Mining di Bitcoin: perché è così importante l’halving
Mining di Bitcoin: perché è così importante l’halving
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Mining di Bitcoin: perché è così importante l’halving

By Marco Cavicchioli - 27 Ott 2022

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Halving significa dimezzamento, e riferito al mining di Bitcoin significa per l’appunto il dimezzamento del premio per i miner. 

L’halving è di estrema importanza per il protocollo Bitcoin, perchè è di fatto l’unica misura di politica monetaria di BTC, ed è ciò che dona a Bitcoin la sua natura deflattiva. 

Infatti, il premio dato ai miner è l’unico modo che esista per creare BTC. 

Questo premio è codificato nel codice di Bitcoin, così come anche il suo dimezzamento. Quindi l’halving è un processo intrinseco al protocollo Bitcoin, ed immutabile. 

Oltre ad essere immutabile è anche prevedibile, e la somma di tutto ciò dona natura deflattiva al Bitcoin. 

Gli inizi del mining di Bitcoin: piena ricompensa per i miner e nessun halving

Inizialmente, quando venne pubblicato il protocollo Bitcoin il 31 ottobre 2008, non esisteva nessun BTC, e non esisteva alcun modo per crearli. 

Il protocollo prevedeva che inizialmente venissero dati in premio 50 BTC per ogni blocco minato. Quindi i primi 50 BTC furono creati quando venne minato il primo blocco di Bitcoin, il 3 gennaio 2009. 

Il secondo blocco fu minato solamente il 9 gennaio, con altri 50 BTC dati in premio al miner che lo ha minato. A quel punto esistevano in tutto solamente 100 BTC. Da notare che quei primi blocchi furono minati da Satoshi Nakamoto in persona, ovvero il creatore di Bitcoin. 

Da allora la velocità con cui si riusciva a minare un nuovo blocco è aumentata, arrivando vicino alla media teorica dei 10 minuti. Quindi venivano minati circa 6 blocchi all’ora, ovvero 144 al giorno. Visto che per ogni blocco venivano creati 50 BTC, ogni giorno venivano creati e distribuiti come premio ai miner circa 7.200 BTC. 

Allora c’erano già altri miner, oltre a Satoshi, ed il valore di mercato dei BTC così creati era sostanzialmente zero. 

A fine 2009 erano già stati creati in questo modo oltre 1,6 milioni di BTC, perché in realtà il tempo medio per minare un blocco (il block-time) era ben inferiore ai 10 minuti. 

A fine 2010 ne erano già stati creati in tutto quasi 5 milioni, ed a fine 2011 quasi 8 milioni. All’epoca 1 BTC era arrivato ad avere un valore di circa 4$, quindi Bitcoin capitalizzava circa 32 milioni di dollari. 

Il primo halving

Il 28 novembre del 2012 avvenne il primo halving. Ovvero il protocollo Bitcoin, in automatico, dimezzò il premio per i miner, portandolo a 25 BTC per blocco. 

Questo dimezzò anche il ritmo con cui venivano creati nuovi BTC, dato che pur mantenendo il ritmo di circa un nuovo blocco ogni 10 minuti, ogni giorno non venivano più creati circa 7.200 BTC ma 3.600. 

Bisogna tener presente che all’interno del protocollo Bitcoin la regola che gestisce gli halving impone che avvengano ogni 210.000 blocchi minati. Infatti il 28 novembre del 2012 venne minato proprio il blocco numero 210.000 che fece scattare il primo halving. 

Molto probabilmente proprio a causa del dimezzamento della creazione di nuovi BTC, l’anno successivo il prezzo di BTC si impennò, fino a far registrare il nuovo massimo storico ad oltre 1.100$. 

Dato che l’halving di fatto dimezza l’inflazione della massa monetaria di Bitcoin, è più che logico aspettarsi che possa avere un effetto positivo sul prezzo di BTC, perché ne riduce la pressione di vendita. 

L’attività di mining e il rapporto con l’halving di Bitcoin

Infatti, a monte c’è un problema che può essere risolto solamente vendendo i BTC minati sul mercato. 

Il mining è una competizione, in cui il premio viene assegnato al singolo miner che riesce per primo a minare un blocco. Tutti gli altri miner che ci stavano provando, ma che sono arrivati dopo, non prendono nulla. 

