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Hyperledger Fabric: cos’è e come funziona

Cos’è e come funziona l’Hyperledger Fabric? 

Si tratta di un framework basato su DLT che aiuta gli sviluppatori a creare strumenti a loro volta basati su DLT. 

Hyperledger Fabric: Blockchain o no?

Ufficialmente viene definito un framework blockchain, ma in realtà l’utilizzo del termine blockchain in questo caso sembra improprio. 

Hyperledger infatti non è una blockchain decentralizzata e permissionless, ma nonostante sia open source è di fatto permissioned. 

Si tratta di un progetto lanciato dalla Linux Foundation nel 2015, a cui hanno aderito colossi centralizzati come IBM , Intel e SAP. 

Nello specifico, Hyperledger Fabric è uno dei framework basati su Hyperledger. 

Innanzitutto a Hyperledger manca una criptovaluta. Questo significa che non è possibile remunerare il lavoro di validatori indipendenti delle transazioni, che vengono così validate solo dai gestori del registro distribuito. 

Tecnicamente a questo ecosistema di addice più la definizione di DLT (Distributed Ledger Technology, ovvero tecnologia del registro distribuito) che non quella più ristretta di blockchain

La catena di blocchi (blockchain) è in effetti una tecnologia che consente la creazione di registri distribuiti, ma la sua vera forza, quella sprigionata da Bitcoin, è la decentralizzazione. Decentralizzazione non significa solo codice aperto e registri distribuiti, ma soprattutto transazioni permissionless e trustless. 

Hyperledger Fabric: tutti i dettagli

Hyperledger Fabric infatti è un’infrastruttura DLT a tutti gli effetti permissioned. Definirla “blockchain” significherebbe rischiare di far passare il concetto sbagliato che si tratti di una rete totalmente decentralizzata e permissionless. 

Fornisce un’architettura modulare con una delimitazione dei ruoli tra i nodi nell’infrastruttura, e consente l’esecuzione di Smart Contract chiamati “chaincode”. 

Un Network basato su Fabric comprende dei “Peer nodes” che eseguono chaincode, approvano le transazioni e si interfacciano con le applicazioni, degli “Orderer nodes” che assicurano la coerenza della blockchain e consegnano le transazioni approvate ai peer della rete, e dei Membership Service Providers (MSP) che gestiscono i certificati X.509 che vengono utilizzati per autenticare l’identità ed i ruoli dei membri. 

Non vi è pertanto alcuna forma di anonimato o pseudo-anonimato, dato che si tratta di una rete ad accesso privilegiato con differenti ruoli al suo interno. 

L’idea di IBM dietro il progetto Hyperledger Fabric è quella di fornire un framework per consentire lo sviluppo di strumenti basati su DLT, ma senza offrire direttamente servizi rivolti all’utente se non l’SDK per Node.js , Java e Go.

La sua forza sta soprattutto nel non imporre agli sviluppatori l’utilizzo di un codice ad hoc per la creazione di smart contract, ma consentirne la scrittura in linguaggi noti come Go, JavaScript o Java. 

Come funziona

Hyperledger Fabric è una piattaforma basata su registri distribuiti di livello aziendale.

Non è quindi rivolta direttamente agli utenti finali, ma alle aziende che vogliono utilizzarla per svilupparci sopra strumenti a loro volta basati su DLT. 

Per consentire alle aziende di sviluppare in sicurezza, e di gestire i ruoli all’interno degli strumenti sviluppati, prevede controlli avanzati sulla privacy così che solo i dati che si desidera condividere vengano condivisi tra i partecipanti alla rete. Quindi ci sono partecipanti autorizzati che possono accedere a determinati dati, e partecipanti non autorizzati che non possono accedervi. 

Questo fa sì che non si tratti nemmeno di una rete pubblica. 

