Monero viene scossa da un tentativo di takeover del network: la pool di mining Qubic, protagonista dell’attacco 51%, finisce sotto DDoS, abbattendo la propria hashrate da 2,6 GH/s a 0,8 GH/s in poche ore.
Summary
Che cos’è successo tra Qubic, Monero e la minaccia DDoS?
Secondo un post su X, Sergey Ivancheglo — figura chiave nel settore crypto — annuncia di essere lui stesso dietro il controverso tentativo di controllo della rete Monero tramite il superamento della soglia del 51% della potenza di calcolo. In un sorprendente intreccio di eventi, la sua pool di mining, Qubic, subisce un attacco DDoS (Distributed Denial of Service), mirato a rendere inefficace il takeover appena iniziato.
#Qubic pool hashrate peaked 2.6 GH/s before #Monero DDoS attacks knocked it down to 0.8 GH/s by making 2/3 of miners disconnect.
— Come-from-Beyond (@c___f___b) August 3, 2025
Il dato più significativo è il drastico calo di hashrate: la potenza computazionale scende da 2,6 gigahash al secondo (GH/s) a soli 0,8 GH/s. Ivancheglo comunica che le barriere di sicurezza approntate dalla sua squadra sono riuscite a limitare l’impatto, evitando perdite di blocchi e mantenendo i servizi attivi. Tuttavia, la pressione sulla pool resta altissima e la situazione evolve rapidamente nel corso della giornata.
Chi accusa chi: la polemica tra Ivancheglo e lo sviluppatore XMRig
Nel pieno della crisi, Ivancheglo lancia un’accusa diretta su X contro lo sviluppatore del software di mining Monero, XMRig, sospettato di aver orchestrato l’attacco DDoS come atto difensivo per la sicurezza della rete. La risposta arriva subito: Chernykh, in rappresentanza di XMRig, nega pubblicamente ogni coinvolgimento e sottolinea di non aver mai fatto ricorso a metodi illegali per difendere il protocollo.
Questa controversia porta a numerose discussioni online, amplificate dalla community Monero sui canali social e Telegram, sulla legittimità delle strategie di difesa in situazioni di rischio reale di centralizzazione.
Qual è l’obiettivo ultimo del takeover su Monero?
Il tentativo di takeover della rete Monero risponde a una logica molto precisa: raggiungere il controllo della maggioranza della potenza di calcolo, così da centralizzare la validazione dei blocchi. Come emerge dalla fonte, il piano radicale consiste nel rifiutare i blocchi forgiati da altri pool, costringendo i miner a unirsi al pool dominante o a essere esclusi dalla produzione di blocchi ricompensata.
Questa manovra minerebbe in modo significativo il principio fondante di decentralizzazione di Monero, fino ad aumentare i rischi per la privacy e la resistenza alla censura della rete.
Perché Monero è così vulnerabile e così importante?
Monero si distingue per le sue avanzate proprietà di privacy (anonimato totale nelle transazioni, indirizzi segreti, nessun tracking pubblico delle movimentazioni), attirando sia utenti votati alla sicurezza che attori del dark market. Questa caratteristica, però, rende la rete un obiettivo particolarmente critico per tentativi di takeover e manipolazioni.
Il caso odierno lo dimostra: la privacy resta uno dei fattori centrali di Monero, ma proprio questa caratteristica espone la rete a pressioni sia interne sia provenienti da sviluppatori e miner con grandi risorse computazionali.
Come ha reagito la community e quali sono i rischi reali?
La notizia del tentativo di takeover, unita al successivo attacco DDoS, ha mobilitato rapidamente la community internazionale Monero. Sui social si sono susseguite discussioni sulle possibili soluzioni tecnologiche per limitare la concentrazione dei pool e aumentare la resilienza del network.
Le verifiche tecniche svolte sul campo dimostrano che al momento nessuna richiesta della pool Qubic è andata persa; ciò lascia intendere che il DDoS si sia rivelato meno efficace di quanto temuto, oppure sia già stato disinnescato dalle contromisure adottate.
Tuttavia, il pericolo di nuovi tentativi di centralizzazione rimane elevato e la pressione fra sviluppatori, miner e pool rischia di aumentare nei prossimi mesi.
Cosa significa tutto questo per Monero e per gli asset ad alta privacy?
L’attacco tentato tra il 20 e il 21 giugno 2024 getta un’ombra lunga sulla resilienza di Monero e, più in generale, su tutti i principali asset finanziari blockchain focalizzati su privacy e anonimato. Un takeover di successo comprometterebbe il valore di Monero, segnando un precedente drammatico per gli indirizzi privacy-coin.
Gli esperti mettono in guardia anche su un possibile “effetto contagio”: simili strategie di accentramento potrebbero essere tentate su altre reti apparentate, mettendo alla prova la sicurezza e l’indipendenza della DeFi stessa.
Cosa succede ora? Prospettive, rischi e sorprese per Monero
La situazione resta fluida: il tentativo di takeover si è indebolito sotto l’urto del DDoS e della reazione della community, ma il caso non è certo chiuso. Nei prossimi giorni sarà cruciale monitorare i dati di hashrate della pool Qubic e le mosse del team Ivancheglo, così come possibili aggiornamenti software lato Monero.
L’intera vicenda rappresenta un punto di svolta nella storia di Monero: il futuro della privacy-coin più discussa dipende dalla sua capacità di resistere a queste ondate di centralizzazione, tra battaglie tecniche, sociali e di governance.
Tutto può cambiare nelle prossime settimane: segui gli aggiornamenti dai canali ufficiali Monero o partecipa alle discussioni su Telegram per non perdere neppure un dettaglio di questo caso senza precedenti.

