HomeCriptovaluteEthereumEthereum, tra privacy di Ethereum olistica e sfida regolatoria fino al 2026

Ethereum, tra privacy di Ethereum olistica e sfida regolatoria fino al 2026

Al centro del dibattito su blockchain e finanza decentralizzata, la privacy di Ethereum è emersa come tema cardine a Devconnect Buenos Aires 2025, ridefinendo priorità tecniche, legali e politiche.

Un evento chiave per la privacy all’era Devconnect 2025

L’Ethereum Privacy Stack, co-organizzato dal team PSE, da Web3Privacy Now e da membri della Ethereum Foundation, è stato uno degli appuntamenti più rilevanti di Devconnect ARG 2025. Sul palco sono intervenuti Vitalik Buterin, un cofondatore di Tor, ricercatori core dell’EF, fondatori di protocolli come Railgun, 0xbow e Aztec, oltre a legali di primo piano.

L’obiettivo era ridisegnare la mappa dell’ecosistema, superare i silos tecnici e definire una roadmap per i prossimi 3–5 anni. Inoltre, il contesto di pressione regolatoria crescente e di tecnologie sempre più mature ha reso l’incontro un banco di prova per l’intero stack.

A Devconnect Buenos Aires 2025 l’evento è stato percepito come il principale forum dedicato al tema, con un focus verticale e una forte impronta strategica per il futuro di Ethereum.

Dalla somma di tool alla “Holistic Privacy”

La lezione più netta è stata l’affermazione di una “Holistic Privacy”. La riservatezza non è più una semplice combinazione di ZK proof, mixer o strumenti on-chain, ma un circuito end-to-end che abbraccia livello di trasporto, RPC, archiviazione dati e interfacce utente.

Come hanno ribadito Vitalik Buterin e Roger Dingledine (Tor), se la rete sottostante perde indirizzi IP, l’anonimato a livello applicativo diventa illusorio. Tuttavia, la comunità ha concordato sulla necessità di seguire il “principio della botte di legno”: individuare e colmare i punti più deboli di leakage per rendere Ethereum un vero “world ledger” resistente alla censura.

Verso la privacy di default e una UX invisibile

I partecipanti hanno paragonato la fase attuale del Web3 al passaggio, nel Web2, da HTTP a HTTPS. La privacy non può restare appannaggio di “smanettoni” o assimilata a un mezzo per nascondere reati; deve diventare impostazione predefinita per utenti ordinari e imprese.

Prendendo spunto da Railgun, Kohaku Wallet e dall’esperienza Web2, i relatori hanno proposto di ribaltare lo stigma: non deve essere la riservatezza a sembrare sospetta, ma semmai le transazioni totalmente pubbliche, paragonate a “camminare nudi su internet”.

Entro il 2026 la comunità punta a portare il costo dei trasferimenti privati a circa una transazione standard, offrendo un’esperienza one-click, quasi invisibile. Inoltre, questa semplificazione mira ad attirare istituzioni TradFi oggi restie proprio per l’assenza di tutela della confidenzialità.

Compliance, permissionless e il rischio di “guerra civile” a L1

Se la traiettoria tecnica appare più chiara, permangono forti tensioni ideologiche. La linea di frattura principale è tra privacy compatibile con la conformità normativa e privacy pienamente permissionless. Da un lato, progetti come Privacy Pools propongono prove crittografiche per separare i fondi leciti da quelli collegati ad attività illecite, in cambio di maggiore tolleranza regolatoria.

Dall’altro lato, la corrente più cypherpunk teme che qualsiasi compromesso con la compliance sfoci, nel tempo, in censura strutturale. Inoltre, Andy Guzman (PSE) ha evocato il rischio di una “guerra civile” sulla questione se integrare la privacy direttamente nel livello 1 di Ethereum.

L’inclusione nativa a L1 potrebbe unificare la liquidità e fornire protezioni predefinite a tutti, ma importerebbe complessità al protocollo e rischi regolatori potenzialmente elevati. Detto ciò, la decisione inciderà sulla futura “costituzione politica” della rete.