IBM afferma che gli smart contract su Hyperledger Fabric servono ad esempio per documentare processi di business che si desidera automatizzare, con condizioni di esecuzione autonoma tra le parti eseguite da un codice informatico. Il registro distribuito serve ad impedire che qualcuno che non abbia i permessi possa modificare gli smart contract o le transazioni, che risultano così tracciabile e irreversibili.

L’obiettivo è quello di consentire alle aziende di attuare i processi decisionali più velocemente, e riducendo costi e rischi.

IBM

Sopra Hyperledger Fabric è stata realizzata la IBM Blockchain Platform.

Hyperledger Fabric è una versione open source gratuita, ma è affiancata anche da altre distribuzioni commerciali che includono strumenti e supporto, come la IBM Blockchain Platform.

Infatti IBM Blockchain Platform è la distribuzione commerciale di IBM di Hyperledger Fabric. 

Quindi il progetto Hyperledger è open source, così come il framework Hyperledger Fabric. Invece la distribuzione commerciale di IBM, IBM Blockchain Platform, è di proprietà dell’azienda. 

Gli utilizzi

Nonostante Hyperledger Fabric esista ormai da quasi 10 anni, ovvero da quando è stato lanciato il progetto Ethereum, non si contano ancora molte applicazioni. 

Il fatto di non avere una criptovaluta, e quindi di essere escluso dal mercato finanziario, non ne ha certo aiutato la diffusione. 

Di recente se ne è parlato perchè è coinvolta con il progetto della Nigeria di sviluppare una sua “blockchain” di Stato, chiamata Nigerium. 

Anche in questo caso in realtà non si tratta affatto di una blockchain decentralizzata, tanto che il successo di questa iniziativa è in forse. 

Anzi, la Nigeria già da tempo ha creato una sua valuta digitale della banca centrale (CBDC), chiamata eNaira e basata proprio su Hyperledger Fabric. 

Il problema è che, nonostante questo progetto ormai abbia tre anni, l’utilizzo dell’eNaira non è ancora decollato. 

A dire il vero invece è stato osteggiato parecchio dai nigeriani, probabilmente sia perchè totalmente sprovvisto di privacy, sia perchè di fatto si tratta di emissione di nuova moneta che può generare inflazione. 

Non a caso negli ultimi cinque anni l’inflazione in Nigeria è passata dall’11% al 34%, con l’aumento maggiore a partire da luglio 2022 ed una vera e proprio impennata a partire da agosto dell’anno scorso.

Altri usi di Hyperledger Fabric

In teoria vi sono anche molti altri usi di Hyperledger Fabric. IBM ad esempio aveva puntato molto all’utilizzo nell’ambito della logistica, che tuttavia pare non sia mai davvero decollato. 

Ultimamente si sta lavorando su alcuni progetti novi legati ad esempio all’ambito legale, dove è importante assicurarsi che i testi dei documenti non vengano modificati, o in ambito farmaceutico. 

Spesso si tratta di casi d’uso legati proprio alla tracciabilità di processi e documenti, dato che le transazioni registrate in un registro distribuito non possono essere modificate o eliminate. 

Probabilmente è forse ancora solo troppo presto perchè l’utilizzo di queste tecnologie si diffonda, tanto che la stessa cosa si potrebbe dire anche per la blockchain decentralizzato vera e  propria. 

Per quest’ultima a fare la differenza sono Bitcoin ed altri asset finanziari, che si stanno ritagliando un ruolo sempre più importante all’interno dei nuovi mercati finanziari. Le tecnologie DLT che non hanno una criptovaluta sono praticamente assenti dai mercati finanziari, e questo non ne accelera affatto l’utilizzo. 

Marco Cavicchioli
Marco Cavicchioli
"Classe 1975, Marco è stato il primo a fare divulgazione su YouTube in Italia riguardo Bitcoin. Ha fondato ilBitcoin.news ed il gruppo Facebook "Bitcoin Italia (aperto e senza scam)".
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