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IBAN virtuale su ENS, nuovo ponte tra DeFi e pagamenti SEPA

Nell’ecosistema Ethereum sta emergendo un modello che utilizza l’IBAN virtuale su ENS per collegare in modo diretto wallet DeFi e conti bancari tradizionali, semplificando i pagamenti SEPA.

Dal conto bancario al wallet DeFi, e ritorno

Negli ultimi anni l’ecosistema Ethereum ha costruito un ponte efficace dalla finanza tradizionale alla DeFi grazie a on-ramp regolamentati e stablecoin come EURe. Inviare denaro da un conto IBAN a un wallet oggi è relativamente semplice.

Tuttavia, il percorso inverso resta frammentato. Spostare fondi da un wallet web3 verso un IBAN qualsiasi richiede spesso l’uso di API di terze parti, procedure manuali di off-ramping e passaggi fuori catena poco trasparenti.

Questo nuovo modello propone un’estensione di ENS che associa ai domini degli IBAN virtuali (vIBAN) verificabili. In questo modo, un indirizzo bancario può diventare un identificatore di instradamento nativo on-chain.

Come funziona l’integrazione degli IBAN virtuali in ENS

L’idea chiave è trattare il numero IBAN come un dato strutturato da mappare su ENS. Sfruttando la natura gerarchica dell’IBAN (codice Paese, codice banca, BBAN), è possibile costruire una directory decentralizzata che automatizza il flusso di regolamento tra DeFi e banche.

Inoltre, i wallet potrebbero riconoscere il vIBAN come primo punto di riferimento per i pagamenti, scegliendo la rete e l’asset più efficienti. In assenza di una rotta on-chain, il sistema attiverebbe automaticamente un proxy regolamentato SEPA.

Questo approccio permette al tempo stesso il regolamento p2p on-chain e un fallback gestito da intermediari autorizzati, senza spezzare l’esperienza utente.

Schema dei record di testo ENS per i vIBAN

Per abilitare questo meccanismo vengono introdotti due nuovi record di testo per i domini ENS. Il primo è “viban”, che contiene una stringa IBAN conforme allo standard, ad esempio EE471000001020145685.

Il secondo campo è “accepted”, una lista separata da virgole di asset e chain preferiti. Un esempio è “eure@gnosis, usdc@base, eth@taiko”, che indica quali token e reti il destinatario accetta in via prioritaria.

In questo modo, l’instradamento del pagamento può tenere conto sia dell’identificativo bancario sia delle preferenze di liquidità e costo del destinatario.

Architettura gerarchica dei resolver

Il sistema si basa su una rete di resolver specializzati che smistano le richieste in base alle componenti dell’IBAN. Al vertice si trova un Global Resolver, mantenuto da una DAO, che analizza il codice Paese e instrada la query al resolver nazionale.

Il Country Resolver, gestito da una DAO o da un consorzio bancario, interpreta codice Paese e codice banca, indirizzando la richiesta verso il resolver specifico dell’istituto coinvolto.

Il Bank Resolver, controllato dalla banca o dall’istituzione finanziaria, valida il BBAN e lo associa a un indirizzo wallet e a un dominio ENS. Se nessun percorso on-chain è disponibile, il sistema restituisce un codice NOROUTE e attiva il fallback off-chain.

Verifica, sicurezza e claim del vIBAN

Per evitare spoofing e frodi è previsto un modello di verifica a più livelli. Innanzitutto il wallet interroga il record ENS del destinatario e recupera il claim relativo al vIBAN collegato.

Successivamente viene verificata una firma conforme allo standard EIP-712, che dimostra che il titolare del wallet controlla l’IBAN dichiarato. La struttura del messaggio, IBANClaim, include almeno due campi: la stringa “viban” e l’indirizzo “wallet”.

Infine, tale claim viene confrontato con i dati detenuti dal Bank Resolver. Solo se la corrispondenza è confermata, il sistema considera valido il collegamento tra conto bancario e indirizzo on-chain.

Il flusso di fallback “burn and proxy”

Quando un IBAN di destinazione non risulta risolvibile sulla rete, entra in gioco un flusso di fallback regolamentato. In primo luogo il resolver restituisce NOROUTE, segnalando l’assenza di un percorso on-chain.

Il wallet genera quindi una transazione verso un indirizzo di Burn, cioè un contratto di redemption designato. Le risorse così bruciate fungono da base per l’esecuzione off-chain del pagamento.

Un proxy regolamentato, ad esempio Monerium, effettua il bonifico SEPA verso l’IBAN tradizionale. Inoltre, il gateway fornisce in tempo reale i tassi di conversione quando l’asset inviato, come USDC, differisce dalla valuta richiesta dalla banca, ad esempio EUR.

IBAN virtuale su ENS nell’architettura multi-chain

Questo modello di integrazione astrarre la scelta della chain e della liquidità, privilegiando Layer 2 a basso costo e rollup basati con sincronizzazione composable per massimizzare l’efficienza cross-chain.

Rispetto agli attuali flussi di off-ramp, frammentati per exchange e fornitori, l’approccio introduce un livello di instradamento neutrale a livello di identità finanziaria, centrato sul vIBAN.

Detto ciò, rimangono aperte questioni cruciali: come preservare la privacy degli utenti pur mantenendo verificabilità on-chain, e quale governance sia più adatta per Root Resolver e Country Resolver per garantire neutralità.

Governance, privacy e sfide aperte

La gestione del Global Resolver potrebbe essere affidata a una DAO indipendente, mentre i resolver nazionali potrebbero essere controllati da consorzi bancari o autorità locali. Tuttavia, la concentrazione di potere resta un tema delicato.

Inoltre, l’esposizione di dati strutturati come IBAN e preferenze di pagamento pone interrogativi su anonimato e tracciabilità. Serviranno probabilmente tecniche crittografiche e policy condivise per mitigare i rischi.

In questo contesto, la governance dei resolver bancari dovrà bilanciare requisiti regolamentari, esigenze di sicurezza e apertura all’innovazione DeFi.

Oltre SEPA: possibili estensioni globali

Nel medio periodo l’architettura potrebbe essere estesa oltre l’area SEPA. Tra le ipotesi figurano l’integrazione con UK Faster Payments, con soluzioni in valuta digitale come l’eYuan e con vIBAN multivaluta.

Inoltre, collegando diversi circuiti di pagamento, ENS potrebbe diventare un layer di identità finanziaria globale, capace di orchestrare regolamenti tra asset on-chain e infrastrutture bancarie eterogenee.

Nel complesso, trattare l’IBAN come estensione dell’identità all’interno dell’ecosistema ENS apre la strada a uno spazio finanziario unificato, in cui il confine tra finanza tradizionale e DeFi risulta molto più trasparente.

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