Nell’ultima call sui risultati del quarto trimestre, JPMorgan ha acceso i riflettori sulle stablecoin a rendimento, considerate un potenziale rischio per l’equilibrio del sistema bancario regolamentato.
Summary
Le critiche di JPMorgan alle stablecoin con interessi
Durante la call del 14 gennaio, il Chief Financial Officer di JPMorgan Chase, Jeremy Barnum, ha definito le stablecoin che pagano interessi “pericolose” per l’ecosistema bancario tradizionale.
Le sue osservazioni sono arrivate in risposta a una domanda dell’analista di Evercore, Glenn Schorr, sulle stablecoin e sulle recenti iniziative di lobbying. In particolare, Schorr ha richiamato l’attenzione sulla pressione esercitata dall’American Bankers Association per limitare i prodotti crypto che competono con i depositi bancari.
Barnum ha chiarito che la banca sostiene l’approccio previsto dal GENIUS Act in tema di regolamentazione delle stablecoin. Tuttavia, ha concentrato le critiche sulle soluzioni che riconoscono interessi in modo analogo ai conti di deposito, ma senza un livello di vigilanza equivalente.
Secondo il CFO, il rischio è la creazione di un sistema bancario parallelo. Tale sistema includerebbe prodotti con caratteristiche simili ai depositi, remunerati con interessi, ma privi delle tutele normative affinate nel corso dei secoli.
La banca ha ribadito di essere favorevole alla concorrenza e all’innovazione tecnologica. Detto ciò, JPMorgan si oppone a infrastrutture finanziarie che operano al di fuori dei consueti schemi di supervisione.
Nuove regole del Senato USA sui rendimenti delle stablecoin
Parallelamente al dibattito industriale, la US Senate Banking Committee ha pubblicato lunedì una versione aggiornata del disegno di legge Digital Asset Market Clarity Act. Il testo introduce vincoli specifici sui meccanismi di remunerazione delle stablecoin.
Il provvedimento vieta ai fornitori di servizi in asset digitali di corrispondere interessi semplicemente per il possesso di stablecoin. L’obiettivo è evitare che tali token assumano, di fatto, il ruolo di conti di deposito non regolamentati.
La proposta legislativa, tuttavia, non blocca ogni forma di incentivo. Viene infatti consentita l’erogazione di premi legati ad attività come la fornitura di liquidità, la partecipazione alla governance, lo staking e altre funzioni operative della rete.
I legislatori intendono tracciare una linea chiara tra rendimento passivo e premi legati alla partecipazione attiva. Questa distinzione è cruciale per definire come le diverse categorie di prodotti crypto verranno inquadrate dalle autorità di vigilanza.
Perché le banche vedono le stablecoin con rendimento come una minaccia
Nel settore bancario statunitense, le soluzioni che offrono rendimento su asset digitali sono percepite come un fattore competitivo di grande rilevanza. Secondo fonti di mercato, la reazione delle banche all’ascesa di questi prodotti nel 2024 è stata descritta come vera e propria “panico”.
Le stablecoin hanno registrato una crescita significativa come strumento per pagamenti e regolamenti. Offrono in genere transazioni più rapide e costi inferiori rispetto ai circuiti bancari tradizionali.
L’aggiunta di un tasso di interesse rende questi token ancora più interessanti per i risparmiatori. Al contrario, i conti correnti e i conti di risparmio bancari offrono spesso rendimenti limitati, soprattutto in un contesto di forte concorrenza sul fronte digitale.
Barnum ha riconosciuto che JPMorgan fornisce già alcuni servizi connessi agli asset digitali. Inoltre, ha sottolineato che l’istituto dovrà decidere se allinearsi alle offerte crypto oppure potenziare i propri prodotti, laddove la tecnologia consenta esperienze migliori per la clientela.
Il dirigente ha anche messo in dubbio il reale vantaggio per i consumatori della resa offerta da questi strumenti. In particolare, ha insistito sul fatto che ogni sistema finanziario parallelo deve essere accompagnato da un impianto regolamentare adeguato, per garantire la protezione degli utenti finali.
Impatto sistemico e quadro regolatorio più ampio
Il dibattito sulle stablecoin a rendimento si inserisce in una discussione normativa più estesa. Il disegno di legge del Senato affronta infatti temi che vanno oltre la sola remunerazione, come la ripartizione delle competenze tra Securities and Exchange Commission e Commodity Futures Trading Commission sugli asset digitali.
Barnum ha evidenziato anche i possibili effetti complessivi sui depositi bancari e sui flussi di fondi tra consumatori e fornitori di servizi. Non ha però specificato in dettaglio quali rischi concreti potrebbero emergere da questi spostamenti.
Nel complesso, la posizione di JPMorgan riflette le preoccupazioni più ampie di Wall Street rispetto alla competizione esercitata dalle crypto. Le istituzioni finanziarie tradizionali cercano di bilanciare il sostegno all’innovazione con richieste di parità regolamentare tra prodotti bancari e strumenti digitali.
In definitiva, il confronto tra banche, legislatori e industria crypto su regole, tutele e profili di rischio appare destinato a intensificarsi, man mano che il mercato degli asset digitali continua a evolversi.

