La news crypto che tutti si aspettavano: BlockFi è in fallimento
La news crypto che tutti si aspettavano: BlockFi è in fallimento
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La news crypto che tutti si aspettavano: BlockFi è in fallimento

By Marco Cavicchioli - 29 Nov 2022

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La news circolava da giorni nel settore crypto: BlockFi è insolvente ed ha dovuto chiedere il Chapter 11. 

Il 10 novembre, in pieno collasso di FTX, avevano dichiarato che i prelievi erano ancora attivi, ma già il giorno successivo ne annunciarono la sospensione a tempo indeterminato. 

Il 14 novembre dichiararono di avere sufficiente liquidità per provare a continuare ad andare avanti, ma già il 23 novembre di fatto ritirarono questa affermazione. 

Ieri l’annuncio ufficiale della richiesta del Chapter 11

Crypto news: BlockFi richiede il Chapter 11

Il cosiddetto Chapter 11 è letteralmente il capitolo 11 della legge fallimentare degli Stati Uniti. Anzi, è di fatto la principale norma di quella legge. 

La sua caratteristica specifica è quella di consentire alle imprese che lo utilizzano di dare il via ad un processo di ristrutturazione nonostante la dichiarazione di fallimento. 

Ovvero la richiesta del Chapter 11 significa che la società è insolvente e di fatto dichiara fallimento, perché non ha più sufficienti risorse per ripagare tutti i debiti in scadenza, ma non con l’obiettivo primario di essere liquidata e chiusa nel più breve tempo possibile. 

Questo non esclude a priori che la società possa finire per essere liquidata, ma se non altro lascia le porte aperte ad una possibile ristrutturazione, qualora fosse possibile. 

Da notare che i prelievi non eseguiti dei clienti sono da considerare debiti a tutti gli effetti, quindi il fatto che la società abbia dovuto sospenderli a tempo indeterminato è sufficiente per affermare che sia insolvente e quindi in fallimento. 

Alla luce di ciò è possibile affermare che forse il suo team di gestione già l’11 novembre era consapevole che ci fosse il rischio di dover dichiarare fallimento per insolvenza. Nonostante ciò il 14 dichiararono pubblicamente di avere sufficiente liquidità per provare anche ad andare avanti. 

Questo atteggiamento fa ritenere possibile che abbiano mentito, rendendo a questo punto l’ipotesi della ristrutturazione più teorica che plausibile. 

D’altronde, fino ad ora tutte le società crypto che hanno chiesto il Chapter 11 sono poi finite in liquidazione. 

L’alternativa al Chapter 11 è il Chapter 7, ovvero la cessazione definitiva delle attività e l’affidamento di tutti gli asset ad un trustee che proceda alla liquidazione, distribuendo il ricavato ai creditori. Di fatto le attività di BlockFi ad oggi sono già cessate, anche se il ricorso al Chapter 11 in teoria potrebbe anche consentire di farle riprendere, qualora si trovassero i fondi per coprire gli ammanchi. 

Infatti, il Chapter 11 è una procedura di riorganizzazione e non di liquidazione, con lo scopo di risanare l’impresa. Il processo di riorganizzazione e risanamento può durare mesi o anni, e può sfociare nell’uscita dal Chapter 11 e la ripresa dalle attività, qualora abbia successo, oppure nel Chapter 7 in caso di fallimento. 

La dichiarazione di fallimento di BlockFi nelle crypto news della settimana

Nel comunicato ufficiale pubblicato ieri la società afferma di aver avviato la procedura di ristrutturazione per stabilizzare il business e massimizzare il valore per tutti i clienti e le parti interessate. 

Non afferma pertanto che intendono riaprire le attività a breve, anche perché l’esito della procedura di ristrutturazione in questo momento è incerto. 

Rivelano anche che in questa ristrutturazione sono coinvolte otto società affiliate, e che la richiesta di Chapter 11 è stata effettuata al tribunale fallimentare degli Stati Uniti per il Distretto del New Jersey. 

Nel comunicato sembrano dare la colpa della loro insolvenza a FTX, ovvero al fatto di avere crediti non riscuotibili presso di loro. Aggiungono: 

“A causa del recente collasso di FTX e del conseguente processo di fallimento, tuttora in corso, la Società prevede che i recuperi da FTX saranno ritardati”.

