Mentre procede lo sviluppo della valuta digitale della banca centrale cinese, lo scandalo Digital Yuan che ha coinvolto l’ex architetto del progetto mette in luce i rischi di corruzione legati alle criptovalute.
Summary
L’ex architetto del Digital Yuan accusato di tangenti in crypto
L’ex dirigente cinese Yao Qian, considerato uno dei progettisti del Digital Yuan, è accusato di aver accettato oltre 8 milioni di dollari in tangenti sotto forma di criptovalute mentre ricopriva incarichi di vertice nei regolatori finanziari.
Secondo quanto rivelato dai media statali, il funzionario avrebbe sfruttato la stessa tecnologia blockchain che contribuiva a sviluppare per occultare pagamenti illeciti tramite hardware wallet e trasferimenti anonimi.
La vicenda è stata resa pubblica il 14 gennaio da CCTV, emittente statale cinese, in un documentario intitolato “Technology Empowering Anti-Corruption”. Il programma ha mostrato come gli inquirenti siano riusciti a tracciare 2.000 Ethereum (pari a circa 60 milioni di yuan ai prezzi massimi) trasferiti nel 2018 da un imprenditore al portafoglio personale di Yao.
Rete di conti schermo e crypto per almeno 22 milioni di yuan
In qualità di ex direttore del Digital Currency Research Institute presso la People’s Bank of China, Yao avrebbe utilizzato molteplici conti schermo e indirizzi blockchain per nascondere tangenti per almeno 22 milioni di yuan (circa 3,1 milioni di dollari) in valuta fiat, oltre a consistenti disponibilità in crypto.
Gli investigatori hanno ricostruito questa rete incrociando dati bancari, registri pubblici e movimenti on-chain, collegando i flussi di denaro a operazioni immobiliari e a rapporti privilegiati con fornitori tecnologici.
Hardware wallet scoperti in ufficio e tracciabilità on-chain
La chiave dell’indagine è stata la scoperta di tre hardware wallet nel cassetto dell’ufficio di Yao, dispositivi che dall’esterno apparivano come comuni chiavette USB ma che in realtà custodivano criptovalute per un valore di milioni di yuan.
“Questi tre piccoli portafogli apparentemente insignificanti contenevano decine di milioni di yuan”, ha spiegato Zou Rong, membro della Commissione centrale per l’ispezione disciplinare presso la China Securities Regulatory Commission.
Yao riteneva che le valute virtuali gli garantissero anonimato. Tuttavia, la trasparenza della blockchain ha permesso agli inquirenti di ricostruire l’intera storia delle transazioni, collegando direttamente le tangenti agli indirizzi a lui riconducibili.
Inoltre, le analisi hanno evidenziato come l’idea di anonimato totale nei pagamenti digitali sia stata smentita dai fatti, grazie alla possibilità di seguire i flussi fino alla loro conversione in asset reali.
Villa a Pechino e conti di comodo a più livelli
L’indagine ha rivelato che Yao aveva acquistato una villa a Pechino del valore di oltre 20 milioni di yuan utilizzando fondi tracciati a partire da conti su exchange di criptovalute, incluso un singolo pagamento da 10 milioni di yuan convertito da asset digitali.
Le autorità hanno scoperchiato diversi livelli di conti intestati a parenti e intermediari, riconducendoli al funzionario. È emerso un trasferimento di 12 milioni di yuan da parte dell’imprenditore Wang, veicolato tramite una società di servizi informatici in cambio di favori regolatori.
“Pensava che dopo aver creato più livelli il sistema sarebbe stato più isolato”, ha dichiarato Shi Changping della Commissione di ispezione disciplinare della città di Shanwei, sottolineando però che la molteplicità di passaggi ha in realtà rafforzato la catena probatoria.
I conti bancari ufficiali di Yao non mostravano anomalie evidenti. Tuttavia, incrociando i dati con i registri governativi, gli investigatori hanno individuato conti aperti con altre identità ma di fatto controllati da lui.
Questi conti di comodo ricevevano bonifici di importo rilevante che, analizzati a ritroso, sono stati ricondotti fino a quattro livelli indietro a conti di fondi presso exchange di criptovalute, collegando così le somme all’acquisto di immobili e ai rapporti corruttivi con fornitori tecnologici.
Il ruolo del subordinato nella rete di tangenti digitali
Un ruolo centrale nello scandalo è stato attribuito a Jiang Guoqing, storico collaboratore di Yao che lo aveva seguito dalla People’s Bank alla China Securities Regulatory Commission e che ha agito come principale intermediario per le tangenti in crypto.