Hardware, nodi e resilienza anti-censura

Accanto al software, grande spazio è stato dedicato agli strati fisici e di rete. Dal self-hosting di nodi alle TEEs (Trusted Execution Environments) minimizzate nella fiducia, è emerso un dato: se l’hardware contiene backdoor, ogni stratificazione crittografica superiore diventa fragile.

La resistenza alla censura è stata paragonata a un’uscita di sicurezza: apparentemente inutile in tempi di calma, ma decisiva nelle crisi. In questo quadro si inseriscono VPN decentralizzate come Nym e HOPR, oltre a ZK-TLS per una “guerrilla interoperability” capace di reggere stress geopolitici estremi.

Una battaglia anche legale e culturale

Alla luce del caso Tornado Cash e delle vicende dei suoi sviluppatori, l’evento è stato attraversato da un forte senso di urgenza sul tema della protezione collettiva. Giuristi e developer hanno invocato fondi di difesa legale strutturati e organizzazioni stabili di lobbying e advocacy.

Il messaggio è stato chiaro: difendere la privacy non significa solo scrivere codice, ma anche controllare la narrazione pubblica. Inoltre, la comunità vuole ribaltare l’immagine degli sviluppatori, da “potenziali fiancheggiatori del terrorismo” a difensori delle libertà civili nell’era digitale.

Senza una rete di tutele condivise, il rischio è che gli ingegneri diventino troppo timorosi per distribuire software aperto, rallentando drasticamente l’evoluzione del settore.

Onionizing Ethereum: Tor come spina dorsale della rete

Nel dialogo tra Vitalik Buterin e Roger Dingledine, è emerso il progetto EF di integrare in profondità Tor e Onion Services nello stack della rete. L’obiettivo va oltre la protezione delle transazioni tramite ZK, includendo privacy in scrittura (invio) e in lettura (RPC).

Dingledine ha ricordato che circa tre quarti dei nodi Bitcoin si connettono via indirizzi .onion. Tuttavia, ha sottolineato come l’anonimato a livello di credenziali sia inutile se il layer di trasporto espone IP e pattern di accesso.

Per Ethereum il traguardo comprende mixnet e onion routing a livello P2P, a tutela dei proposer da attacchi DoS e a rafforzamento della censura-resistenza. Inoltre, Pluggable Transports come Snowflake possono travestire il traffico da comuni videochiamate WebRTC, aggirando firewall nazionali.

Guardando avanti, è stata discussa la possibilità che i validatori gestiscano anche relay Tor non-exit. Poiché questi non espongono l’operatore ai rischi legali degli exit node, potrebbero aumentare larghezza di banda e robustezza del network senza oneri eccessivi per gli staker.

La visione DeFiPunk della Ethereum Foundation

Hsiao-Wei Wang ha presentato la nuova politica di funding EF, centrata sul concetto di “DeFiPunk”: riportare l’etica cypherpunk all’interno della finanza decentralizzata. Non basta l’inseguimento del rendimento; servono censura-resistenza, apertura del codice e tutela concreta della riservatezza.

Ha quindi delineato sei attributi chiave: sicurezza, open source, autosufficienza finanziaria, trust-minimization, strumenti crittografici avanzati e privacy. In particolare, EF predilige licenze FLOSS, viste come garanzia di trasparenza autentica e collaborazione, rispetto alla protezione commerciale del codice.

I protocolli devono essere permissionless, accessibili da qualsiasi giurisdizione, e garantire pieno controllo degli asset agli utenti, senza ricorrere a custodi terzi. Inoltre, EF spinge per front-end distribuiti, interfacce autonome e persino CLI per mitigare i rischi di censura centralizzata a livello di UX.

Finanziamento di beni pubblici e trade-off di trasparenza

Il panel dedicato ai beni pubblici, con Camila Rioja, Thomas Humphreys, Tanisha Katara, Beth McCarthy e José Ignacio Trajtenberg, ha analizzato il difficile equilibrio tra trasparenza e protezione dei dati. Esempi concreti sono arrivati dal programma di Xcapit con UNICEF e dagli esperimenti brasiliani sulle valute comunitarie.

Nei contesti umanitari, la privacy è anche questione di sicurezza fisica. Serve trasparenza per verificare l’efficacia dei fondi, ma nella fase di partecipazione e voto occorre schermare identità e preferenze per evitare corruzione o pressioni sociali.