Il consulente finanziario di BlockFi, Mark Renzi del Berkeley Research Group, afferma che al momento del crollo di FTX il team di gestione ed il consiglio di amministrazione di BlockFi sono intervenuti per proteggere i clienti. 

È possibile che si riferisca alla decisione dell’11 novembre di sospendere i prelievi, ma il giorno precedente, quando il collasso di FTX era già iniziato, la società, invece, dichiarò pubblicamente di non averli bloccati. 

Il comunicato rivela anche che BlockFi sta presentando al tribunale fallimentare una serie di mozioni per farsi autorizzare a continuare le proprie attività. 

Non si tratta però di riprendere i servizi erogati ai clienti, ma soprattutto di pagare gli stipendi ai dipendenti in modo da “garantire che la società mantenga risorse interne qualificate per il business”. 

Dichiarano anche di aver avviato un piano interno per ridurre sensibilmente le spese, incluso il costo del lavoro.

Nel comunicato infatti specificano che i servizi alla clientela continuano ad essere sospesi, nonostante la società abbia 256,9 milioni di dollari in contanti. Questo denaro però servirà per fornire liquidità sufficiente a supportare le operazioni del processo di ristrutturazione.

Quindi è presumibile che i servizi alla clientela possano riprendere solo qualora il piano di ristrutturazione sia andato a buon fine o quando sarà chiaro che starà andando verso quella direzione. 

I creditori di BlockFi

Se il principale debitore di BlockFi probabilmente è la fallita FTX, nell’elenco dei creditori compaiono alcune sorprese. 

I debitori sono coloro che dovrebbero restituire denaro alla società, mentre i creditori sono coloro a cui la società stessa deve restituire i finanziamenti concessi. Tutti gli utenti della sua piattaforma che avevano ancora fondi in deposito al momento della sospensione dei prelievi sono creditori. 

Ma tra i creditori ci sono anche altre società che non erano necessariamente utenti della piattaforma, e che semplicemente stavano aspettando di essere pagati per altri motivi. 

Il principale cliente che aveva fondi in deposito vanta un credito nei confronti della società di addirittura 48 milioni di dollari, ma non è il maggior creditore. 

Il maggior creditore è Ankura Trust Company, che vanta un impressionante credito di quasi 730 milioni di dollari. 

Il secondo maggior creditore è West Realm Shires, con 275 milioni, che risulta essere collegato con FTX US. 

FTX US è la società che gestiva l’exchange statunitense FTX.US, mentre FTX è la società bahamense che gestiva l’exchange internazionale FTX.com. 

Quindi, se da un lato FTX è probabilmente il maggior debitore, dall’altro FTX US è il secondo maggior creditore. 

Curiosamente al quarto posto tra i creditori di BlockFi c’è la SEC di New York (Securities & Exchange Commission), con 30 milioni di dollari. La natura dichiarata di questo credito è il “settlement”. 

Tutti gli altri maggiori creditori sono clienti. 

La ristrutturazione aziendale

Sebbene l’intento della società attualmente sia quello di ristrutturare le proprie attività probabilmente per cercare di tornare operativa, prima o poi, in questo momento uno scenario tale in realtà appare poco probabile. 

Infatti, visto che la società non sta più producendo reddito, e quindi profitti, servirebbero grandi finanziatori per coprire i buchi di bilancio e farla ripartire. 

Nel frattempo stanno licenziando molti dipendenti, tenendo solo quelli chiave. La riduzione del personale era però già iniziata a giugno, a causa della forte riduzione dei profitti, quindi la situazione era in bilico già da tempo. 

Risulta in effetti davvero difficile immaginare come si possa ristrutturare un’azienda in tali condizioni fino a farla davvero ripartire. Probabilmente l’unica vera soluzione sarebbe l’acquisto da parte di un’altra società interessata a rilevarne le attività o la quota di mercato. 

A tal proposito però va ricordato che ci sono già in atto iniziative simili per altre società crypto in fallimento, come Voyager, e che quindi i possibili pretendenti al rilevamento di BlockFi si riducono. 

Marco Cavicchioli

"Classe 1975, Marco è stato il primo a fare divulgazione su YouTube in Italia riguardo Bitcoin. Ha fondato ilBitcoin.news ed il gruppo Facebook "Bitcoin Italia (aperto e senza scam)".

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