Gemini: l’exchange crypto è in crisi?
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Gemini: l’exchange crypto è in crisi?

By Marco Cavicchioli - 22 Ott 2022

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Qualche giorno fa è stata pubblicata una notizia che ha fatto temere qualcuno che l’exchange crypto Gemini possa essere in difficoltà. 

La notizia è che uno dei due fondatori, Cameron Winklevoss, si è dimesso da direttore di Gemini Europe. 

Gemini Europe, però, non è la società madre statunitense con sede a New York, ma è solo la sua affiliata che opera in Europa. Oltretutto l’Europa non è il principale mercato dell’exchange. 

Infatti, il commento dello stesso Cameron Winklevoss a questa notizia è stato sarcastico: 

“Dobbiamo proprio essere nell’inverno crypto se questa è una “novità”. Partecipo a numerosi board all’interno dell’universo Gemini, e talvolta entro o esco a seconda delle esigenze delle entità locali”.

Di per sé il fatto che uno dei due fondatori entra o esca dal board di una delle società controllate da Gemini Trust Company in effetti è più una questione tecnica che una notizia che possa avere a che fare con la salute della società. 

In passato chissà quante volte è già successo senza che a nessuno importasse nulla, a parte i diretti interessati. 

I gemelli Winklevoss e il viaggio nelle crypto con Gemini

Gemini è uno dei più importanti exchange crypto statunitensi. È stato creato nel 2015 dai gemelli Winklevoss, da cui prende il nome (gemini in latino significa gemelli). 

I gemelli Winklevoss sono molto conosciuti soprattutto grazie al celebre film del 2010 The Social Network, dedicato alla fondazione di Facebook. 

Nel 2004 i Winklevoss fecero causa a Facebook, e nel 2008 raggiunsero un accordo grazie al quale avrebbero dovuto ricevere 20 milioni di dollari in contanti e 45 milioni in azioni della società. 

Tuttavia nel 2010 accusarono nuovamente Facebook di aver travisato il valore delle azioni, e la transazione venne conclusa nel 2011. 

L’anno successivo i due gemelli fondarono Winklevoss Capital Management, probabilmente con il denaro ottenuto grazie alla causa vinta contro Facebook. Si trattava di una società di investimenti, in particolare nei confronti di startup in fase iniziale. 

Due anni dopo fondarono la società Gemini, probabilmente non a caso nell’anno del fallimento di Mt.Gox, e nel 2015 lanciarono l’exchange. 

I primi anni di Gemini, l’exchange crypto nato nel 2015

Quando fallì, a febbraio del 2014, Mt.Gox era di gran lunga il più importante exchange crypto del mondo, quindi il suo fallimento aprì enormi spazi in questo settore. 

Negli USA esisteva già Coinbase, ovvero il più importante exchange crypto statunitense, ma non era ancora utilizzato tanto quanto Mt.Gox. 

Nel 2014 quindi Coinbase era già pienamente attivo, mentre l’exchange di Gemini era ancora in costruzione. Quindi fu soprattutto il primo a raccogliere molti investitori e speculatori statunitensi orfani di Mt.Gox. 

Gemini però puntava ad un’utenza di qualità elevata, tanto che già nel 2015 ottenne una prima licenza del Dipartimento dei servizi finanziari di New York. 

Il fatto di avere sede a New York è stato probabilmente il vantaggio competitivo principale di Gemini, perchè lo Stato di New York è in assoluto uno di quelli con le normative più rigide negli USA riguardo le società che offrono servizi finanziari. 

Ciò ha costretto Gemini ad essere in assoluto uno dei primi exchange crypto statunitensi completamente conformi a tutte le normative. 

Negli anni seguenti anche Coinbase ha seguito questo trend, ma ci sono stati diversi anni durante i quali Gemini risultava molto più adatto agli investitori che avevano maggiori necessità di conformità normativa. 

Ad esempio nel 2016 addirittura il Governatore stesso dello Stato di New York, Andrew Cuomo, annunciò l’approvazione di Gemini come primo exchange Ethereum autorizzato con sede negli Stati Uniti. 

