HomeCriptovaluteGrayacale e gli investimenti in asset digitali nel 2026: l’era istituzionale

Grayacale e gli investimenti in asset digitali nel 2026: l’era istituzionale

Nel 2026 gli investimenti in asset digitali entrano in una nuova fase, trainata da domanda macro di riserve di valore alternative e da una normativa sempre più chiara. Ed è questo il tema dell’ultimo report di Grayscale diffuso ieri.

Verso la fine del ciclo quadriennale delle crypto

Quindici anni fa esisteva un solo criptoasset, Bitcoin, con una capitalizzazione di circa 1 milione di dollari. Oggi il mercato conta milioni di token e vale circa 3.000 miliardi di dollari. Parallelamente, un’architettura regolamentare più completa nelle principali economie sta integrando sempre di più le blockchain pubbliche nella finanza tradizionale.

Nel percorso di crescita, le valutazioni dei token hanno subito quattro forti drawdown ciclici, circa uno ogni quattro anni. In tre casi il picco è arrivato 1-1,5 anni dopo l’halving di Bitcoin. L’attuale bull market dura da oltre tre anni e l’ultimo halving risale ad aprile 2024, più di 1,5 anni fa.

Di conseguenza, una parte del mercato ritiene che il massimo di prezzo di Bitcoin sia stato toccato in ottobre e che il 2026 sarà un anno difficile per i rendimenti crypto.

Tuttavia, Grayscale sostiene che il settore sia in un bull market strutturale e che il 2026 segnerà la fine del presunto ciclo quadriennale.

La società si attende valutazioni in crescita in tutti e sei i Crypto Sectors e ritiene probabile che il prezzo di Bitcoin superi il massimo storico nella prima metà dell’anno. Alla base di questa visione ci sono due pilastri: domanda macro di asset monetari alternativi e maggiore chiarezza normativa.

Domanda macro di riserve di valore alternative

Bitcoin ed Ether, i due maggiori asset per capitalizzazione, sono considerati da Grayscale commodity digitali scarse e asset monetari alternativi. Le valute fiat e i titoli denominati in fiat affrontano rischi crescenti per l’elevato debito pubblico e le possibili pressioni inflazionistiche di lungo periodo.

In questo contesto, asset rari come oro e argento fisico, ma anche Bitcoin ed Ether, possono servire da contrappeso in portafoglio ai rischi di svalutazione monetaria. Finché le tensioni sulle valute tradizionali resteranno elevate, la domanda di questi strumenti come riserva di valore dovrebbe continuare a crescere.

Bitcoin ha un’ammontare massimo fissato a 21 milioni di monete, definito in modo programmatico. È possibile stimare con elevata precisione che il 20 milionesimo Bitcoin verrà minato a marzo 2026. Un sistema monetario digitale a quantità trasparente, prevedibile e limitata sta acquisendo attrattiva in presenza di crescenti rischi sulle valute fiat.

Regolamentazione, ETP e ingresso del capitale istituzionale

Il secondo pilastro riguarda la chiarezza normativa e il suo impatto sugli investitori istituzionali. Fino a poco tempo fa diverse grandi realtà del settore, tra cui Coinbase, Ripple, Binance, Robinhood, Consensys, Uniswap e OpenSea, erano coinvolte in indagini o cause negli Stati Uniti.

Questa situazione si è progressivamente sbloccata. Nel 2023 Grayscale ha vinto la causa contro la SEC, aprendo la strada agli ETP spot su crypto. Nel 2024 sono arrivati sul mercato gli ETP spot su Bitcoin ed Ether; nel 2025 il Congresso ha approvato il GENIUS Act sulle stablecoin e i regolatori hanno iniziato a dialogare con l’industria, mantenendo l’attenzione su tutela dei consumatori e stabilità finanziaria.

Per il 2026, Grayscale prevede l’approvazione di una legge bipartisan sulla struttura di mercato delle crypto negli Stati Uniti. Questo passaggio dovrebbe consolidare la finanza basata su blockchain all’interno dei mercati dei capitali USA e favorire ulteriori investimenti istituzionali.

In questo quadro, gli investimenti in asset digitali passeranno in larga parte attraverso ETP spot. Dal lancio degli ETP su Bitcoin negli Stati Uniti, a gennaio 2024, i prodotti ETP crypto globali hanno registrato afflussi netti per 87 miliardi di dollari.

Nonostante il successo iniziale, l’integrazione di questi strumenti nei portafogli tradizionali è ancora all’inizio. Grayscale stima che meno dello 0,5% della ricchezza gestita da consulenti USA sia oggi allocata in crypto. Questa quota dovrebbe salire via via che le piattaforme completano la due diligence e includono la classe di attivi nei modelli di allocazione.

