Il nuovo report 2026 di Entrust rivela un panorama globale allarmante: le frodi digitali legate all’identità sono cresciute fino al 3,1% a livello mondiale. Alimentate da AI generativa, deepfake e social engineering, queste minacce stanno rivoluzionando il concetto stesso di fiducia digitale, colpendo anche il mondo Web3.
Summary
Punti chiave dell’articolo
- I deepfake rappresentano 1 tentativo su 5 di frode biometrica
- Il 67% delle frodi nel settore crypto avviene già in fase di onboarding
- I documenti d’identità nazionali sono i più falsificati (46%)
- Le tecniche di frode si professionalizzano grazie al Fraud-as-a-Service
- L’AI è diventata un’arma potente per attaccare, ma anche per difendersi
L’evoluzione della frode digitale: dall’identità al Web3
Nel 2026 la frode non è più un’attività sporadica. È diventata una vera e propria industria globale, alimentata da AI generativa (GenAI), reti criminali organizzate e strumenti automatizzati. Le frodi digitali non colpiscono più solo le banche: oggi ogni piattaforma che gestisce identità — comprese quelle in ambito Web3 — è vulnerabile.
Secondo il report di Entrust, basato su oltre 1 miliardo di verifiche identitarie in 195 Paesi, le frodi si sviluppano secondo tre direttrici principali:
- Colpire l’identità: falsificazione di documenti, furto d’identità, uso di deepfake o identità sintetiche.
- Eludere i sistemi di prevenzione: attacchi di injection, emulazione dei dispositivi, bot automatizzati.
- Manipolare le persone: truffe di phishing, coercizione e social engineering.
Deepfake e AI generativa: la nuova frontiera della frode
Uno dei dati più inquietanti è che il 20% delle frodi biometriche analizzate da Entrust è stato facilitato da deepfake, ovvero da volti digitalmente manipolati per eludere i sistemi di riconoscimento facciale.
Con la diffusione dell’AI generativa, creare un’identità fittizia è diventato semplice e accessibile anche a utenti non esperti.
Le piattaforme di “Fraud-as-a-Service” permettono ora a chiunque di affittare strumenti per creare documenti falsi, avatar sintetici o attacchi mirati contro exchange crypto, wallet, e piattaforme DeFi.
I documenti più falsificati: nazionali, non biometrici e obsoleti
Il 46% dei documenti falsi intercettati nel 2025 era rappresentato da carte d’identità nazionali, seguite da patenti (25%) e passaporti (19%). Il fenomeno è particolarmente accentuato in:
- Asia-Pacifico (APAC): dove il 60% dei documenti falsi è rappresentato da ID nazionali.
- Europa, Medio Oriente e Africa (EMEA): con il 45% di ID contraffatti.
- America (AMER): più colpita da patenti false (37%).
Bangladesh, Pakistan e Nigeria sono tra i Paesi con le carte più falsificate, spesso perché ancora circolano versioni cartacee meno sicure o prive di standard biometrici.
Impatti sul settore Web3 e crypto
I progetti crypto e Web3 non sono esenti. Anzi, secondo Entrust:
- Il 67% delle frodi avviene già nella fase di onboarding degli utenti sulle piattaforme crypto.
- Questi attacchi sfruttano bonus di registrazione, meccanismi referral o KYC deboli.
- Nelle banche digitali, invece, il 55% delle frodi avviene dopo la registrazione, con takeover degli account e furti di fondi.
L’anonimato tipico del Web3 non aiuta: se da un lato protegge la privacy, dall’altro aumenta l’esposizione alla frode se non abbinato a sistemi di verifica robusti.
Il nuovo volto del crimine: professionalizzazione e automazione
Il report evidenzia una forte “professionalizzazione del crimine digitale”:
- Gli attacchi sono spesso automatizzati, con script che testano centinaia di identità finte.
- Si diffonde l’uso di device emulation: emulare un dispositivo fidato per bypassare le difese.
- Nascono piattaforme di Fraud-as-a-Service, dove i tool per frodi documentali, biometriche e comportamentali vengono affittati in abbonamento.
Il rischio è che anche operatori inesperti possano orchestrare truffe complesse, con impatti significativi soprattutto su startup crypto e dApp con risorse limitate.
Strategie per difendersi: AI contro AI
La buona notizia è che l’AI può essere anche il miglior alleato nella lotta contro le frodi. I modelli di intelligenza artificiale oggi sono in grado di:
- Analizzare micro-espressioni facciali per smascherare i deepfake.
- Individuare incoerenze comportamentali nell’uso delle app Web3.
- Riconoscere schemi di frode documentale su larga scala.
- Applicare filtri avanzati durante il KYC/onboarding per identificare identità sintetiche.
Entrust propone un approccio multi-layer alla sicurezza identitaria: dalla verifica biometrica alla gestione del ciclo di vita dell’identità, fino all’educazione continua degli utenti contro il phishing.
Il il futuro dell’identità digitale è una sfida di fiducia
L’identità è la nuova superficie d’attacco. E nel mondo digitale — dal banking al Web3 — il confine tra reale e sintetico si assottiglia. Mentre le frodi diventano più intelligenti e diffuse, solo un mix di tecnologia avanzata, consapevolezza utente e sistemi resilienti potrà mantenere alta la soglia di sicurezza.
Nel 2026 e oltre, la sfida sarà ripensare la fiducia digitale in un mondo dove anche un volto può mentire.

