Con il ritorno delle sanzioni e le tensioni sulla dipendenza dal dollaro, l’uso delle criptovalute da parte dell’Iran per i pagamenti esteri emerge come risposta alle sanzioni internazionali e alle limitazioni di accesso ai principali circuiti finanziari.
Summary
Come le sanzioni hanno spinto l’Iran verso le criptovalute?
Nell’agosto 2025, dopo il ripristino delle sanzioni da parte di Francia, Germania e Regno Unito tramite il meccanismo di snapback, Teheran ha accelerato i piani sull’uso degli asset digitali nel commercio internazionale.
La decisione è legata alle preoccupazioni occidentali sull’arricchimento dell’uranio iraniano e al minore accesso concesso agli ispettori internazionali.
Di fronte a un contesto di crescente isolamento, i leader iraniani descrivono le criptovalute come uno strumento per sostenere gli scambi transfrontalieri e attenuare gli effetti delle sanzioni di USA e ONU. Inoltre, presentano gli asset digitali come una possibile protezione per l’economia nazionale nel lungo periodo.
Qual è la strategia presentata al summit blockchain di Teheran?
Al deBlock Summit di Teheran, primo evento internazionale su blockchain sostenuto dal governo, i vertici istituzionali hanno delineato un progetto per creare un ecosistema di commercio digitale.
In particolare, hanno indicato l’adozione di valute virtuali come elemento centrale per un paese escluso dal circuito SWIFT.
Durante il summit, le autorità hanno annunciato l’intenzione di collaborare strettamente con università e aziende tecnologiche locali per ampliare la ricerca su blockchain e attrarre capitali stranieri in iniziative legate alle valute digitali.
Inoltre, Teheran ha invitato i membri dei BRICS ad accettare pagamenti in crypto negli scambi transfrontalieri, nonostante l’India abbia respinto l’idea di sganciarsi dal sistema in dollari.
Qual è la reazione internazionale alla svolta digitale iraniana?
La risposta internazionale introduce ulteriori pressioni sulla strategia di Teheran. Il presidente statunitense Donald Trump ha ammonito i paesi BRICS contro l’adozione di criptovalute o di sistemi valutari alternativi e ha minacciato dazi sui partner che si allontanano dal dollaro.
Questa posizione rende più delicato l’utilizzo di asset digitali per i pagamenti esteri, poiché ogni passo verso un sistema alternativo viene osservato con attenzione da Washington. Tuttavia, i sostenitori del piano iraniano ritengono che la spinta verso strumenti decentralizzati sia ormai strategica per le economie sanzionate.
I BRICS sosterranno davvero l’orientamento crypto dell’Iran?
Nel blocco BRICS il dibattito sulla direzione finanziaria resta aperto. Da un lato, Teheran sostiene che gli asset digitali possano ridurre la dipendenza dal dollaro e favorire obiettivi di de-dollarizzazione di lungo periodo. Dall’altro lato, permangono divergenze interne tra gli stessi membri.
Inoltre, i promotori di questa visione sottolineano che l’uso di infrastrutture decentralizzate può offrire vantaggi specifici ai paesi colpiti da sanzioni. In contrasto, alcuni partner temono ripercussioni politiche e commerciali se dovessero allinearsi apertamente alla linea iraniana.
Quali sono le criticità della regolamentazione sulle criptovalute in Iran?
Durante il summit, esponenti dell’industria hanno sollevato dubbi sull’attuale quadro normativo iraniano. Secondo molti operatori, le regole in vigore sono poco trasparenti e non favoriscono lo sviluppo di un ecosistema blockchain competitivo a livello locale.
Tuttavia, gli addetti ai lavori richiamano il fatto che un paese sottoposto a sanzioni non può permettersi incertezze normative se vuole sfruttare appieno gli strumenti digitali. Proprio l’esclusione dall’infrastruttura SWIFT viene indicata come motivo per accelerare su soluzioni alternative basate su valute virtuali.
Che ruolo ha la banca centrale nel mercato crypto iraniano?
La Banca Centrale dell’Iran rimane l’unico regolatore del mercato degli asset digitali nel paese. Finora ha bloccato i canali di conversione diretta tra rial iraniano e criptovalute, limitando così la diffusione di questi strumenti tra cittadini e imprese.
Inoltre, i decisori politici discutono ancora sulla tariffazione dell’energia per le attività di mining autorizzate, nel contesto di forti sussidi sull’elettricità. Questo dibattito rende incerto il quadro per chi valuta investimenti in infrastrutture di calcolo e potrebbe frenare nuovi ingressi nel settore.
Nel complesso, la strategia di Teheran sul fronte Iran criptovalute appare come un tentativo calibrato di aggirare le restrizioni finanziarie mantenendo un controllo centrale sul mercato.
Resta da capire se la combinazione tra pressione internazionale, prudenza regolatoria interna e divisioni tra i partner internazionali permetterà davvero all’Iran di trasformare gli asset digitali in un pilastro stabile del commercio estero.

