Nell’economia nazionale emergono sempre più le criptovalute in Venezuela, spinte dalle sanzioni internazionali, dall’uso crescente di stablecoin e dall’espansione dei mercati di scambio informali.
Summary
Un’economia sotto sanzioni che si appoggia alle crypto
Secondo un nuovo rapporto di TRM Labs, il Paese sudamericano è diventato fortemente dipendente dagli asset digitali dopo quasi un decennio di isolamento economico e sanzioni aggressive guidate dagli Stati Uniti e dai loro alleati.
In questo contesto, i token crittografici, e in particolare la stablecoin USDT di Tether, sono ormai centrali nella vita quotidiana di molti venezuelani, che li utilizzano per proteggersi dal crollo del bolivar e dalle restrizioni bancarie.
Il documento evidenzia anche come questa economia digitale in gran parte non regolamentata possa aver contribuito, o potrebbe contribuire in futuro, ad aggirare le misure restrittive internazionali imposte al Paese.
Crypto tra assistenza economica e rischi di elusione delle sanzioni
Ari Redbord, ex funzionario del Tesoro statunitense e oggi responsabile globale delle politiche di TRM, ha spiegato a Decrypt che anni di sanzioni e la perdita dell’accesso al sistema bancario corrispondente hanno spinto sia lo Stato sia l’economia privata verso canali finanziari alternativi.
Redbord descrive l’impatto degli asset digitali come un’arma a doppio taglio. Da un lato, le criptovalute offrono un sostegno umanitario a una popolazione priva di alternative finanziarie stabili. Dall’altro, Washington dovrebbe individuare modalità per limitarne l’uso come strumento di elusione delle sanzioni.
Inoltre, il rapporto avverte che la crescente dipendenza da mercati informali di trading P2P accresce il rischio che la circolazione di fondi digitali venga sfruttata per aggirare i controlli internazionali.
Esplosione del mercato P2P e ruolo delle piattaforme informali
TRM mette in luce la forte popolarità in Venezuela delle piattaforme di scambio crypto peer-to-peer, spesso con requisiti KYC minimi e operatività prevalentemente al di fuori del sistema bancario tradizionale.
Secondo l’indagine della società di intelligence blockchain, un singolo sito web dedicato al trading tra privati è arrivato a generare il 38% di tutto il traffico internet proveniente da indirizzi IP venezuelani, segnale di una penetrazione capillare di questi servizi.
Quando gli scambi peer-to-peer si combinano con altri fattori, come piattaforme ibride a cavallo tra banche locali e liquidità offshore, nonché flussi transfrontalieri ad alta velocità di stablecoin su più blockchain, il risultato può essere un contesto particolarmente favorevole all’elusione delle sanzioni.
Banche, de-risking e timori di un nuovo “Operation Choke Point”
Un’analisi preliminare dell’Office of the Comptroller of the Currency sulle nove principali banche nazionali ha mostrato che diversi istituti hanno limitato o negato servizi a clienti sulla base del loro coinvolgimento in attività legali, come gli asset digitali, e non in funzione del rischio finanziario effettivo.
Questi risultati hanno riacceso i timori legati a “Operation Choke Point”, iniziativa del Dipartimento di Giustizia del 2013 che aveva spinto le banche a trattare alcuni settori leciti come se fossero ad alto rischio, con possibili ripercussioni sull’accesso ai servizi finanziari.
Detto ciò, il contesto attuale appare ancora più complesso, perché gli operatori crypto possono spostarsi rapidamente verso canali alternativi se percepiscono chiusure o restrizioni da parte del sistema bancario formale.
Regolatore indebolito e quadro normativo fragile
Il Venezuela dispone formalmente di un’autorità di vigilanza dedicata, la SUNACRIP, istituita per regolamentare il settore degli asset digitali e coordinare le iniziative pubbliche legate alla tecnologia blockchain.
Tuttavia, secondo TRM, scandali di corruzione e successivi processi di ristrutturazione hanno ridotto la capacità dell’ente di esercitare un controllo effettivo sul mercato, lasciando ampi spazi di manovra a operatori informali e reti non tracciate.
Questa debolezza regolatoria si somma all’espansione del mercato informale e alimenta ulteriormente i dubbi degli osservatori internazionali sui rischi di utilizzo delle crypto per scopi illeciti.
Dalle prime sperimentazioni al fallimento del Petro
Il Paese è stato comunque un pioniere regionale nell’adozione della tecnologia blockchain. Nel 2018 Caracas ha lanciato il Petro, token crittografico teoricamente garantito da riserve di petrolio e minerali, pensato come alternativa più stabile al bolivar in caduta libera.
Il progetto, però, è stato fin dall’inizio al centro di forti polemiche, diventando un terreno di scontro tra il presidente Nicolás Maduro e l’opposizione politica, che ne contestava trasparenza, governance e reale copertura in asset.
Dopo anni di controversie, e in un clima di sfiducia crescente, il Petro è stato ufficialmente dismesso nel 2024, chiudendo una delle più discusse esperienze di moneta digitale di Stato nella regione latinoamericana.
Crescente tensione con Washington e nuovi controlli sulle crypto
Negli ultimi mesi, la Casa Bianca ha intensificato lo scontro diplomatico con Caracas, inserendo il tema delle risorse energetiche e della governance interna al centro dell’agenda di politica estera.
Il presidente Donald Trump ha recentemente rifiutato di escludere l’ipotesi di un intervento militare per rovesciare il governo Maduro, segnando un’ulteriore escalation nel linguaggio politico e strategico.
Inoltre, mercoledì le autorità statunitensi hanno sequestrato una petroliera sanzionata al largo delle coste venezuelane, definendo l’operazione una “seria escalation” delle tensioni bilaterali, con possibili ricadute sui futuri controlli sui flussi digitali.
Il ruolo centrale delle criptovalute in Venezuela nel nuovo quadro geopolitico
Nel complesso, il rapporto di TRM evidenzia come le cripto siano ormai intrecciate con le dinamiche economiche e politiche del Paese, fungendo da ancora di salvezza per molti cittadini ma anche da potenziale strumento di aggiramento delle sanzioni.
Alla luce dell’uso di stablecoin in transazioni quotidiane, della crescita degli scambi informali e dell’indebolimento del regolatore nazionale, il tema delle criptovalute in Venezuela è destinato a restare al centro dell’attenzione di Washington e degli organismi internazionali.
Detto ciò, la capacità delle autorità di bilanciare esigenze umanitarie, stabilità economica e rispetto del regime sanzionatorio definirà il futuro rapporto tra finanza digitale, politica interna e pressione esterna sul Paese.