L’uso di primitive ZK permette di certificare l’ammissibilità dei votanti e conteggi corretti, senza rivelare i singoli voti. Inoltre, i relatori hanno sottolineato che un’infrastruttura globale per i beni pubblici non deve forzare l’allineamento a ogni regime normativo, bensì fornire mattoni privacy-first adattabili localmente.

Chi paga per la privacy? Il caso Rotki

Lefteris Karapetsas ha criticato il modello dominante del “se il prodotto è gratis, il prodotto sei tu”. A suo avviso, la maggior parte dei servizi copre i costi vendendo dati degli utenti, imponendo una tassa informativa occulta.

Ha proposto le cosiddette app allineate: software che servono gli interessi degli utenti, sono local-first, non tracciano e rispettano la sovranità dei dati. Tuttavia, costruirle è costoso e complesso, come dimostra il portfolio tracker Rotki.

A differenza dei SaaS, le app locali non possono contare su A/B test o telemetria intensiva; devono distribuire binari firmati per vari sistemi operativi e gestire database in locale. Inoltre, non monetizzando i dati, necessitano di schemi di ricavo diretti e sostenibili.

Lefteris sconsiglia di affidarsi a donazioni e grant, definiti “vicoli ciechi”. Detto ciò, invita a modelli a pagamento chiari, come freemium o feature premium, che educano gli utenti al fatto che la riservatezza ha un prezzo esplicito.

Mappare lo stack della privacy di Ethereum

Mykola Siusko, Antonio Seveso, cyp, Alavi e Kassandra.eth hanno tentato di sistematizzare un panorama estremamente frammentato. Lo spazio comprende privacy on-chain (stealth address, Privacy Pools), protezione a livello di rete (mixnet) e, soprattutto, la UX che collega questi blocchi.

La user experience è stata descritta come il collante decisivo per l’adozione. Inoltre, i relatori hanno messo in guardia dal costruire funzionalità unicamente come risposta difensiva alle norme: la privacy dovrebbe essere vista come capacità collettiva, non semplice scudo.

Sul fronte regolatorio, è stata giudicata irrealistica l’idea di un protocollo globale pienamente conforme. Meglio fornire infrastruttura generale, lasciando agli utenti strumenti di disclosure selettiva, come view key, così da evitare sorveglianza generalizzata pur consentendo la prova di conformità quando necessario.

Infine, è stato lanciato un appello a uscire dall’eco-chamber crypto e collaborare con realtà come Tor, EFF e Signal. Normalizzare la privacy, rendendola pratica sociale corrente e persino piacevole, è stata indicata come la prossima soglia di adozione.

Adozione istituzionale e privacy su Ethereum

Oskar Thorin ha spiegato il mandato dell’Institutional Privacy Task Force dell’EF: aiutare le istituzioni finanziarie a migrare verso Ethereum rispettando requisiti di riservatezza estremamente rigidi. Non è più solo un tema di compliance formale, ma di protezione reale di strategie e dati.

Rappresentanti di ABN AMRO e Etherealize hanno segnalato che le banche desiderano la liquidità di una blockchain pubblica, ma non possono esporre in chiaro posizioni, flussi e informazioni dei clienti. Serve controllo granulare sugli accessi, allineato ai workflow interni.

Francois, da Polygon Miden, ha illustrato un modello ibrido account + UTXO, in cui lo stato rimane in locale e la chain vede solo prove ZK quando strettamente necessario. Inoltre, la crittografia a conoscenza zero consente report regolamentari, come prove di solvibilità, senza rivelare i libri contabili.

Il consenso generale è che il futuro non siano le sidechain private isolate, ma un layer di privacy su mainnet. Una volta decouple identità, enforcement e reporting, intorno al 2026 si potrebbe assistere a una vera svolta nell’adozione istituzionale.

Privacy Pools, 0xbow e la questione “senza terroristi”

Ameen Soleimani ha usato la metafora di un lago della Patagonia inquinato da pochi inquinatori per descrivere il caso Tornado Cash: quando una minoranza di attori malevoli usa un pool pubblico, l’intera comunità subisce sanzioni.

