Gli NFT di Fabio Giampietro: la metropoli infinita, dalla pittura al Metaverso
Gli NFT di Fabio Giampietro: la metropoli infinita, dalla pittura al Metaverso
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Gli NFT di Fabio Giampietro: la metropoli infinita, dalla pittura al Metaverso

By Ivan Quaroni - 3 Nov 2021

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È considerato uno dei pionieri italiani della crypto art, ma viene, come altri artisti NFT, dalla pittura tradizionale a olio. Fabio Giampietro, nato a Milano nel 1974, ha dipinto per anni immense megalopoli viste dall’alto, organismi urbani proliferanti, che sembrano usciti dalle fantasie distopiche di un romanzo di William Gibson.

I suoi quadri affondano le radici nella tradizione del Futurismo e dell’Aeropittura italiana del primo dopoguerra e nelle ricerche spazialiste di Lucio Fontana. Un DNA italiano che si combina con l’immaginario cyberpunk e con la passione per la tecnologia, che da quasi un decennio caratterizza la sua indagine artistica.

La carriera

Giampietro ha iniziato la sua carriera dipingendo immagini di Luna Park abbandonati, pezzi di archeologia industriale e di Nonluoghi, come li chiamerebbe Marc Augé, dal fascino malinconico. La sua fonte d’ispirazione è stata l’architettura di Coney Island, a New York, dov’è nato il primo Luna Park della storia, un posto dall’indubbio fascino che piacerebbe a teorici del postmodernismo come Robert Venturi e Colin Rowe.

Da quelle prime visioni, già caratterizzate da una forte riduzione cromatica, sono nati i dipinti dedicati a New York, il modello ideale della città futuribile che più tardi sarebbe stato soppiantato dalle nuove megalopoli asiatiche. La sua è una New York vista dall’alto, quasi a volo d’uccello, su cui si spalanca il vertiginoso scorcio del reticolo ortogonale della città. Non a caso Giampietro chiama questi lavori Vertigini, riferendosi allo spaventoso disorientamento generato dall’altezza dei grattacieli.

Una sensazione che, tra i primi in Italia, è riuscito trasferire in VR con l’installazione Hyperplanes of Simultaneity, realizzata con tecnologia Oculus Rift ed esposta nel 2016 nella Sala degli Arazzi di Palazzo Reale, a Milano. Con quest’opera, realizzata insieme ad Alessio De Vecchi (artista e chief-curator di SuperRare), si è aggiudicato il prestigioso Lumen Prize, il più importante riconoscimento nell’ambito delle opere d’arte create con mezzi tecnologici. Hyperplanes non è solo la traduzione tridimensionale e sinestetica in ambiente virtuale di una delle sue megalopoli, ma è soprattutto un’esperienza cognitiva, che da un lato permette al visitatore di sperimentare in prima persona una realistica impressione di paralizzante vertigine, dall’altro gli consegna la visione di un mondo artificiale, ma credibile, un universo avvolgente che, però, conserva i segni e le tracce del dipinto da cui trae origine.

Fabio Giampietro NFT
Vitalik Buterin è tra i soggetti di Fabio Giampietro

Lo stile di Fabio Giampietro negli NFT

Una delle caratteristiche delle opere crypto di Fabio Giampietro è proprio la volontà di non tradire l’origine analogica dell’immagine, lasciandone inalterata la grana pittorica. Ogni opera è infatti ricavata da un dipinto ad olio di grandi dimensioni, la cui immagine viene sottoposta a un processo di digitalizzazione da cui si ricava un’opera statica o un breve video.

Si può dire che quella di Fabio Giampietro sia una ricerca ubiqua, nel senso che sta al confine tra il mondo concreto dei dipinti e quello immateriale degli NFT, di cui si possono vedere alcuni esempi sul marketplace  SuperRare.  Su questo concetto di un’arte phygital, Giampietro ha addirittura organizzato e co-curato, insieme a Skygolpe e An Rong, una mostra intitolata Un-realism, che lo scorso luglio ha coinvolto artisti come Hackatao, Federico Clapis, Luna Ikuta, Gary Cartlidge, Jesse Draxler ed altri, che sono stati protagonisti della transizione dall’arte fisica a quella digitale.

Nelle opere NFT di Fabio Giampietro, tutte, con qualche rara eccezione, giocate sulla gamma cromatica dei bianchi, neri e grigi, la città è un organismo dinamico, che si propaga nello slancio verticalizzante dei palazzi e dei grattacieli e nell’estensione orizzontale delle sue planimetrie urbane, che possono addirittura assumere forme antropomorfe. Come nel caso della serie Metromorphosis, dove i volti di personaggi celebri – come Alan Turing, il matematico inglese che ha decrittato i cifrari nazisti nella Seconda Guerra Mondiale, o Vitalik Buterin, il programmatore russo che ha inventato Ethereum – affiorano illusionisticamente dal reticolo urbano delle sue megalopoli dipinte.

Città che nascondono, disseminati nella fitta trama degli edifici, una manciata di Easter eggs, simboli o oggetti legati alla biografia del personaggio, che sfidano l’osservatore a una meticolosa ricerca, a metà tra un videogame e una caccia al tesoro.

Ivan Quaroni

Laureato con lode in Lettere Moderne all’Università Statale di Milano. Critico, curatore e giornalista, ha scritto per le riviste Flash Art, Arte e Arte in. Ha curato numerose mostre in spazi pubblici e gallerie private e ha pubblicato i libri Laboratorio Italia. Nuove tendenze in pittura (2008, Johan & Levi), Italian Newbrow (2010, Giancarlo Politi) e Beautiful Dreamers. Il nuovo sogno americano tra Lowbrow Art e Pop Surrealism (2017, Falsopiano). Insegna Storia dell’arte contemporanea all’Accademia di Belle Arti Aldo Galli di Como e Fenomenologia delle arti contemporanee allo IED - Istituto Europeo di Design di Milano.

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