Al di là della clientela assistita, alcuni investitori istituzionali hanno già inserito ETP crypto in portafoglio, come Harvard Management Company e Mubadala, fondo sovrano di Abu Dhabi. Nel 2026 l’elenco dei soggetti istituzionali è destinato ad ampliarsi in modo significativo.

Un bull market più maturo e guidato dai flussi istituzionali

Con il crescente peso del capitale istituzionale, anche la dinamica dei prezzi è cambiata. Nei precedenti bull market, Bitcoin aveva registrato rialzi annui superiori al 1.000%; in questo ciclo, il massimo incremento su base annua è stato di circa 240% fino a marzo 2024.

Per Grayscale, questa differenza riflette un acquisto istituzionale più graduale, a fronte di un minore ruolo del trading speculativo retail. Sebbene il rischio resti elevato, la probabilità di un drawdown profondo e prolungato appare oggi meno alta, mentre sembra più probabile una crescita più regolare dei prezzi nel corso del 2026.

Anche il contesto macroeconomico può limitare parte dei rischi al ribasso. Gli ultimi due picchi ciclici si sono verificati mentre la Federal Reserve alzava i tassi. Invece, nel 2025 la Fed ha tagliato il costo del denaro tre volte e il mercato si attende ulteriori riduzioni nel 2026.

Kevin Hassett, considerato un possibile successore di Jerome Powell alla guida della Fed, ha indicato che la priorità sarà facilitare l’accesso a prestiti e mutui a tassi più bassi. In generale, un’economia in crescita e una politica monetaria accomodante tendono a sostenere l’appetito per il rischio, inclusi i mercati crypto.

Come le altre asset class, anche le crypto sono influenzate da fondamentali e flussi di capitale. Mercati di tipo “commodity” restano ciclici, quindi futuri drawdown non sono esclusi. Tuttavia, per il 2026 Grayscale vede fondamentali solidi e nuovi afflussi, soprattutto tramite ETP, in un contesto macro favorevole.

Principali temi di investimento crypto per il 2026

Il settore evidenzia una forte eterogeneità di casi d’uso delle blockchain pubbliche. Grayscale individua dieci temi chiave di investimento per il 2026 e due falsi allarmi che, a suo avviso, non avranno impatto determinante sui prezzi.

1. Rischio di svalutazione del dollaro e asset monetari alternativi

Asset rilevanti: BTC, ETH, ZEC.

L’economia statunitense presenta un problema di debito che può mettere sotto pressione il ruolo del dollaro come riserva di valore. Fenomeni analoghi esistono in altri Paesi, ma la centralità del dollaro rende la credibilità della politica USA particolarmente influente sui flussi di capitale.

Solo una piccola parte dei criptoasset può essere considerata valida riserva di valore, grazie a larga adozione, forte decentralizzazione e crescita limitata della quantità. In questa categoria rientrano in particolare Bitcoin ed Ether, il cui valore dipende anche dalla scarsità e dall’autonomia, analogamente all’oro fisico.

Zcash (ZEC), valuta digitale decentralizzata con funzioni di privacy, può essere presa in considerazione per chi intende proteggersi da una possibile svalutazione del dollaro. Inoltre, maggiori rischi percepiti sulle valute fiat potrebbero continuare ad alimentare la domanda di asset monetari alternativi.

2. Normativa più chiara e adozione degli asset digitali

Asset rilevanti: pressoché tutti.

Nel 2025 gli Stati Uniti hanno compiuto importanti passi avanti verso una regolamentazione più definita: approvazione del GENIUS Act sulle stablecoin, ritiro del Staff Accounting Bulletin 121 della SEC sulla custodia, introduzione di standard generici di quotazione per ETP crypto e interventi sull’accesso delle imprese crypto al sistema bancario tradizionale.

Per il 2026 si attende l’approvazione di una legge bipartisan sulla struttura del mercato, il cui testo della Camera, il Clarity Act, è stato votato a luglio. Il Senato sta ora portando avanti il proprio iter. La normativa definisce requisiti di registrazione e trasparenza, categorie di asset e regole per gli insider.

In pratica, un quadro regolamentare più completo potrebbe consentire ai soggetti vigilati di iscrivere asset digitali in bilancio e operare direttamente su blockchain. Potrebbe anche aprire alla raccolta di capitale on-chain, con emissione di token regolamentati da parte di startup e società mature.

Questi sviluppi, secondo Grayscale, dovrebbero sostenere il mercato crypto nel suo complesso. Tuttavia, un eventuale blocco del processo bipartisan in Congresso costituirebbe un potenziale rischio al ribasso per il settore.

