HomeCriptovaluteBitcoinCosa c’entra la teoria di Keynes con il prezzo del Bitcoin?

Cosa c’entra la teoria di Keynes con il prezzo del Bitcoin?

Tra le tante teorie di Keynes a spiegare l’economia moderna, ce n’è una che è stata accostata al prezzo del Bitcoin. 

In particolare facciamo riferimento alla teoria keynesiana del concorso di bellezza, la teoria che da spiegazione alla cosiddetta economia comportamentale. 

La teoria keynesiana accostata al prezzo del Bitcoin

Per chi non lo sapesse, John Maynar Keynes è stato uno dei più importanti e rivoluzionari economisti del novecento.

Le sue teorie vengono ancora oggi studiate, analizzate ed applicate nell’economia attuale. 

Il suo pensiero e le sue opere sono le fondamenta della scienza economica mondiale attuale, compreso quando parliamo del mondo crypto, il nastro nascente del nuovo secolo. 

In particolare, Keynes è stato associato al Bitcoin e il suo successo negli ultimi anni, che ha fatto sì che il suo prezzo crescesse a cifre astronomiche. Ma cosa c’entra Keynes con il prezzo del Bitcoin?

La teoria di Keynes del “concorso di bellezza”

La teoria di Keynes del “concorso di bellezza” è una metafora utilizzata dal famoso economista per illustrare il concetto di come gli investitori possano prendere decisioni finanziarie basate non tanto sulla valutazione fondamentale degli asset, ma piuttosto sulle loro percezioni di ciò che gli altri investitori pensano o faranno.

Immagina un concorso di bellezza in cui i partecipanti devono scegliere chi considerano la persona più attraente tra una serie di concorrenti. 

Tuttavia, invece di votare in base alla propria preferenza personale, i partecipanti devono cercare di indovinare chi sarà scelto come il più attraente dalla maggioranza degli altri partecipanti. 

Quindi, l’obiettivo non è scegliere la persona che si pensa sia oggettivamente la più attraente, ma prevedere chi sarà scelto dalla maggioranza.

Questo concetto può essere applicato ai mercati finanziari nel modo seguente:

  1. Gli investitori cercano di anticipare non solo quale asset sia tecnicamente solido o fondamentalmente vantaggioso, ma anche quale asset ritengono che la maggioranza degli altri investitori sceglierà.
  2. Questo comportamento può portare a una situazione in cui gli investitori non seguono necessariamente una strategia di investimento basata sulla logica o sui dati, ma piuttosto cercano di anticipare le aspettative della folla.
  3. Di conseguenza, i prezzi degli asset possono essere influenzati più dalle percezioni collettive e dalle tendenze di mercato piuttosto che dalla valutazione oggettiva.
  4. Questo può portare a una volatilità e a un comportamento irrazionale dei prezzi, poiché gli investitori cercano di “indovinare” cosa faranno gli altri investitori.

L’associazione fatta con il Bitcoin che ha fatto aumentare il suo prezzo

Nel contesto delle criptovalute, blockchain e Web3, questa teoria può essere applicata alla speculazione dei mercati. 

Gli investitori potrebbero essere influenzati non solo dalle caratteristiche tecniche di una criptovaluta o di un progetto legato a Web3, ma anche dalle aspettative sul comportamento degli altri investitori. 

Ad esempio, se molti investitori credono che una determinata criptovaluta stia guadagnando popolarità e valore, potrebbero essere più inclini a investire in essa, anche se non esistono fondamentali solidi che giustifichino tale aumento di interesse.

In particolare per quanto riguarda il Bitcoin molto è mosso dalla speculazione e il comportamento di gregge. 

Nel contesto crypto, è la teoria spiega che gli investitori spesso seguano il comportamento di gregge. 

Quando il Bitcoin inizia a vedere un aumento dei prezzi o un aumento dell’interesse da parte del pubblico, molti investitori potrebbero decidere di entrare nel mercato non necessariamente basandosi su una profonda analisi dei fondamentali del Bitcoin, ma piuttosto perché credono che altri investitori lo faranno. 

Questo comportamento può portare a un aumento dei prezzi alimentato dalla speculazione, simile a ciò che Keynes aveva in mente con il suo concetto di “concorso di bellezza”

Un’altra associazione possibile è proprio la cosiddetta FOMO (Fear Of Missing Out), la paura degli investitori di rimanere tagliati fuori da eventuali guadagni futuri. Ciò spinge l’investitore a muoversi in fretta per non perdere eventuali profitti. 

Un altro paragone tra Bitcoin e Keynes: il concetto della “Clearing Union”

John Maynard Keynes formulò l’idea di un istituto chiamato “Clearing Union”, un’entità simile a una banca centrale globale, responsabile dell’aggregazione di tutti i conti dei diversi stati. 

Questo concetto svolge un ruolo cruciale nel contesto di una moneta unica mondiale poiché può accreditare o addebitare una quantità specifica di moneta quando avviene un’azione commerciale tra Paesi.

Le nozioni chiave sono le seguenti: i Banker (rappresentanti del “Clearing Union”) non sostituiscono la moneta nazionale, ma diventano l’unico mezzo di scambio utilizzato nei commerci internazionali tra paesi. Inoltre, il “Banker” stesso non è suscettibile alle fluttuazioni di mercato o alle manovre speculative degli individui.

La “Clearing Union,” libera da interessi politici, svolge il ruolo di mantenere i conti economici dei paesi in equilibrio attraverso compensazioni, garantendo il successo delle transazioni.

Finora, nessun economista o politico ha attuato questa teoria nella pratica, sebbene siano stati creati enti e valute che ne richiamano i concetti. 

Tuttavia, nessuno di questi ha replicato completamente il modello di Keynes. Per avere successo, questa teoria richiederebbe una valuta ampia e di facile scambio, senza legami nazionali, come il Bitcoin.

L’idea è se il “Bitcoin” o un’altra criptovaluta potrebbe assumere il ruolo del “Banker” idealizzato da Keynes. Questo potrebbe rappresentare una prospettiva più concreta rispetto alla mera speculazione economica.

Un nuovo modello potrebbe essere sviluppato, combinando i principi keynesiani di una moneta unica con la criptovaluta più scambiata al mondo, rivoluzionando così la nostra concezione dell’economia globale. 

Il concetto di base è simile a quello proposto da Keynes, ma con alcune modifiche fondamentali: la “Clearing Union” agirebbe come una banca centrale, super partes, ma con una giurisdizione estesa non solo ai mercati internazionali ma a livello globale, rendendo il Bitcoin la moneta unica per tutte le transazioni quotidiane.

La prospettiva di una moneta unica mondiale potrebbe sembrare un’utopia difficile da realizzare, considerando gli interessi delle banche centrali e degli stati leader. 

Tuttavia, in un mondo in costante cambiamento, con l’accelerata transizione dalla moneta cartacea a quella elettronica e la crescente richiesta di semplicità e velocità nelle transazioni internazionali, la creazione di una moneta unica mondiale potrebbe essere una soluzione plausibile per le sfide attuali.

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