Questa competizione si vince grazie alla mera potenza di calcolo, che per Bitcoin viene chiamata hashrate. In altre parole più un miner dispone di potenza di calcolo (hashrate) maggiori sono le sue probabilità di incassare il premio. Se ne ha troppa poca non riuscirà mai a minare alcun blocco, e non incasserà mai alcun premio. 

Ciò spinge i miner ad avere quanta più potenza di calcolo possibile, ma in questo modo le macchine che la esprimono finiscono per consumare grandi quantità di energia elettrica. 

Come è facile immaginare, un tale processo genera costi elevati, che in genere vanno pagati in valuta fiat. Dato che l’unico incasso del processo di mining sono i BTC, per finanziare questa spesa occorre vendere i BTC minati per incassare valuta fiat. 

Non è detto che i miner siano costretti a vendere tutti i BTC che incassano con il mining, ma è probabile che siano comunque costretti a venderne la maggior parte, soprattutto quando il loro prezzo di mercato è basso. 

Il 27 novembre 2012 si minavano ancora circa 7.200 BTC al giorno, ed ogni BTC aveva un valore di mercato di circa 12$. Quindi è possibile immaginare che ogni giorno i miner cercassero di incassare complessivamente fino a circa 86.000$ vendendo i BTC minati. 

Dal giorno dopo queste cifre di colpo furono dimezzate, con la riduzione a 3.600 BTC creati al giorno, per un valore di mercato di 43.000$. Questo ridusse la pressione di vendita di BTC sul mercato. A dicembre il valore di BTC era salito a 13$ ed a gennaio a 14$. 

I successivi halving: come cambia il mining di Bitcoin

Il secondo halving di Bitcoin avvenne ovviamente al blocco numero 420.000, minato il 9 luglio 2016. 

All’epoca il valore di mercato di un BTC era di circa 670$, e sebbene ad agosto scese, a novembre era salito a 700$. 

Anche in quel caso l’anno dopo si innescò una grossa bolla speculativa che portò il prezzo di Bitcoin a circa 20.000$ a dicembre 2017. 

Da notare che in percentuale questa seconda bolla fu inferiore a quella precedente del 2013. 

Il terzo halving è avvenuto al blocco 630.000, minato l’11 maggio 2020. 

All’epoca il valore di mercato di un BTC era di circa 10.000$, e continuò ad oscillare attorno a questa cifra fino ad ottobre dello stesso anno. 

A novembre 2020 si è innescata l’ultima grande bull run di Bitcoin terminata un anno dopo con il raggiungimento del nuovo massimo storico a quota 69.000$. 

Anche in questo caso la bolla speculativa è stata inferiore, in percentuale, rispetto alla precedente. 

La politica monetaria di Bitcoin

La politica monetaria di Bitcoin è proprio questa. 

Ovvero tutti i BTC vengono sempre e soltanto creati grazie ai premi dati ai miner, ed ogni 210.000 blocchi minati il premio dimezza. Tutto qui. 

Tale politica monetaria non solo è immutabile, ma è anche prevedibile, tanto che sappiamo già che il prossimo halving dovrebbe avvenire nella primavera del 2024. 

Il punto è che a forza di dimezzare, prima o poi la creazione di nuovi BTC semplicemente cesserà. Da notare che i miner a quel punto non incasseranno più il premio, ma continueranno ad incassare le fee pagate da chi effettua una transazione. Per questo motivo saranno anche costretti a ridurre di molto i loro consumi energetici. 

Visto però che non è così raro che vengano perse definitivamente le chiavi private di wallet in cui sono custoditi BTC, e dato che senza le chiavi private i BTC custoditi nel wallet non sono più utilizzabili, è inevitabile che nel corso del tempo alcuni BTC vadano “persi” per sempre in questo modo. Quando non ne verranno più creati di nuovi, attorno al 2140, il numero di BTC realmente in circolazione inizierà inevitabilmente a diminuire. 

A quel punto Bitcoin sarà diventata una moneta deflattiva. 

Marco Cavicchioli

"Classe 1975, Marco è stato il primo a fare divulgazione su YouTube in Italia riguardo Bitcoin. Ha fondato ilBitcoin.news ed il gruppo Facebook "Bitcoin Italia (aperto e senza scam)".

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