3. Crescita delle stablecoin dopo il GENIUS Act

Asset rilevanti: ETH, TRX, BNB, SOL, XPL, LINK.

Il 2025 è stato un anno di svolta per le stablecoin: la quantità in circolazione ha raggiunto 300 miliardi di dollari e le transazioni hanno superato in media 1.100 miliardi di dollari al mese negli ultimi sei mesi fino a novembre. Nello stesso periodo il Congresso ha approvato il GENIUS Act e nuovi capitali istituzionali sono affluiti nel comparto.

Nel 2026 si attende il dispiegarsi degli effetti concreti, con stablecoin integrate nei pagamenti transfrontalieri, utilizzate come collaterale sulle borse di derivati, tenute a bilancio da imprese e impiegate come alternativa alle carte di credito nei pagamenti online.

Inoltre, la crescente popolarità dei mercati di previsione potrebbe alimentare ulteriore domanda. Volumi più elevati di stablecoin dovrebbero favorire le blockchain che registrano queste transazioni, come Ethereum, TRX, BNB e Solana, oltre a infrastrutture come Chainlink (LINK) e a numerose applicazioni DeFi.

4. Tokenizzazione degli asset alla soglia del decollo

Asset rilevanti: LINK, ETH, SOL, AVAX, BNB, CC.

Gli asset tokenizzati rappresentano oggi appena lo 0,01% della capitalizzazione globale di azioni e obbligazioni. Grayscale prevede una crescita rapida negli anni a venire, favorita da tecnologie blockchain più mature e da un quadro regolamentare più definito.

Entro il 2030 non sorprenderebbe, secondo la società, una crescita di circa 1.000 volte rispetto ai livelli attuali. Questo sviluppo potrebbe creare valore per le blockchain che elaborano le transazioni sugli asset tokenizzati, così come per le applicazioni di supporto.

Oggi Ethereum, BNB Chain e Solana sono tra le principali piattaforme per la tokenizzazione, anche se l’elenco potrebbe cambiare. Chainlink appare particolarmente ben posizionata grazie alla propria suite di soluzioni software dedicate a dati e interoperabilità.

5. Privacy finanziaria nell’adozione di massa delle blockchain

Asset rilevanti: ZEC, AZTEC, RAIL.

La riservatezza è un elemento ordinario del sistema finanziario: stipendi, tasse, patrimonio e spese non sono di norma visibili su un registro pubblico. Al contrario, molte blockchain sono trasparenti per impostazione predefinita.

Se le blockchain pubbliche dovranno integrarsi più profondamente con la finanza tradizionale, sarà necessaria un’infrastruttura di privacy più robusta. Questo aspetto è sempre più evidente proprio mentre la regolamentazione favorisce l’adozione.

Possibili beneficiari dell’attenzione alla privacy includono Zcash, valuta decentralizzata simile a Bitcoin ma con funzioni di anonimato, che ha registrato un forte rialzo nel quarto trimestre 2025. Tra i progetti principali figurano anche Aztec, Layer 2 di Ethereum focalizzato sulla privacy, e Railgun, middleware per la privacy nella DeFi.

È probabile inoltre un aumento dell’uso di transazioni confidenziali sulle principali piattaforme di smart contract, come Ethereum (tramite ERC-7984) e Solana, e un rafforzamento delle soluzioni di identità e compliance per la DeFi.

6. Centralizzazione dell’AI e ruolo delle blockchain

Asset rilevanti: TAO, IP, NEAR, WORLD.

Il legame tra crypto e intelligenza artificiale appare oggi più evidente. Mentre i sistemi AI tendono a concentrarsi in poche grandi aziende, emergono timori su fiducia, bias e proprietà dei dati; le blockchain offrono strumenti per mitigare questi rischi.

Piattaforme decentralizzate per lo sviluppo di AI, come Bittensor, puntano a ridurre la dipendenza da tecnologie centralizzate. Sistemi di Proof of Personhood come World mirano a distinguere esseri umani e agenti in un mondo di attività sintetiche.

Reti come Story Protocol offrono una tracciabilità trasparente della proprietà intellettuale, in un contesto in cui risalire all’origine dei contenuti digitali è sempre più complesso. Parallelamente, strumenti come X402 abilitano micropagamenti istantanei e a costo contenuto per interazioni economiche tra agenti o tra macchine e persone.

