HomeCriptovaluteNuova lettera Ripple alla SEC: cosa cambia per lo status di XRP?

Nuova lettera Ripple alla SEC: cosa cambia per lo status di XRP?

Nell’ultima lettera Ripple alla SEC, la società chiede una definizione rigorosa tra offerta di securities e token sottostante, con ricadute potenziali sul futuro in borsa di XRP.

Il nuovo intervento di Ripple sulla struttura del mercato

Ripple ha inviato una nuova missiva alla Crypto Task Force della SEC, chiedendo all’autorità di tracciare una linea netta tra l’offerta di un titolo e il token che in seguito viene scambiato sui mercati secondari.

Nel documento del 9 gennaio 2026, firmato dal Chief Legal Officer Stuart Alderoty, dal General Counsel Sameer Dhond e dalla Deputy General Counsel Deborah McCrimmon, la società presenta le proprie osservazioni come contributo alle attività di rulemaking e alle future linee guida della Commissione.

Inoltre, Ripple collega esplicitamente la propria posizione agli sforzi legislativi in corso al Congresso, sostenendo che le scelte di classificazione influenzeranno in cascata giurisdizione, obblighi di disclosure e trattamento delle negoziazioni sui mercati secondari.

Riferimenti alle precedenti lettere e al quadro legislativo USA

Nel testo vengono richiamate le precedenti lettere del 21 marzo 2025 e del 27 maggio 2025, a dimostrazione di un confronto continuativo con il regolatore statunitense.

Ripple cita il CLARITY Act of 2025 approvato alla Camera e alcune bozze di lavoro al Senato come evidenza di un dibattito ormai avanzato sulla classificazione dei token e sul loro inquadramento tra asset digitali, titoli o commodity.

Detto ciò, la società avverte che le decisioni definitorie influenzeranno inevitabilmente confini di giurisdizione, livello di trasparenza richiesto e modalità di trattamento dei token negli scambi tra investitori al dettaglio e istituzionali.

La richiesta di Ripple di superare il criterio della decentralizzazione

Il cuore della posizione di Ripple è una critica al ricorso alla “decentralizzazione” come metrica legale per qualificare un asset, ritenuta un concetto sfumato e non binario che genera incertezza regolatoria.

Secondo l’azienda, questo approccio produce sia “falsi negativi” sia “falsi positivi”, con il rischio che progetti simili vengano trattati in modo divergente solo sulla base di valutazioni discrezionali sull’assetto di governance.

Inoltre, una delle principali preoccupazioni di Ripple è che un asset possa restare intrappolato nel perimetro delle securities solo perché un’entità conserva una quota rilevante di token o continua a contribuire allo sviluppo del protocollo.

Il caso XRP e la posizione di Ripple su inventario e sviluppo

Questa preoccupazione ha evidenti paralleli con la situazione della società, che detiene ancora una parte consistente di XRP in escrow, mentre la divisione RippleX continua a sviluppare in modo attivo l’XRP Ledger.

Detto ciò, Ripple sostiene che tali elementi non debbano essere automaticamente letti come prova di una relazione di tipo azionista-emittente soggetta in via permanente alla disciplina sulle securities.

Al contrario, il gruppo sollecita la Commissione ad ancorare la propria giurisdizione a “diritti e obbligazioni legali” concretamente esigibili, dando rilievo alle promesse contrattuali piuttosto che alle narrazioni di mercato sugli “sforzi degli altri”.

Come la lettera Ripple alla SEC ridefinisce il perimetro giuridico

Nella lettera Ripple alla SEC, l’azienda critica apertamente le teorie regolatorie che pongono al centro gli “sforzi di altri”, ritenendo che questo approccio rischi di ridurre l’analisi Howey a un unico fattore troppo estensivo.

Inoltre, Ripple chiede di legare nel tempo la giurisdizione della Commissione alla durata dell’obbligazione, anziché considerare il token eternamente etichettato come security a prescindere dal contesto successivo.

Secondo il testo, ciò significherebbe concentrarsi sulla fase in cui esiste una “promessa” giuridicamente vincolante, liberando l’asset una volta che quella promessa è stata adempiuta o viene meno per altre ragioni.

La distinzione tra promessa e asset nel tempo

Nel passaggio più rilevante, Ripple afferma che la giurisdizione della SEC dovrebbe “seguire il ciclo di vita dell’obbligazione”, regolando la promessa mentre è in essere e liberando il token dopo la sua estinzione.

Il fattore decisivo, secondo il documento, sono i diritti legali del detentore, non le sue aspettative economiche o la speranza di apprezzamento del prezzo.

Senza una linea chiara, avverte la società, la definizione di security e i limiti di giurisdizione dell’autorità diventano “amorfi e illimitati”, con il rischio di un’estensione progressiva del perimetro regolatorio a danno della certezza del diritto.

Implicazioni per XRP e per gli scambi di mercato secondari

Questa impostazione è cruciale per capire come potrebbe evolvere lo status di XRP dopo il contenzioso con la SEC, in particolare per quanto riguarda gli scambi di mercato secondari sui principali exchange.

La questione centrale è se il trading di un token possa restare soggetto alla legge sui titoli molto tempo dopo la distribuzione iniziale, le campagne di marketing e le dichiarazioni rilasciate nella fase di sviluppo.

Ripple respinge in modo esplicito l’idea che l’intensità degli scambi sui mercati secondari sia, di per sé, un aggancio giurisdizionale, paragonando i token a commodity fisiche come oro e argento.

