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Shock Crypto: 50 BTC rubati dall’agente NCA durante il caso Silk Road 2.0

50 BTC rubati da un wallet sequestrato dalla National Crime Agency (NCA) nel caso Silk Road 2.0 sono diventati il simbolo di un clamoroso tradimento interno alla legge. 

Quando furono sottratti da Paul Chowles nel 2017, valevano appena 60.000 sterline, ma al momento della scoperta, la cifra era salita a oltre 4,4 milioni.

Cos’è successo davvero: la storia del furto dei 50 BTC nell’NCA

La National Crime Agency britannica si fidava di Paul Chowles, 42enne crypto analyst di Bristol incaricato di gestire e analizzare gli asset digitali sequestrati a Thomas White, la mente dietro Silk Road 2.0. Invece, tra il 6 e il 7 maggio 2017, proprio Chowles ha utilizzato l’accesso privilegiato per prelevare 50 BTC dal “retirement wallet” confiscato, parte di una storica operazione internazionale contro i marketplace dark web.

Mentre i Bitcoin erano ancora poco quotati – intorno a 60.000 sterline in totale – Chowles ha pensato di metterli al sicuro sfruttando le sue competenze: ha suddiviso la somma in piccoli importi, usato servizi di mixing come Bitcoin Fog e inviato le cifre su exchange crypto e carte prepagate, tentando di eliminare ogni traccia.

Ma il valore di Bitcoin è letteralmente esploso: quando la truffa è emersa del tutto, gli asset valevano oltre 5,9 milioni di dollari. Chowles ha effettuato 279 transazioni fra l’agosto 2021 e maggio 2022, spendendo circa 23.000 sterline e convertendo cifre per oltre 613.000 sterline su piattaforme fintech crypto-friendly.

Come hanno scoperto il colpevole: errore umano vs potenza della blockchain analysis

Per anni, i sospetti sono ricaduti su Thomas White, abile hacker, già condannato dopo la chiusura di Silk Road 2.0 nel 2014. Gli inquirenti hanno ritenuto plausibile che avesse miracolosamente riottenuto l’accesso alle chiavi private del wallet sequestrato, forse anche dal carcere.

La verità è emersa solo quando White, una volta rilasciato, ha segnalato sospetti sull’accesso ai wallet. Da lì, la Merseyside Police ha sequestrato i dispositivi di Chowles, trovando credenziali, cronologia browser e dettagli di wallet direttamente collegati al furto dei Bitcoin.

Analisi forensi, uso di Chainalysis e pattern di spesa insoliti hanno inchiodato Chowles. Nonostante i mixer (strumenti che nascondono le origini di una criptovaluta), il tracciamento sulla blockchain si è rivelato insuperabile: ogni passaggio, ogni frazionamento, ogni singolo centesimo aveva lasciato tracce indelebili.

Chi è Paul Chowles e perché il suo caso fa tremare le forze dell’ordine?

Fino al 2017, Chowles era considerato uno dei migliori esperti crypto dell’NCA, impegnato a confiscare e blindare asset digitali provenienti da crimini informatici. Proprio grazie al suo ruolo aveva accesso ai wallet codificati di criminali come White.

La tentazione di sfruttare questa posizione per arricchirsi lo ha portato a orchestrare uno dei maggiori furti interni mai visti in un’agenzia di intelligence finanziaria britannica. Il processo, che si è concluso nel marzo 2025 con la confessione di Chowles, ha mostrato la vulnerabilità anche degli organismi anti-crypto crime se non supportati da processi di auditing stringenti.

Alex Johnson (CPS) ha commentato: 

“Chowles ha approfittato della sua posizione per arricchirsi, ideando un piano che pensava lo avrebbe protetto da ogni sospetto.” 

Il detective capo John Black sottolinea lo shock: 

“È estremamente deludente che qualcuno deputato a combattere i crimini crypto possa essersi trasformato proprio in ciò che doveva fermare.”

Come funzionava la truffa: circuiti di conversione, card prepagate e mixer bitcoin

Dopo il furto, Chowles ha passato anni a ripulire lentamente il bottino. Il meccanismo era raffinato:

  • Frazionamento dei Bitcoin tramite mixer (in particolare Bitcoin Fog).
  • Invio sui wallet secondari e su servizi di exchange, tra cui Cryptopay e Wirex, con conversione diretta in sterline su carte di debito crypto.
  • Prelievi in contanti e spese imitanti le normali abitudini di consumo.

I report della Crown Prosecution Service indicano che solo con Wirex sono stati spesi quasi 80.000 sterline e che il valore totale degli asset convertiti da Chowles ha sfiorato 824.000 dollari (luglio 2025).

Quali sono le conseguenze: sentenza storica, sequestro asset e impatto sul futuro delle crypto law enforcement

La sentenza, emessa il 5 luglio 2025 dalla Liverpool Crown Court, è severa: 5 anni e mezzo di carcere per l’ex funzionario NCA, ritenuto colpevole di furto, riciclaggio e occultamento. Il giorno 11 luglio, la NCA lo ha licenziato per grave condotta.

Quasi 470.000 sterline sono state già recuperate dagli asset di Chowles (pari a circa 30 BTC attuali). Il processo di confisca va avanti per recuperare le ultime quote rubate. Nel frattempo, i restanti 47 BTC sequestrati dallo stesso White sono stati legalmente venduti, generando circa 1 milione di sterline per lo Stato.

L’intero caso dimostra una lezione fondamentale: il tracciamento sulla blockchain è incorruttibile anche per chi, dall’interno, prova ad aggirarlo. E il controllo sulle crypto asset nelle mani delle forze dell’ordine (ma anche dei singoli operatori) necessita di audit e trasparenza continua.

Cosa succede ora? Lezione per tutti: nessuno è al di sopra della legge

Il “crypto furto perfetto” si è dissolto davanti alla trasparenza radicale della blockchain. Una caduta clamorosa per l’NCA, un monito per ogni operatore e la conferma che i Bitcoin, anche quando attraversano servizi di crypto mixer e card prepagate, restano tracciabili se le autorità investono in analisi forense e collaborazione internazionale.

In un’era in cui Bitcoin è sempre più centrale in indagini e sequestri, nessun insider è realmente al sicuro se tradisce la fiducia pubblica. La prossima generazione di legislazione e cyber-forensics dovrà colmare le falle sistemiche, vigilando sia sui criminali che su chi deve difendere la legge.

Il futuro dipende da tecnologie, audit e trasparenza: segui la community e le prossime sentenze per capire dove va la giustizia crypto.

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