Ha ricordato come, nella pratica, gli utenti legittimi che si mescolano con hacker ne aumentino anche la copertura, creando un dilemma etico. La risposta proposta sono i Privacy Pools, che permettono di dimostrare l’estrazione da un sottoinsieme “pulito” dei depositi.

Con 0xbow, Ameen introduce screening KYT sulle entrate e la possibilità di escludere i depositi ritenuti illeciti dai set compliant, senza congelare però i fondi. Il meccanismo di ragequit garantisce comunque il ritiro del capitale anche se l’operatore chiude.

La roadmap V2, attesa per EthCC a Parigi, prevede trasferimenti schermati all’interno del pool, senza obbligo di prelievo verso un nuovo indirizzo. In sostanza, si sacrifica parte della fungibilità per aumentare la recuperabilità e ridurre l’esposizione legale degli sviluppatori.

Censorship-resistance come infrastruttura pubblica

Mashbean, di Matters Lab, ha posto una domanda scomoda: se la resilienza alla censura è così essenziale, perché i prodotti che la offrono faticano a sopravvivere? L’esperienza quinquennale con Matters.news mostra la distanza tra bisogno morale e domanda di mercato.

La cosiddetta Honeypot Paradox illustra come le piattaforme resistenti alla censura attirino contenuti più sensibili e attacchi di spam o scam su vasta scala. Per reagire, devono introdurre moderazione, entrando in tensione con la propria missione originaria.

Mashbean propone di abbandonare l’idea del monolite e fornire invece primitive riusabili per comunità di dimensioni ridotte. Inoltre, invita gli sviluppatori a usare in prima persona strumenti di sicurezza avanzata, poiché sono essi stessi bersagli di alto profilo.

Nel complesso, la censura-resistenza viene reinterpretata come infrastruttura pubblica, simile a scale antincendio o cinture di sicurezza. Il successo non si misura in ricavi, ma in quante persone possono continuare a parlare e sopravvivere sotto pressione.

Guerrilla interoperability e diritto digitale alla riparazione

Andreas Tsamados ha descritto il Web2 come una città di architetture ostili: walled garden, DRM e chiusure che riducono concorrenza e libertà degli utenti. Per contrastare l’Enshittification propone la Guerrilla Interoperability, ovvero l’interoperabilità imposta dagli utenti.

Con ZK-TLS, gli utenti possono produrre attestazioni crittografiche delle interazioni con piattaforme Web2, importandole in ambienti decentralizzati senza permesso degli incumbent. In questo modo, si costruiscono servizi alternativi che sfruttano la base dati esistente.

Andreas ha presentato le soluzioni Fileverse ddocs.new e dsheets.new, alternative cifrate end-to-end a Google Workspace, con inviti via ENS e dati su IPFS. Inoltre, ha richiamato un “ottimismo rivoluzionario” che spinga gli sviluppatori a non attendere aperture formali.

L’uso congiunto di account abstraction, storage distribuito e ZK punta a garantire un vero diritto digitale alla riparazione, forzando un nuovo equilibrio incentrato sull’utente.

Resilienza infrastrutturale della privacy di Ethereum

Un panel con Sebastian Bürgel (HOPR), ml_sudo, Pol Lanski (Dappnode) e Kyle Den Hartog ha spostato l’attenzione sulle fondamenta hardware. Le TEEs correnti, come Intel SGX, soffrono di vulnerabilità side-channel e trade-off sfavorevoli tra performance e sicurezza.

ml_sudo ha illustrato l’idea di un “Trustless TEE”: chip completamente open source, con toolchain e produzione verificabili. In un mondo di supply chain frammentate, queste soluzioni diventano cruciali per una fiducia minimale.

Pol Lanski ha rilanciato la visione “ognuno gestisce il proprio nodo”, intesa anche come atto di disobbedienza civile contro tentativi di sorveglianza generalizzata, come i progetti di controllo massivo delle comunicazioni.

Sebastian ha sintetizzato con lo slogan “i nerd proteggono le reti”: la prima linea di difesa resta una minoranza tecnica disposta a sperimentare con hardware e nodi. Tuttavia, l’obiettivo è abbassare le barriere così che più persone possano unirsi a questa difesa distribuita.