Confronto con commodity e mercati di consumo

Nel documento, la società paragona anche le negoziazioni secondarie di token agli scambi di beni di consumo, come dispositivi elettronici, dove la semplice esistenza di un mercato liquido non comporta un inquadramento come security.

Inoltre, viene tracciato un parallelismo tra i mercati crypto ad alta frequenza e il trading spot su commodity tradizionali, sottolineando che la velocità delle transazioni non dovrebbe essere un criterio regolatorio.

Secondo Ripple, l’attenzione dovrebbe invece concentrarsi sulle circostanze in cui l’emittente raccoglie capitale attraverso promesse specifiche, distinguendo nettamente queste fasi dalle negoziazioni tra terzi su exchange.

La linea di demarcazione sul capital raising

Un’altra sezione rilevante riguarda il confine tra raccolta di capitali e scambi di mercato. Ripple propone la privity contrattuale come linea di demarcazione tra distribuzioni primarie e trading su exchange.

In pratica, quando le controparti sono note e l’emittente vende direttamente agli investitori, ci si troverebbe nell’ambito della raccolta di capitali, con possibili obblighi di disclosure e registrazione.

Tuttavia, nei passaggi in cui il token viene negoziato tra soggetti che non conoscono la controparte e dove l’emittente agisce come un qualsiasi altro operatore, Ripple sostiene che non si dovrebbe parlare di capital raise permanente.

I rischi di uno status di raccolta fondi perpetua

La lettera avverte che considerare ogni vendita dell’emittente come una raccolta fondi senza fine porterebbe a risultati distorsivi, tra cui i concetti di “Zombie Promise” e “Operational Paralysis”.

Secondo Ripple, uno scenario simile potrebbe bloccare la gestione delle tesorerie aziendali e delle riserve in token, rendendo estremamente onerosa la pianificazione di lungo periodo per i progetti blockchain.

Detto ciò, il messaggio implicito per il mercato è che l’azienda mira a evitare che il proprio ampio inventario di XRP possa essere considerato per sempre legato a una promessa di investimento.

Disclosure mirata e alternative alla registrazione completa

Separatamente, Ripple si dichiara favorevole a obblighi di trasparenza “fit-for purpose” quando le condizioni giustificano l’applicazione della normativa sulle securities, ma contesta l’idea di imporre registrazioni societarie complete pensate per l’equity tradizionale.

Inoltre, la società sostiene che i requisiti informativi dovrebbero essere calibrati sui rischi effettivi e sul tipo di rapporto giuridico esistente, non sull’oggetto digitale in sé e per sempre.

Per i detentori di XRP e per gli altri partecipanti al mercato, questo rappresenta un segnale chiaro: la disclosure dovrebbe attivarsi su specifiche promesse o forme di controllo continuativo, non sul semplice possesso del token.

Tempistiche strategiche e contesto politico a Washington

Il timing della missiva è particolarmente significativo. Ripple ha datato il documento al 9 gennaio 2026, pochi giorni prima del markup del 15 gennaio in Commissione Bancaria del Senato.

In quella data è prevista la discussione su una riforma organica della struttura del mercato degli asset digitali negli Stati Uniti, con possibili impatti su classificazioni, ripartizione di giurisdizione e architettura delle disclosure.

Nel complesso, la società sembra voler influenzare la fase in cui il linguaggio normativo e i confini regolatori stanno per tradursi in testo legislativo, incidendo sul quadro di riferimento per i prossimi anni.

Situazione di mercato: prezzo attuale di XRP

Al momento della stesura, XRP viene scambiato a circa 2,05 dollari, un livello che riflette sia le aspettative sul contenzioso sia la sensibilità del mercato alle evoluzioni regolatorie.

Sul grafico settimanale, il token ha recentemente respinto l’area di ritracciamento di Fibonacci 0,382, segnale tecnico che molti trader monitorano per valutare forza o debolezza del trend.

Detto ciò, la reazione del prezzo nei prossimi giorni potrebbe offrire ulteriori indicazioni su come gli operatori interpretano il contenuto e la portata politica della lettera inviata alla Commissione.

Conclusioni: cosa implica la lettera per il futuro di XRP

Nel complesso, la nuova iniziativa di Ripple mira a consolidare il quadro giuridico post-causa per XRP, spingendo per una distinzione stabile tra promessa di investimento e token negoziato.

Se l’impostazione proposta dovesse riflettersi nella futura regolamentazione, la distinzione tra fase di raccolta capitali e scambi di mercato secondari potrebbe ridurre l’incertezza per emittenti, investitori e piattaforme di trading.

Resta ora da capire in che misura la Commissione, il Congresso e gli altri attori istituzionali recepiranno questi argomenti nel definire il perimetro regolatorio degli asset digitali negli Stati Uniti.

Amelia Tomasicchiohttps://cryptonomist.ch
Esperta di digital marketing, Amelia inizia a lavorare nel settore fintech nel 2014 dopo aver scritto la sua tesi di laurea sulla tecnologia Bitcoin. Precedentemente è stata un'autrice di diversi magazine crypto all'estero e CMO di Eidoo. Oggi è co-founder di Cryptonomist, e di Econique.art. E' stata nominata una delle 30 under 30 secondo Forbes. Amelia è stata anche insegnante di marketing presso Digital Coach e ha pubblicato un libro "NFT: la guida completa'" edito Mondadori. Inoltre è co-founder del progetto NFT chiamato The NFT Magazine, oltre ad aiutare artisti e aziende ad entrare nel settore. Come advisor, Amelia è anche coinvolta in progetti sul metaverso come The Nemesis e OVER.
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