gruppo che controlla Truth Social ha chiuso il trimestre aprile-giugno con una perdita netta di 238 milioni di dollari, un dato che pesa soprattutto per l’origine: non arriva da un crollo dei ricavi operativi, ma da 190,4 milioni di dollari di perdite non realizzate su Bitcoin, asset digitali dati in pegno e altri titoli detenuti in portafoglio. Guardando all’intero primo semestre 2026, le perdite legate alle crypto salgono a 360,6 milioni di dollari complessivi. Numeri che, va detto, riflettono variazioni di valutazione di mercato più che uscite di cassa effettive, ma che comunque incidono pesantemente sul risultato contabile trimestrale.
Cosa è successo alle riserve in Bitcoin
A fine giugno Trump Media deteneva 9.477,16 BTC, in leggero calo rispetto ai 9.542,16 BTC del trimestre precedente, per un valore di mercato di 557,1 milioni di dollari: molto meno degli 836 milioni registrati a fine 2025. Una parte consistente di quella riserva, però, non era nemmeno liberamente disponibile: 4.260,73 BTC risultavano impegnati come garanzia per obbligazioni convertibili e altri 2.077,34 BTC erano vincolati alla strategia di opzioni su Bitcoin della società.
Anche le altre posizioni digitali hanno sofferto. I circa 756,1 milioni di token Cronos in portafoglio sono rimasti identici in quantità, ma il loro valore è sceso da 68 milioni a 40,6 milioni di dollari a fine giugno, un calo che racconta da solo quanto la volatilità delle crypto abbia impattato il bilancio nel periodo.
La svolta di luglio
Dopo un trimestre fiacco, a luglio la società ha cambiato passo. Trump Media ha venduto titoli legati a Bitcoin per un valore di 159,6 milioni di dollari e ha usato il ricavato per acquistare Bitcoin direttamente sul mercato. Il risultato: al 31 luglio le posizioni Bitcoin Trump Media, incluse quelle date in garanzia, sono salite a circa 14.139 BTC, per un valore stimato di 890,5 milioni di dollari. In poche settimane la società ha quindi più che raddoppiato l’esposizione in bitcoin puri rispetto a fine giugno, un movimento che segnala una scelta netta verso la detenzione diretta dell’asset piuttosto che verso strumenti derivati o collegati.
La fusione con Crypto.com finisce nel nulla
Pochi giorni prima della pubblicazione dei risultati, Trump Media, Crypto.com e Yorkville Acquisition hanno annunciato di aver interrotto di comune accordo l’operazione che avrebbe dovuto portare alla creazione di una società quotata dedicata a una grande tesoreria di token Cronos. Le parti hanno motivato la scelta con le condizioni di mercato e un cambiamento delle priorità strategiche. È saltata anche una partnership collegata, quella che avrebbe visto Crypto.com fornire servizi agli ETF che Yorkville aveva in programma di lanciare.
La cancellazione della fusione con Crypto.com arriva in un momento delicato: proprio mentre il valore dei token Cronos in portafoglio si sgonfiava, il progetto che avrebbe dovuto valorizzare quello stesso asset è stato accantonato. Un segnale che il mercato ha probabilmente letto come conferma di un ripensamento più ampio sulla strategia crypto del gruppo.
Una nuova strategia per gli asset digitali
Trump Media ha comunicato l’intenzione di rivedere completamente la propria strategia asset digitali, con l’obiettivo dichiarato di preservare l’esposizione di lungo periodo alle crypto riducendo però la volatilità e rendendo più produttivo il bilancio. La società sta già usando opzioni su Bitcoin per gestire le oscillazioni di prezzo e generare reddito da premi, e ha impiegato parte delle proprie riserve in operazioni di prestito e in accordi che generano rendimento.
Qui si misura il vero nodo strategico: passare da una detenzione passiva di Bitcoin e token a una gestione più attiva della tesoreria, capace di generare flussi di cassa anche nelle fasi di mercato negative. È una scelta che accomuna Trump Media ad altre società quotate che hanno trasformato le proprie riserve in bitcoin in vere e proprie tesorerie aziendali attive, ma che comporta anche rischi aggiuntivi legati al pegno di asset e alla gestione di strumenti derivati.
Il controllo della società
Trump Media resta controllata a maggioranza tramite un trust di cui il presidente Donald Trump è l’unico beneficiario, con circa il 41,1% del potere di voto risultante a febbraio 2025. Un dettaglio non secondario, considerando che le scelte sulla gestione della tesoreria in bitcoin passano comunque attraverso una struttura di controllo che riconduce direttamente alla famiglia del presidente.
FAQ
Cosa ha causato la perdita di 238 milioni di dollari di Trump Media nel secondo trimestre 2026?
La perdita è stata determinata soprattutto da 190,4 milioni di dollari di perdite non realizzate sugli asset crypto e sui titoli in portafoglio della società.
Come sono cambiate le riserve in Bitcoin di Trump Media tra il secondo trimestre e luglio 2026?
Le riserve sono scese leggermente a 9.477 BTC a fine giugno, per poi salire a circa 14.139 BTC al 31 luglio, dopo che la società ha venduto titoli legati a Bitcoin per acquistare bitcoin direttamente.
Perché è stata annullata la fusione tra Trump Media, Crypto.com e Yorkville Acquisition?
L’operazione è stata interrotta di comune accordo tra le parti, che hanno citato le condizioni di mercato e un cambiamento delle rispettive priorità strategiche.
Qual è il piano di Trump Media per la strategia sugli asset digitali?
La società prevede di rivedere la propria strategia di tesoreria digitale per mantenere l’esposizione di lungo periodo alle crypto, gestendo al contempo la volatilità e migliorando la produttività del bilancio.
Contenuto realizzato con l’assistenza dell’intelligenza artificiale e con revisione editoriale umana.