Kohaku Wallet e modularità applicativa

Nicolas Consigny ha presentato Kohaku, iniziativa guidata dalla Ethereum Foundation: un set di primitive, SDK e una wallet-extension di riferimento (fork Ambire) orientati a privacy e sicurezza. Non è un nuovo portafoglio concorrente, ma una libreria di componenti riutilizzabili.

Kohaku integra nativamente Railgun e Privacy Pools, consentendo di indirizzare asset verso pool schermati con un clic e di alternare protocolli direttamente in interfaccia. Inoltre, introduce un modello di account per dApp, riducendo il riuso dello stesso indirizzo e quindi il collegamento dei metadati.

In collaborazione con ZKnox, il progetto abilita la firma hardware di transazioni ZK Railgun, soddisfacendo l’esigenza “cold storage + privacy”. Un layer hardware generico consente di riutilizzare la stessa logica su Keystone, Keycard e dispositivi fai-da-te a basso costo.

La strategia EF è pragmatica: fornire SDK sicuri e usabili, come la suite OpenLV, così che i wallet esistenti possano integrare Tor e funzioni private con attrito minimo. Un testnet pubblico è previsto intorno a EthCC del prossimo aprile.

Voto privato e governance DAO

Joshua Davila, Lasha Antadze, Anthony Leuts, Jordi Pinyana e John Guilding hanno sostenuto che la privacy è indispensabile per una governance veritiera. Nei sistemi di voto totalmente trasparenti, le proposte passano quasi sempre con margini schiaccianti per paura di ritorsioni.

In scenari ad alto rischio, come i casi illustrati da Rarimo e Vocdoni, anche la sola partecipazione al voto può comportare arresto. Per questo la frontiera tecnica è legare identità reali all’ammissibilità on-chain senza rendere tracciabili le scelte individuali.

John, da MACI, ha posto l’accento sull’anti-collusione: la privacy è insufficiente se un votante può dimostrare a un corruttore come ha votato. MACI mira all’“non dimostrabilità” crittografica delle preferenze, mantenendo il supporto a meccanismi come quadratic voting.

Entro il 2026, panelisti prevedono l’integrazione di soluzioni mature in toolchain mainstream come Snapshot e Tally. Tuttavia, la vera sfida è culturale: superare l’equazione “trasparenza totale = virtù” radicata nella cultura crypto.

Sviluppatori nel mirino: tutele legali e policy

Marina Markezic, Fatemeh Fannisadeh, Ayanfeoluwa Olajide e Joan Arús hanno evidenziato il nuovo modello di minaccia per chi sviluppa strumenti di riservatezza e DeFi. Non si tratta più solo di azioni ex post, ma di sorveglianza preventiva sui builder.

Joan, di Sentinel Alliance, ha raccontato come team impegnati su voting censorship-resistant siano stati presi di mira con spyware commerciale, come Pegasus. Il rischio viene così esteso dalle azioni possibili con il codice alla semplice attività di sviluppo.

Gli avvocati hanno sottolineato che le moderne normative antiterrorismo definiscono gli atti in modo talmente ampio da includere, di fatto, molti progetti open source. Pertanto, non è sufficiente confidare in ricorsi successivi, ma servono strutture di difesa permanenti.

In Europa, Marina (EUCI) ha segnalato piccoli progressi: nei dibattiti su GDPR si riconoscono le tecnologie PET come strumenti per la conformità, non ostacoli. Ciò dimostra che un lavoro di advocacy costante e tecnicamente informato può produrre risultati.

Lezioni dal passaggio HTTP→HTTPS per la roadmap privacy Ethereum

Polymutex ha confrontato l’evoluzione del Web2, passato da HTTP a HTTPS, con la situazione attuale delle blockchain. In entrambe le fasi iniziali, la privacy era quasi assente per limiti crittografici, incertezze normative e costi prestazionali.

Ha individuato quattro stadi: rendere la privacy possibile (standard tipo SSL/TLS), renderla lecita (battaglie legali sull’export di crittografia), renderla economica (accelerazioni hardware) e infine renderla default. Un turning point fu Let’s Encrypt, che semplificò l’ottenimento dei certificati.

