HomeBlockchainRegolamentazioneFrancia: qual è la tassa sulle criptovalute?

Francia: qual è la tassa sulle criptovalute?

Che caratteristiche ha la tassa che si paga in Francia sulle criptovalute? 

Non tutti lo sanno, ma sul sito web ufficiale del governo francese c’è una specifica pagina che per l’appunto descrive nel dettaglio il regime fiscale che nel Paese si applica alle criptovalute. 

Francia: la legge per la tassa sulle criptovalute 

Questa pagina web ufficiale del governo rivela che l’articolo 79 della legge finanziaria del 2022 ha modificato il regime fiscale delle plusvalenze generate da vendite di criptovalute, a partire proprio dal 2023. 

Inoltre cita anche il sito web quechoisir.org dell’Associazione dei Consumatori di Francia in cui tutte le modifiche fiscali riguardanti Bitcoin e criptovalute per il 2023 sono state ampiamente spiegate a dicembre dell’anno scorso.

In particolare si concentra sulla tassa che viene imposta sulle eventuali plusvalenze derivanti da vendite di criptovalute, perchè ad esempio per i profitti del mining in Francia si applicano le normali regole dei profitti non commerciali.

Interessante anche il link a legifrance.gouv.fr che viene citato nella pagina web del governo perchè contiene una rapida spiegazione di tutti i termini tecnici informatici utilizzati, tra cui anche “mining” e “cybermonnaies”. 

La Francia come tratta la tassa sulle plusvalenze da investimento in criptovalute 

In Francia le eventuali plusvalenze derivanti dalla vendita di asset digitali come Bitcoin o altre criptovalute sono tassate come profitti industriali e commerciali (BIC), nel caso in cui facciano parte della prassi abituale. 

Un discorso differente invece è quello che si applica alle plusvalenze occasionali, ovvero quelle eventualmente generate dai privati. In questo caso si segue l’articolo 41 della legge finanziaria per il 2019. 

Secondo l’articolo 150 VH bis del TUF, le plusvalenze generate complessivamente nell’arco dell’anno fiscale sono imponibili solamente se il totale delle vendite è superiore a 305€. Si tratta di una soglia estremamente bassa, che fa sì che praticamente tutte le plusvalenze risultino tassabili. 

I redditi eventualmente generati in questo modo sono soggetti ad un prelievo forfettario unico con un’aliquota complessiva del 30%, composta da un 12,8% di l’imposta sul reddito e di un altro 17,2% di contributi previdenziali.

La pagina web ufficiale del governo specifica anche che sono tassabili solo i cambi con monete a corso legale e gli acquisti di beni o servizi, ma non i cambi crypto-to-crypto, ovvero tra una criptovaluta e l’altra. 

Quindi in Francia scambiando solo criptovalute con altre criptovalute non si generano plusvalenze a cui viene applicata una tassazione, mentre invece se si generano plusvalenze scambiando criptovalute con valute fiat, o utilizzando criptovalute per pagare acquisti di merci o servizi, viene applicata una tassa del 30% sull’importo della plusvalenza generata. 

Il calcolo deve essere fatto sommando tutte le eventuali plusvalenze generate nell’arco di un anno. 

L’entrata in vigore della tassa sulle criptovalute in Francia

Queste regole sono entrate in vigore il primo gennaio del 2023, quindi non si riferiscono a ciò che è accaduto fino all’anno scorso. 

In precedenza in Francia non vi era una normativa specifica che normasse la tassazione delle criptovalute, mentre almeno ora c’è chiarezza a riguardo. 

Il nuovo regime fiscale francese sulle criptovalute si basa sulla distinzione tra venditori privati e venditori professionisti. 

Venditori privati e professionisti

Vengono tassate sempre e soltanto le eventuali plusvalenze, e non il mero possesso, ma mentre quelle generate occasionalmente da privati sono tassate al 12,8% più i contributi previdenziali (30% in tutto), agli operatori professionali si applica la classica scala progressiva delle imposte della categoria dei BIC. 

Così come avviene per la tassazione delle plusvalenze sulla vendita di titoli i privati hanno però la libertà di decidere, volendo, di optare per lo stesso regime fiscale dei professionisti. 

Invece le plusvalenze generate dai professionisti, o da privati che operano in condizioni simili a quelle di un professionista, sono soggette alla scala fiscale progressiva della categoria dei BNC (profitti non commerciali), e non più in quella dei BIC. 

Questo specifico regime fiscale si applica solo agli investitori che effettuano numerose e sofisticate operazioni durante tutto il corso dell’anno, e che utilizzano per questa attività gli stessi strumenti e le stesse tecniche dei trader professionisti. 

In questo modo praticamente vengono Questi investitori saranno quindi soggetti allo stesso regime fiscale dei professionisti che operano sui mercati azionari. 

Quindi mentre gli operatori professionisti, o i privati che operano come professionisti, vengono semplicemente equiparati agli operatori professionisti dei mercati tradizionali (in particolare quello azionario), i privati che generano plusvalenze occasionalmente o vengono tassati al 30%, oppure possono optare per una tassa progressiva. 

Il problema

Il problema di questo regime sembrano essere proprio, in alcuni casi, i criteri utilizzati per distinguere i venditori occasionali da quelli abituali. 

Posto che gli operatori professionali sono considerati venditori abituali, per distinguere un privato che opera in modo occasionale da uno che opera in modo abituale i criteri si basano sulla frequenza, sul volume e sulla quantità delle transazioni di criptovalute effettuate durante l’anno. 

Solo che tali criteri hanno natura soggettiva, e risultano complicati da applicare ad esempio a chi ha una gestione dinamica del proprio portafoglio crypto. 

Il fatto è che la tassazione fissa al 30% risulta più vantaggiosa rispetto a quella del BIC, ma la prima è utilizzabile solo dai venditori privati occasionali. 

Quindi stabilire se un venditore è abituale o occasionale è importante, perchè i privati che riescono a rientrare nella categoria degli occasionali possono contare su una flat tax più conveniente rispetto alle aliquote progressive, che crescono al salire delle plusvalenze. 

Marco Cavicchioli
Marco Cavicchioli
"Classe 1975, Marco è stato il primo a fare divulgazione su YouTube in Italia riguardo Bitcoin. Ha fondato ilBitcoin.news ed il gruppo Facebook "Bitcoin Italia (aperto e senza scam)".
RELATED ARTICLES

MOST POPULARS