“Ho creato un indirizzo di trasferimento dove le persone inviavano le monete, poi le trasferivo nel portafoglio personale di Yao Qian”, ha confessato Jiang, ammettendo di aver lucrato sulla mediazione di scambi tra potere e denaro.
Nel 2018, Jiang ha messo in contatto l’imprenditore Zhang con Yao. In cambio del suo intervento, Yao avrebbe utilizzato la propria influenza regolatoria per consentire all’azienda di Zhang di emettere token e raccogliere 20.000 Ethereum tramite un exchange, ottenendo per sé 2.000 Ethereum.
“Yao Qian ha una grande influenza nel settore grazie alla sua posizione”, ha spiegato Jiang agli inquirenti, descrivendo come l’autorità regolatoria si sia tradotta in accesso privilegiato ai mercati delle criptovalute.
Favori, lusso e pratiche superstiziose
Oltre alle tangenti digitali, i procuratori hanno documentato che Yao avrebbe accettato regali di grande valore, organizzato banchetti di lusso, pilotato assunzioni e agevolato contratti di fornitura software con società tecnologiche mentre lavorava presso la China Securities Regulatory Commission.
Inoltre, l’inchiesta ha rilevato che il funzionario si sarebbe dedicato a pratiche superstiziose, elemento culturalmente stigmatizzato nella governance del Partito comunista, e che avrebbe intrecciato rapporti con individui descritti come “obiettivi chiave di formazione” per attività illecite.
Nel complesso, il quadro delineato dagli inquirenti mostra un uso sistematico di strumenti finanziari tradizionali e digitali per monetizzare il ruolo istituzionale, con un intreccio tra corruzione classica e nuove forme di abuso legate alle criptovalute.
Esito dell’indagine e valore probatorio della blockchain
Yao è stato espulso dal Partito comunista nel novembre 2024 e deferito alla giustizia penale dopo che gli investigatori hanno dichiarato di aver ottenuto “corroborazione reciproca e un ciclo chiuso di prove” combinando i dati delle transazioni su blockchain con la tradizionale analisi forense finanziaria.
La vicenda rappresenta, secondo le autorità, un caso di studio su come la tracciabilità della blockchain possa essere utilizzata nelle indagini anticorruzione, smontando l’idea che le criptovalute siano strumenti opachi e non rintracciabili.
Gli inquirenti hanno sottolineato che “la criptovaluta è inutile se non può essere convertita in contanti” e che, quando gli asset virtuali diventano asset reali, la loro natura viene facilmente alla luce.
La villa acquistata da Yao con fondi derivati dalla conversione di crypto, rimasta ancora incompleta al momento del suo arresto, è diventata il simbolo tangibile di uno schema di corruzione digitale costruito nel corso di anni di servizio regolatorio.
Scandalo Digital Yuan e prospettive per la CBDC cinese
Nonostante le ricadute reputazionali, lo scandalo Digital Yuan non ha fermato l’avanzata della valuta digitale di banca centrale cinese. La People’s Bank of China avrebbe dovuto introdurre dal 1° gennaio un nuovo quadro che consente alle banche commerciali di riconoscere interessi sui saldi presenti nei wallet in e-CNY.
Questa misura punta ad affrontare le difficoltà di adozione emerse negli ultimi anni. Fino a novembre 2025, l’e-CNY ha elaborato 3,48 miliardi di transazioni per un controvalore di 16,7 trilioni di yuan, ma resta nettamente indietro rispetto a Alipay e WeChat Pay, che controllano oltre il 90% del mercato cinese dei pagamenti mobili.
Detto ciò, per le autorità di Pechino il caso Yao sembra rappresentare più un monito sui rischi di corruzione legati alle crypto che un freno strutturale ai piani sulla valuta digitale di banca centrale.
Un precedente per le future indagini su crypto e corruzione
Nel complesso, l’indagine su Yao fornisce alla Cina un precedente operativo per future azioni contro la corruzione legata alle criptovalute, mostrando come strumenti tecnologici avanzati possano rafforzare gli schemi di controllo statale.
Allo stesso tempo, il caso evidenzia il paradosso di un alto funzionario impegnato nello sviluppo di un’infrastruttura digitale nazionale che utilizza tecnologie affini per finalità personali illecite.
Per i regolatori globali, l’esperienza cinese offre indicazioni concrete su come integrare analisi on-chain, banche dati pubbliche e informazioni tradizionali per contrastare efficacemente la corruzione alimentata da asset digitali.

