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Problemi per la nuova crypto di Arbitrum

La nuova crypto ARB di Arbitrum non se la sta passando molto bene. 

Tralasciando cosa è accaduto il giorno del lancio, il primo prezzo buono per essere preso come riferimento sembrerebbe essere 1,4$, ovvero il prezzo su cui si era stabilizzato dopo il fortissimo saliscendi iniziale dovuto a carenza di offerta. 

Ancora fino all’1 aprile il prezzo di ARB era rimasto attorno a quella soglia, ma negli ultimi giorni è sceso fin sotto gli 1,15$, per poi risalire a circa 1,2$. 

Si tratta comunque di livelli superiori agli 1,13$ del 28 marzo, ma la discesa di ieri è dovuta a problemi tecnici. 

I problemi di Arbitrum e l’impatto sulla crypto ARB

C’è chi addirittura parla di vero e proprio scandalo per ciò che è successo. 

Tutto è accaduto proprio negli ultimi due giorni, quando la Arbitrum Foundation, che ha lanciato il token di governance ARB e che di fatto è l’indiscussa protagonista della DAO di Arbitrum, ha lanciato un votazione di ratifica su decisioni che aveva già implementato. Tra queste l’invio di quasi 1 miliardo di dollari in token a se stessa.

Il fatto è che la decisione di autoassegnarsi token per un valore di 1 miliardi di dollari aveva scatenato vera e propria rabbia nella community che ruota attorno alla DAO stessa, anche perchè la Arbitrum Foundation è a tutti gli effetti una società centralizzata, con l’incarico di promuovere l’ecosistema di Arbitrum che si autodefinisce decentralizzato. 

Ciò che è accaduto nei giorni scorsi mette in serio dubbio che l’ecosistema Arbitrum sia realmente decentralizzato, nei fatti, e la votazione di ratifica non fa altro che sottolineare come la governance della DAO sia tutto tranne che chiara. 

In seguito la stessa fondazione ha dovuto anche dichiarare che spezzerà in una serie di votazioni separate il controverso pacchetto di governance che sta tentando di introdurre. 

Bisogna sempre ricordare che all’interno di una DAO crypto i voti non rappresentano le persone che votano, ma la quantità di token di governance che i votanti possiedono ed utilizzano per votare. 

Quindi è sufficiente che un singolo soggetto voti con un numero molto elevato di token per poter controllare o influenzare a proprio piacimento l’esito finale della votazione. 

Nonostante ciò però la community di Arbitrum sembra essere in grado di reagire e di imporre alla fondazione delle strategie correttive che potrebbero in effetti riuscire a bilanciare il suo enorme potere nella DAO. 

Lo scandalo imputato ad Abritrum Foundation

Il vero e proprio scandalo però sta nel fatto che la fondazione pare avesse già trasferito parte dei token ancora prima che si concludesse la votazione che doveva approvarne il trasferimento. 

Infatti la Arbitrum Foundation probabilmente riteneva quella votazione una pura formalità, ma invece il voto è stato negativo. 

Quindi la fondazione non è stata in grado di imporre o controllare l’esito della votazione, ma sarebbe lo stesso stata in grado di muovere una quantità significativa di token senza l’approvazione della DAO. 

Questa vicenda ha messo in luce chiaramente che il progetto Arbitrum si definisce decentralizzato, mentre in realtà lo è solo in parte. 

La DAO sembra in effetti funzionare in modo decentralizzato, sebbene al suo interno probabilmente la fondazione abbia un potere significativo. 

Ma a questo punto viene da dubitare che sia effettivamente la DAO l’unica ad avere potere sull’evoluzione dell’ecosistema Arbitrum. Da questo punto di vista parrebbe che il vero potere stia nelle mani della fondazione. 

I tentativi di truffa

Come se non bastasse, TrustCheck ha segnalato che durante l’airdrop di Arbitrum c’erano in circolazione oltre 400 siti che cercavano di truffare gli utenti interessati all’airdrop.

Arbitrum non c’entrava assolutamente nulla con questi tentativi di truffe, ma l’elevato numero mostra come la situazione attuale sia tutt’altro che chiara. 

TrustCheck è un’estensione di Google che rileva le truffe sugli smart contract, ed ha trovato almeno tre smart contract truffaldini che provavano a sfruttare la notizia dell’airdrop di Arbitrum. Secondo i loro analisti, sono stati rubati oltre 20.000$ in ETH, oltre ad altri imprecisati importi in MATIC, LINK, DAI, USDC ed altri token. 

Il prezzo della crypto Arbitrum (ARB)

Tuttavia, va detto che queste dinamiche in realtà non sono affatto anomale all’interno del vasto mondo delle DAO. Scandali come questo non dovrebbero accadere, ma in realtà accadono, e nemmeno tanto di rado. 

Probabilmente è per questo motivo che il prezzo del token ARB ha sofferto pochissimo di questo scandalo. 

Prendendo come riferimento gli 1,4$ del 24 marzo, il giorno successivo il prezzo di ARB toccò il valore massimo di questo periodo, escluso quello del giorno iniziale, ad una quota superiore agli 1,53$. 

Nei giorni successivi però è sceso prima a 1,2$, e poi a 1,13$ che costituisce per ora il picco minimo se si esclude l’1,11$ toccato per brevissimo tempo il giorno del lancio. 

Quindi la discesa del 20% degli ultimi due giorni che ha riportato il prezzo sotto gli 1,2$ non stupisce più di tanto, perchè potrebbe anche sembra solamente un banale rimbalzo al contrario dopo essere tornato sopra gli 1,4$ a fine marzo. 

Se uno scandalo come quello appena evidenziato non è stato in grado di produrre nuovi minimi, a soli quattro giorni dai precedenti minimi, significa che ai mercati questo inconveniente non è interessato poi molto, forse perchè gli investitori in ARB già in precedenza hanno messo in conto rischio simili. 

Resta però da capire se questo problema sia stato solamente un singolo evento, o se è sintomo di qualche problema più ampio e profondo che potrebbe causare altri inconvenienti simili in futuro. 

Non va dimenticato che Arbitrum è in assoluto uno dei layer 2 più usati su Ethereum. 

Marco Cavicchioli
Marco Cavicchioli
"Classe 1975, Marco è stato il primo a fare divulgazione su YouTube in Italia riguardo Bitcoin. Ha fondato ilBitcoin.news ed il gruppo Facebook "Bitcoin Italia (aperto e senza scam)".
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