Binance in tribunale in Italia
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Binance in tribunale in Italia

By George Michael Belardinelli - 14 Set 2022

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Nella settimana in cui si registra il record di scambi effettuati dagli utenti italiani su Binance sorpassando i cugini francesi, proprio da un gruppo di investitori per larga parte Italiani proviene una citazione in giudizio dal sapore amaro per l’exchange. 

Binance sotto causa da un gruppo di Italiani

In realtà, la causa era già iniziata l’anno scorso, quando Binance aveva incontrato dei problemi di servizio quando sotto la pressione dei mercati a un certo punto non era riuscita a processare l’enorme mole di transazioni andando più volte in blocco. 

Questa interruzione di servizio secondo il pool di investitori che hanno intentato la causa ha generato danni a livello economico per una serie di motivi. 

La mancata possibilità di vendere o di acquistare ha generato perdite e la mancata possibilità di cogliere opportunità importanti che sarebbero state fonte di guadagni per gli investitori più bravi. 

È così che una cordata di investitori, per lo più italiani (ma anche alcuni stranieri) ha intentato una causa verso il colosso di CZ che costringerà la società a presentarsi in tribunale il prossimo 15 settembre 2022 presso il tribunale di Milano sezione penale. 

L’Hub ha scelto di non presentare alcuna memoria difensiva entro il termine dei dieci giorni previsti e quindi il giudice potrà pronunciarsi anche senza la presenza in aula della società. 

Fondata nel 2017 da Changpeng Zhao (che ne ricopre anche il ruolo di CEO), Binance è una società che gestisce l’omonima piattaforma di scambio di criptovalute. Tuttavia a volte il successo ha dei risvolti a volte poco piacevoli, come quello di incappare in incidenti di percorso che a volte possono generare cause milionarie. 

La società ha fatto sapere per voce del suo avvocato:

“[Binance] ha fatto importanti annunci sul loro interesse per il mercato italiano e il popolo italiano. Quindi non lo so… Mi aspetto che vogliano chiarire queste questioni. Ma vedremo”. 

L’oggetto del contendere non è soltanto l’interruzione di servizio o i mancati guadagni, la società è oggetto di attacchi anche per la sua presunta mancata autorizzazione ad operare in Italia (alla quale l’exchange ha sostanzialmente risposto che non si preoccupa in quanto è un’organizzazione internazionale e non limitata a un’area) e il fatto di aver concesso di operare a leva su trading di future. 

I futures sono accordi commerciali per vendere un bene a un prezzo e un’ora prestabiliti nel futuro, il fatto che si sia concesso di operarvi a leva sulla piattaforma non dovrebbe essere legale secondo lo studio che ha intentato la causa milionaria. 

A questo proposito il managing partner Francesco Dagnino di Lexia Avvocati (lo studio legale al quale si riferisce la parte lesa) ha dichiarato che:

“È assolutamente chiaro che quando si vende un future, soprattutto con quel tipo di leva finanziaria, non importa quale sia l’asset sottostante, è sempre un derivato e sempre un prodotto finanziario”. 

Binance si era detta pronta a intervenire risarcendo coloro che avessero fatto richiesta tra quelli che avevano intentato la causa ma questa mano tesa non sembra aver avuto grande appeal da parte del pool che ha intrapreso la causa. 

Dagnino, interrogato da CoinDesk a riguardo, riferendosi all’offerta di risarcimento di Binance verso gli utenti sedicenti danneggiati dai blocchi di operatività del 2021 ha dichiarato:

 “Ci è stato detto da alcuni investitori che anche coloro che hanno accettato non sono stati rimborsati”. 

Inoltre, le cifre che la società avrebbe elargito a chi ne avrebbe fatto richiesta, secondo lo studio legale, erano ampiamente insufficienti a coprire il danno causato agli investitori. 

I volumi di scambio sono alla base dei problemi relativi alle interruzioni di servizio dello scorso anno, succede che quando notizie abbastanza importanti o qualsiasi intervento esterno o dichiarazione fa salire i prezzi delle criptovalute, i trader si gettano in massa sugli scambi e di solito gli scambi hanno avuto la tendenza a cedere sotto la pressione generata dalla mole di transazioni che contemporaneamente vengono processate.

Piattaforma di trading sotto il mirino delle cause giuridiche

Non è la prima volta che questo accade anzi, un esempio lampante è proprio quello che risale al febbraio del 2021, all’epoca i fatti non colpirono solo la società di CZ, differenti piattaforme di trading di criptovalute molto importanti per volumi come Kraken e Gemini hanno riscontrato problemi tecnici a causa dell’aumento dei carichi di trading quando uscì la breaking news che Tesla di Elon Musk aveva investito 1,5 miliardi di dollari americani in Bitcoin dando una vision chiara di quanto la società del magnate credesse nell’asset. 

La verità è alle porte, lo studio di Lexia Avvocati e quello che si erge a difesa di Binance, hanno incrociato le spade in quella che sembra essere una di quelle cause che farà giurisprudenza per vari motivi. 

Uno dei motivi principali sembra essere il fatto che, essendo il mondo crypto relativamente giovane, queste cause non avendo un grande repertorio al quale attingere per farsi un idea, creano materiale importante per eventuali situazioni analoghe che potrebbero presentarsi in futuro e poi anche perché la mole degli eventuali risarcimenti, mette dei paletti importanti all’attenzione delle piattaforme di trading che, ci penseranno due volte prima di incappare in incidenti di percorso come questi  magari rafforzando la propria capacità di calcolo con investimenti mirati. 

Binance, nel frattempo si gode i successi dei volumi raggiunti e della sua crescita che non conosce sosta nonostante un bear market che non aiuta e il contesto macroeconomico che non è da meno. 

Inflazione alle stelle, caro energia e difficoltà nel reperimento di materie prime, l’incertezza causata dalla guerra in Ucraina sono tutti grandissimi punti interrogativi che potrebbero rallentare la crescita del mondo crypto ma nonostante ciò la crescita è continua con grande gioia di Binance. 

George Michael Belardinelli

Ex Corporate manager presso Carifac Spa e successivamente Veneto Banca Scpa, blogger e Rhumière, negli anni si appassiona alla filosofia e alle opportunità che l'innovazione e i mezzi di comunicazione ci mettono a disposizione, in fissa con il metaverso e la realtà aumentata

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