Nel complesso, questi elementi rappresentano le prime infrastrutture dell’“economia degli agenti”, in cui identità, calcolo, dati e pagamenti devono essere verificabili e programmabili. Sebbene oggi lo sviluppo sia ancora disomogeneo, Grayscale ritiene che i protocolli che costruiscono infrastrutture reali possano beneficiare della progressiva decentralizzazione dell’AI.

7. Accelerazione della DeFi, con focus sul lending

Asset rilevanti: AAVE, MORPHO, MAPLE, KMNO, UNI, AERO, RAY, JUP, HYPE, LINK.

Nel 2025 le applicazioni DeFi hanno registrato un marcato slancio, grazie a progressi tecnologici e a un contesto normativo più favorevole. La crescita di stablecoin e asset tokenizzati è stata accompagnata da uno sviluppo significativo del lending decentralizzato.

Piattaforme come Aave, Morpho e Maple Finance hanno guidato l’espansione del credito on-chain. In parallelo, exchange decentralizzati di perpetual futures come Hyperliquid hanno spesso mostrato interessi aperti e volumi giornalieri paragonabili a quelli di grandi piattaforme centralizzate.

Guardando avanti, la maggiore liquidità, interoperabilità e connessione ai prezzi del mondo reale rafforzano la DeFi come alternativa credibile per chi vuole operare direttamente on-chain. È plausibile una crescente integrazione fra protocolli DeFi e fintech tradizionali, che potrebbero sfruttarne l’infrastruttura e la base utenti.

Tra i principali beneficiari attesi figurano i protocolli di lending come AAVE, gli exchange decentralizzati come UNI e HYPE, infrastrutture come LINK e le blockchain che oggi sostengono la maggior parte dell’attività DeFi, tra cui Ethereum, Solana e Base.

8. Infrastrutture di nuova generazione per l’adozione di massa

Asset rilevanti: SUI, MON, NEAR, MEGA.

Nuove blockchain stanno spingendo in avanti il fronte tecnologico, anche se alcuni investitori ritengono che lo spazio di blocco esistente sia già sovrabbondante rispetto alla domanda. Solana è stata a lungo citata come esempio di “excess block space” prima che un’ondata di adozione ne trasformasse il posizionamento.

Non tutte le chain ad alte prestazioni replicheranno questa traiettoria, ma secondo Grayscale alcune potrebbero riuscirci. La tecnologia superiore non garantisce di per sé l’adozione, tuttavia le architetture di queste reti di nuova generazione sono adatte a micropagamenti AI, gaming in tempo reale, trading ad alta frequenza on-chain e sistemi basati su intents.

All’interno di questo gruppo, Sui è vista con favore per il vantaggio tecnologico e la strategia di sviluppo integrata. Altri progetti promettenti includono Monad, EVM parallelizzata, MegaETH, Layer 2 di Ethereum orientato alle massime prestazioni, e Near, blockchain focalizzata sull’AI con successo del prodotto Intents.

9. Centralità dei ricavi sostenibili

Asset rilevanti: SOL, ETH, BNB, HYPE, PUMP, TRX.

Le blockchain non sono aziende, ma presentano metriche fondamentali misurabili: utenti, transazioni, commissioni, capitale/TVL, sviluppatori e applicazioni. Tra questi indicatori, Grayscale ritiene che le commissioni di transazione siano il dato più significativo.

Le fee sono infatti difficili da manipolare e comparabili tra varie blockchain, analogamente ai ricavi in finanza aziendale tradizionale. Per le applicazioni, è utile distinguere tra commissioni/reddito del protocollo e ricavi lato “supply”.

Con l’arrivo degli investitori istituzionali, è probabile che l’attenzione si concentri sulle piattaforme con fee elevate o in crescita, con l’eccezione di Bitcoin. Tra gli smart contract con ricavi relativamente alti figurano TRX, Solana, Ethereum e BNB; tra le applicazioni spiccano HYPE e PUMP.

10. Staking come impostazione predefinita

Asset rilevanti: LDO, JTO.

Nel 2025 i policymaker USA hanno introdotto due importanti novità sullo staking: la SEC ha chiarito che lo staking liquido non costituisce di per sé una transazione in titoli, mentre IRS e Tesoro hanno consentito agli investment trust/ETP di mettere in staking gli asset digitali.

Le nuove indicazioni sullo staking liquido potrebbero favorire Lido e Jito, principali protocolli per TVL rispettivamente su Ethereum e Solana. Inoltre, la possibilità di effettuare staking all’interno degli ETP renderà probabilmente questa pratica lo standard per la detenzione di token Proof of Stake.

