Sabato il famoso miliardario americano presidente dei Dallas Mavericks, Mark Cuban, ha rivelato di essere stato vittima di un crypto hack.
Lo ha fatto con un tweet sul suo profilo X, in seguito eliminato.
Il tweet era diretto al CEO di Google Sundar Pichai, dato che stavolta, secondo ciò che ha rivelato Cuban, sarebbe stata violata la sua casella di posta elettronica su Gmail.
Summary
Mark Cuban colpito da un hack crypto
Cuban, che in seguito ha rimosso il tweet con cui ha rivelato questo attacco, affermava di aver perso l’accesso al suo account Gmail a causa di una chiamata falsa al loro servizio di assistenza.
Secondo quanto affermato dal miliardario, qualcuno di nome Noah avrebbe chiamato il numero di telefono 650-203-0000 di Google dicendo che c’era stata un’intrusione ai danni del suo racconto che aveva falsificato i metodi di recupero di Google.
650-203-0000 in effetti è il numero ufficiale dell’Assistenza Google, ma non sembra che possa essere chiamato. Si tratta infatti del numero telefonico con cui l’assistenza di Google chiama in modo da essere riconosciuta.
Pertanto la storia raccontata da Cuban non sembra credibile.
Infatti alcuni sospettano che quel tweet potrebbe anche essere stato pubblicato da qualcun’altro che magari è riuscito a violare l’accesso al profilo X di Cuban.
Mark Cuban: Il precedente hack crypto
Questo in effetti è il secondo hack ai danni di Mark Cuban.
L’anno scorso furono rubati token per un valore complessivo di 870.000$ dal suo wallet crypto su MetaMask.
All’epoca la sua versione dei fatti era che aveva scaricato una differente versione del software (o dell’app) del wallet crypto, e che quest’altra versione contenesse del malware. In seguito ha spostato tutto su Coinbase Custody.
La cosa curiosa è che il primo grande successo imprenditoriale di Cuban fu la società di vendita di software MicroSolution, da lui fondata negli anni ’80 del secolo scorso.
Cuban però non è un esperto di software, ma un imprenditore il cui grande successo però si deve ad un’iniziativa fondata nel 1995 online, ovvero Audionet, che l’imprenditore ha iniziato a finanziare nel 1998 trasformandola in Broadcast.com e che è stata poi venduta a Yahoo! l’anno successivo per 5,7 miliardi di dollari.
Non è nemmeno un esperto di criptovalute, anche se è nel settore, come investitore privato, già da diversi anni.
Il fatto che non abbia grande esperienza nell’utilizzo delle nuove tecnologie, nonostante la sua fortuna provenga proprio da lì, è probabilmente alla base di queste problematiche legate a vari hackeraggi dei suoi account.
Il furto dei fondi
Per quanto riguarda l’hack crypto dell’anno scorso è stato possibile tracciare pubblicamente i movimenti del suo wallet, dato che l’indirizzo pubblico era noto.
Quindi è stato possibile portare alla luce il furto, che Cuban stesso ha poi dovuto confermare.
Per quanto riguarda invece il presunto hack di sabato non si ha notizia di eventuale furto di fondi.
A dire il vero Cuban ha rimosso tutti i tweet del weekend, tanto che ora sul suo profilo X non c’è alcuna traccia di quest’ultimo hack. Pertanto non solo non è possibile affermare che siano stati rubati dei fondi, anche perchè sull’indirizzo gmail sicuramente di fondi non ve ne sono, ma non è nemmeno ancora possibile dare per certo l’hack.
Oltretutto sebbene abbia perfettamente senso che Cuban abbia un account su Gmail a suo nome, in genere gli imprenditori hanno indirizzi email sul dominio dei siti web delle loro aziende, e non su Gmail. Cuban comunque anni fa rivelò di avere quell’indirizzo email su Gmail, quindi perlomeno il fatto che l’indirizzo in questione sia davvero suo è confermato.
L’ipotesi dell’hack su X
D’altronde l’ipotesi che in realtà non sia stato lui a pubblicare quel tweet sembra piuttosto debole.
Perchè mai qualcuno che dovesse riuscire ad entrare sul profilo X di Cuban tanto da poterlo utilizzare per pubblicare un tweet a suo nome pubblicherebbe un tweet simile?
In genere in questi casi gli hacker pubblicano pubblicità ad esempio a shitcoin così da indurre le persone ad acquistarle facendone impennare per un breve momento il prezzo.
Non vi sono ragioni plausibile che inducono a credere che sia stato un hacker a pubblicare quel tweet, la cui paternità quindi non rimane che assegnarla a Cuban stesso.
È possibile che l’imprenditore lo abbia poi rimosso o perchè si è accorto che la storia della chiamata al numero di Google non reggeva, oppure perchè l’hack potrebbe anche non essere mai avvenuto.
Dato che lui afferma solamente di aver perso l’accesso a quell’indirizzo email, si può anche immaginare che semplicemente non si ricordasse la password.
Non è nemmeno impossibile immaginare che a quel punto, avendo coinvolto direttamente il CEO di Google, Google stessa sia intervenuta per consentire a Cuban di recuperare l’accesso al suo account email, dato che era noto da tempo che quell’indirizzo fosse il suo.
Inoltre non sembra nemmeno che le criptovalute abbiano a che fare con quest’ultimo hack, mentre di sicuro invece avevano a che fare con l’hack dell’anno scorso.