Per questi motivi quando nel  dicembre 2017, il CBOE (Chicago Board Options Exchange) lanciò i primi contratti future su Bitcoin scambiabili negli USA su una borsa tradizionale scelse proprio Gemini per regolare questi contratti. 

La concorrenza 

Mentre Gemini si concentrava sulla conformità normativa, Coinbase invece si concentrò soprattutto sulla facilità di utilizzo. 

Questo differente approccio portò Coinbase a raccogliere enormi quantità di utenti retail nel corso del tempo, mentre Gemini preferiva una quantità minore di clienti professionali o istituzionali. 

Però, durante il bear market del 2018-2019 Coinbase, non più in grado di attrarre moltitudini di clienti retail, decise di approcciare anche il mondo dei clienti istituzionali, finendo per fare concorrenza anche a Gemini. 

Ad oggi ad esempio il volume degli scambi su Coinbase è di circa un miliardo e mezzo di dollari al giorno, mentre su Gemini è inferiore ai 50 milioni. 

Probabilmente è proprio a causa della forte concorrenza che c’è chi ritiene che Gemini possa essere in crisi. 

Anche perché ora, oltre a Coinbase, il mercato crypto USA è dominato da un altro gigante, FTX, che viaggia sui circa 700 milioni di dollari di volumi di scambio giornalieri. 

Anzi, Coinbase e FTX sono tre i primi quattro exchange crypto in assoluto al mondo per volumi di scambio, mentre Gemini è oltre la quarantesima posizione, superato anche da altri exchange USA come Kraken

La parabola discendente

In questo lungo bear market i volumi di scambio giornalieri di Gemini sono scesi dai circa 200 milioni di dollari di inizio anno agli attuali 35 milioni, mentre a novembre 2021 in pieno picco sfiorarono diverse volte i 500 milioni. 

Quindi dal picco si sono ridotti di oltre dieci volte, forse non solo a causa del bear market. 

Ad esempio i volumi di Coinbase sono scesi dai circa 10 miliardi di dollari di novembre 2021 agli attuali 1,3 miliardi, passando per i 4 miliardi di gennaio 2022. 

Quindi Gemini da questo punto di vista ha fatto un -60% a fine 2021, seguito da un -82% nel 2022. Invece Coinbase ha fatto un -60% a fine 2021, seguito però “solamente” da un -67% nel 2022.

FTX invece a fine 2021 ha fatto un po’ peggio di -50%, e nel 2022 ha fatto altrettanto. 

Quindi il 2022 per Gemini è stato un anno di forte ridimensionamento, mentre Coinbase e soprattutto FTX hanno retto meglio.

Va sottolineato, però, che sia Coinbase che FTX sono molto usati anche al di fuori degli USA, mentre Gemini viene usato soprattutto negli Stati Uniti anche a causa proprio delle restrizioni dovute alle normative molto stringenti dello Stato di New York. 

Il futuro dell’exchange crypto Gemini

In un tale scenario è più che ovvio coltivare dubbi sulla tenuta di Gemini. 

In passato è già accaduto che durante il bear market degli exchange crypto andassero in crisi. 

A dire il vero però spesso sono comunque sopravvissuti, a meno che non abbiano subito colossali hackeraggi con furto come Mt.Gox nel 2014.

Forse per Gemini questo sarà un anno di ridimensionamento, ma in realtà lo è un po’ per tutti gli exchange crypto. È probabile tuttavia che per Gemini il ridimensionamento possa essere maggiore rispetto ad altre realtà di questo settore, ma sembra difficile che possa arrivare a causare problemi tali da farlo chiudere. 

Oltretutto sembra che sia uno degli exchange più sicuri, quindi a meno che non rinuncino alla sicurezza per tagliare i costi, è difficile immaginare che possa implodere ad esempio come Mt.Gox a causa di furti di importi significativi. 

Marco Cavicchioli

"Classe 1975, Marco è stato il primo a fare divulgazione su YouTube in Italia riguardo Bitcoin. Ha fondato ilBitcoin.news ed il gruppo Facebook "Bitcoin Italia (aperto e senza scam)".

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