Ne conseguiranno, secondo Grayscale, tassi di staking più elevati e pressioni al ribasso sui reward. In uno scenario di ampia adozione dello staking, le soluzioni custodiali via ETP offriranno comodità, mentre lo staking liquido non-custodial on-chain manterrà il vantaggio della composabilità con la DeFi.

Temi sopravvalutati per il 2026: quantum e DAT

Due argomenti molto discussi non dovrebbero influenzare in modo rilevante i mercati crypto nel 2026: la vulnerabilità crittografica al quantum computing e l’evoluzione delle digital asset treasuries (DAT).

Se i progressi nel calcolo quantistico proseguiranno, molte blockchain dovranno in futuro aggiornare i propri schemi crittografici. In teoria, un computer quantistico sufficientemente potente potrebbe ricavare chiavi private dalle chiavi pubbliche e firmare transazioni illegittime.

Ciò implicherebbe un aggiornamento non solo per Bitcoin e le altre chain, ma anche per molti sistemi economici basati su crittografia. Tuttavia, le stime degli esperti indicano che un computer in grado di compromettere la sicurezza di Bitcoin difficilmente sarà disponibile prima del 2030.

Nel 2026 è verosimile un’accelerazione delle ricerche sui rischi quantistici e della preparazione delle comunità, ma Grayscale non si attende effetti significativi sui prezzi. Lo stesso vale per le DAT.

La strategia, resa celebre da Michael Saylor, di detenere asset digitali a bilancio societario ha generato numerosi emuli nel 2025. Secondo le stime di Grayscale, le DAT controllano il 3,7% della quantità di BTC, il 4,6% di ETH e il 2,5% di SOL.

La domanda per queste strutture è diminuita rispetto al picco di metà 2025 e i principali veicoli negoziano ora a valori prossimi al valore patrimoniale netto. Tuttavia, la leva è generalmente contenuta o assente, riducendo il rischio di vendite forzate in caso di ribasso.

Il maggiore DAT per capitalizzazione, Strategy, ha di recente raccolto un fondo in dollari per continuare a pagare dividendi sulle azioni privilegiate anche in caso di calo del prezzo di Bitcoin. Grayscale prevede che queste entità si comporteranno come fondi chiusi, con periodici scostamenti dal NAV ma limitato impatto su domanda e offerta di token nel 2026.

Conclusioni: l’era istituzionale delle crypto

Nel complesso, Grayscale delinea un quadro favorevole per il 2026, sostenuto da domanda macro di riserve di valore alternative e da una normativa in miglioramento. L’anno prossimo sarà probabilmente caratterizzato da una maggiore connessione tra finanza on-chain e finanza tradizionale, oltre che da flussi istituzionali crescenti.

I token che beneficeranno di più di questo contesto saranno quelli con casi d’uso chiari, ricavi sostenibili e accesso a sedi e applicazioni regolamentate. Gli investitori dovrebbero assistere a un ampliamento della gamma di asset disponibili tramite ETP, con opzioni di staking attive ogni volta che sarà possibile.

Al tempo stesso, chiarezza normativa e presenza istituzionale alzeranno le barriere all’accesso al mainstream. I progetti potrebbero dover rispettare nuovi requisiti di registrazione e disclosure per essere ammessi agli exchange regolamentati, mentre molti token privi di utilità evidente potrebbero restare ai margini.

Il GENIUS Act ha già introdotto una distinzione netta tra stablecoin di pagamento regolamentate, con specifici diritti e obblighi, e altre stablecoin prive di tali tutele. Analogamente, l’ingresso nell’era istituzionale dovrebbe rafforzare le differenze tra asset con accesso a capitali e venue regolamentati e quelli che non lo avranno.

Crypto entra così in una nuova fase: non tutte le iniziative sapranno adattarsi, ma per gli investitori preparati il 2026 potrebbe rappresentare un passaggio cruciale nell’evoluzione dei mercati digitali.

Amelia Tomasicchiohttps://cryptonomist.ch
Esperta di digital marketing, Amelia inizia a lavorare nel settore fintech nel 2014 dopo aver scritto la sua tesi di laurea sulla tecnologia Bitcoin. Precedentemente è stata un'autrice di diversi magazine crypto all'estero e CMO di Eidoo. Oggi è co-founder di Cryptonomist, e di Econique.art. E' stata nominata una delle 30 under 30 secondo Forbes. Amelia è stata anche insegnante di marketing presso Digital Coach e ha pubblicato un libro "NFT: la guida completa'" edito Mondadori. Inoltre è co-founder del progetto NFT chiamato The NFT Magazine, oltre ad aiutare artisti e aziende ad entrare nel settore. Come advisor, Amelia è anche coinvolta in progetti sul metaverso come The Nemesis e OVER.
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