Nell’analogia con Web3, gli standard di protocollo esistono e si lavora a ridurre latenza e costi via hardware ZK e precompile. Tuttavia, restano nodi aperti sul fronte legale (caso Tornado Cash) e sulla semplicità di integrazione lato wallet.

Secondo Polymutex, servono strumenti come WalletBeat per monitorare il comportamento dei portafogli, canali educativi e avvisi chiari: “Questa transazione è pubblica, il tuo saldo sarà tracciabile”. Solo stigmatizzando l’assenza di riservatezza si potrà arrivare a una vera privacy di default su Ethereum.

Privacy su Ethereum oggi: frizioni, stigma e narrativa

Alan Scott e Max Hampshire hanno discusso le difficoltà pratiche nel costruire protocolli di riservatezza. Il primo ostacolo è narrativo: l’uso di strumenti come Railgun viene spesso automaticamente associato ad attività illecite.

Inoltre, l’integrazione tecnica presenta forti attriti. L’SDK di Railgun conta centinaia di migliaia di righe: per grossi protocolli come Aave, incorporarlo significa affrontare rischi complessi. Detto ciò, molti wallet, inclusi fork di Rabby, integrano analytics e tracker, in contrasto con le finalità di privacy.

Sul piano della rete, Max ha sottolineato la dinamica gatto-e-topo tra tecniche di deanonymization e mixnet. Se ISP o endpoint RPC possono osservare IP e pattern di accesso, gran parte dei benefici on-chain viene erosa.

L’espansione del set di anonimato richiede che non solo le “whale”, ma anche utenti comuni adottino soluzioni private. L’obiettivo è una privacy plug-and-play, motivata anche da esigenze quotidiane come evitare il copy-trading.

Strategie per trasferimenti privati su Ethereum e roadmap al 2026

Nella lecture conclusiva, Andy Guzman (PSE) ha proposto una tassonomia semplificata dello stack: letture private, scritture private e portabilità privata. Ha ribadito la legge del minimo: l’intero sistema è forte quanto il suo anello più debole.

Guzman prevede che entro novembre 2026, in occasione del prossimo Devcon, i trasferimenti schermati sulla rete possano considerarsi “risolti”. Oltre 35 team stanno esplorando circa 13 approcci diversi, dalle stealth address ai privacy pools.

Il profilo target è costo basso (circa 2× una transazione standard), bassa latenza ed esperienza a un clic. Resta aperta la discussione se mantenere la riservatezza a livello applicativo o integrarla nel core L1, con i già citati trade-off.

Sul piano della compliance, Guzman delinea uno spettro che va dalla privacy puramente cypherpunk a quella “consapevole” delle normative. L’esito auspicato è un ecosistema pluralista, in cui coesistano strumenti diversi, dalle soluzioni permissionless a quelle orientate all’adozione istituzionale.

Nel complesso, l’evento di Buenos Aires ha tracciato le linee guida per un’infrastruttura per la privacy di Ethereum più matura, resiliente e politicamente consapevole, destinata a evolversi in modo decisivo entro la fine del decennio.

Satoshi Voice
Satoshi Voice è un'intelligenza artificiale avanzata creata per esplorare, analizzare e raccontare il mondo delle criptovalute e della blockchain. Con una personalità curiosa e un'approfondita conoscenza del settore, Satoshi Voice combina precisione e accessibilità per offrire analisi dettagliate, interviste coinvolgenti e reportage tempestivi. Gli articoli di Satoshi Voice sono realizzati quindi con il supporto dell'intelligenza artificiale ma sono revisionati sempre dal nostro team di giornalisti per garantire accuratezza e qualità. Dotato di un linguaggio sofisticato e di un approccio imparziale, Satoshi Voice si propone come una fonte affidabile per chi cerca di comprendere le dinamiche del mercato crypto, le tecnologie emergenti e le implicazioni culturali e finanziarie del Web3. Guidato dalla missione di rendere l'informazione sulle criptovalute accessibile a tutti, Satoshi Voice si distingue per la capacità di trasformare concetti complessi in contenuti chiari, con uno stile accattivante e futuristico che riflette la natura innovativa del settore.
RELATED ARTICLES

Stay updated on all the news about cryptocurrencies and the entire world of blockchain.

Featured video

LATEST