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L’exchange crypto Kraken sotto indagine dalla SEC

La Securities and Exchange Commission (SEC) americana ha di recente avviato un’indagine contro il crypto exchange Kraken per la vendita di titoli non registrati. 

A quanto sembra, l’indagine è già in una fase molto avanzata e si parla di un accordo con l’exchange crittografico con sede a San Francisco. 

Non sono stati rilasciati commenti da parte dei dirigenti di Kraken e nemmeno la Securities and Exchange Commission (SEC) ha deciso di commentare la vicenda. Resta tutto ancora un mistero, ma vedremo come si evolverà la situazione nei prossimi giorni. 

Kraken: il quarto exchange di crypto più grande al mondo è sotto indagine della SEC

Secondo CoinGecko, Kraken è il quarto exchange più grande al mondo per volume giornaliero. Non è la prima volta che l’exchange si è trovato ad affrontare la Securities and Exchange Commission (SEC). 

Poco tempo fa, precisamente a novembre, lo scambio di asset crittografici ha affrontato accuse di illeciti, ed ha dovuto versare all’ Office of Foreign Asset Control del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti la cifra di 362.158,70 $ per apparenti violazioni delle sanzioni contro l’Iran. 

Già a novembre però, il nuovo CEO Dave Ripley ha dichiarato che lo scambio non aveva intenzione di rimuovere monete o token che la SEC aveva etichettato come titoli. 

Sembra dunque, che la società di Kraken fosse già consapevole a cosa andasse in contro e molto probabilmente era prevenuta verso ciò che sta accadendo, anche per questo si sta raggiungendo un accordo tra le due parti. 

L’exchange di criptovalute Kraken, non è di certo il primo ad essere accusato di aver venduto titoli non registrati. A gennaio, la SEC ha accusato Genesis e Gemini dello stesso illecito, ossia, per l’offerta di titoli non registrati. 

Le accuse a Genesis e Gemini, però, hanno scatenato un effetto contrario per la SEC, che è stata accusata di prendere di mira molti exchange, restando però indulgente con altrettanti come ad esempio l’ormai fallita “FTX”. 

Al riguardo si è espresso il co-fondatore di Gemini, Tyler Winklevoss, rispondendo direttamente alla Securities and Exchange Commission (SEC), su Twitter:

“È deludente che la SE abbia scelto di presentare un’azione legale oggi mentre [Gemini] e altri creditori stanno lavorando duramente insieme per recuperare i fondi. Questa azione non fa nulla per promuovere i nostri sforzi e aiutare gli utenti di Earn a recuperare le loro risorse. Il loro comportamento è totalmente controproducente”.

Kraken e l’accordo per le sulle violazioni delle sanzioni iraniane

A giugno del 2022, l’exchange crittografico Kraken, ha patteggiato con l’Office of Foreign Asset Control (OFAC), organo del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, accettando di pagare 362.158,70$ per apparenti violazioni delle sanzioni contro l’Iran. 

“A causa dell’incapacità di Kraken di implementare tempestivamente strumenti di geolocalizzazione appropriati, incluso un sistema automatizzato di blocco degli indirizzi IP (Internet Protocol), Kraken ha esportato servizi agli utenti che sembravano essere in Iran quando si impegnavano in transazioni in valuta virtuale sulla piattaforma di Kraken”.

Queste le parole della SEC espresse in un comunicato riguardo la questione. 

A rivelare la notizia che l’exchange avesse indiscrezioni con un alcuni clienti in Iran è stato il New York Times. L’indagine dunque, ha confermato che l’exchange ha permesso a clienti in Iran e in altri paesi sanzionati di utilizzare la sua piattaforma. 

Il Chief Legal Officer di Kraken, Marco Santori, ha dichiarato di essere lieto di aver risolto la questione e che in realtà, Kraken è rimasto coinvolto involontariamente e che è stato tutto un errore, scoperto troppo tardi. 

Le autorità statunitensi però affermano che Kraken ha elaborato 826 transazioni, per un totale di circa $1.680.577,10, per individui che erano determinati ad essere stati in Iran in quel momento.

La SEC vuole etichettare 9 token come titoli, ma gli avvocati non sono d’accordo!

La battaglia normativa della Securities and Exchange Commission (SEC) non termina mai, gli svariati tentativi di regolare la presenza normativa sul mercato delle criptovalute sembra essere infinita. Gli avvocati che difendono Ishan Wahi, un ex manager di Coinbase accusato di insider trading, stanno contestando l’affermazione della SEC secondo cui un elenco di 9 criptovalute con cui Wahi ha interagito sono, in realtà, titoli.

A luglio, il DOJ ha depositato un accusa contro Ishan Wahi, suo fratello Nikhil Wahi e il loro amico Sameer Ramani per aver preso parte a uno schema di insider trading di criptovalute. Il gruppo ha guadagnato $1,5 milioni sfruttando la conoscenza privilegiata di Ishan sui nuovi token che sarebbero stati quotati su Coinbase, prima del loro annuncio pubblico.

Un titolo è un contratto di investimento contraddistinto da quattro criteri fondamentali, come stabilito dall’articolo 2 test Howey. 

Affinché abbia luogo una transazione in titoli, deve esserci un investimento di denaro in un’impresa comune con l’aspettativa di profitti derivanti dagli sforzi di altri.

Gli imputati affermano che i token in questione sono stati tutti venduti sul mercato secondario, pertanto gli acquirenti non hanno mai “investito” in alcuna impresa specifica al momento dell’acquisto. 

Inoltre, il valore di tali token deriva la maggior parte del loro valore dalle fluttuazioni all’interno del mercato, piuttosto che dagli sforzi gestionali di una parte centralizzata.

Fino ad oggi, il presidente della SEC Gary Gensler sostiene che la stragrande maggioranza delle criptovalute supera il test di Howey e può quindi essere classificata come titoli. Anche Ether, la seconda più grande criptovaluta per capitalizzazione di mercato, è caduto scrutinio per l’eventuale superamento del test, in particolare dopo il suo passaggio a un meccanismo di consenso alla prova del palo.

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