Emergono nuovi dettagli sull’investimento Epstein in Coinbase, con documenti del Dipartimento di Giustizia USA che collegano il finanziere alla piattaforma crypto già dal 2014.
Summary
I documenti DOJ su Jeffrey Epstein e Coinbase
Secondo una recente tranche di file noti come Epstein Files, il finanziere americano Jeffrey Epstein avrebbe effettuato oltre dieci anni fa un investimento di 3 milioni di dollari nell’exchange Coinbase.
In base ai documenti pubblicati dal Dipartimento di Giustizia USA, l’operazione sarebbe avvenuta nel 2014 tramite il fondo di venture capital Blockchain Capital, cofondato da Brock Pierce e attivo nel settore crypto.
Il ricercatore su Bitcoin Kyle Torpey ha precisato che non è del tutto chiaro se l’accordo si sia chiuso nei termini inizialmente discussi. Tuttavia, nelle carte emergono numerosi scambi interni relativi a un possibile investimento nella società guidata da Brian Armstrong.
Il presunto incontro tra Epstein e Fred Ehrsam
Uno degli elementi più rilevanti riguarda il rapporto tra Epstein e Fred Ehrsam, cofondatore di Coinbase. Secondo i file, l’investimento avrebbe garantito a Epstein un incontro di persona con il dirigente dell’exchange.
In uno screenshot di email trapelato, compare il riferimento a “Jeff” in relazione a un appuntamento con Ehrsam, suggerendo che il manager fosse almeno informato del coinvolgimento del noto finanziere nel capitale di Coinbase.
“Ho un buco tra mezzogiorno e le 15 di oggi, non è cruciale per me, ma sarebbe bello incontrarlo se è comodo. È importante per lui?”, avrebbe scritto Ehrsam, lasciando intendere una certa apertura a un faccia a faccia.
Detto ciò, un’ulteriore email del 2018 conferma che Epstein ricevette effettivamente la sua quota di Coinbase. In seguito, secondo le stesse fonti, avrebbe ceduto il 50% della partecipazione a Blockchain Capital per circa 11 milioni di dollari, realizzando una plusvalenza significativa.
Il contesto giudiziario di Epstein
Il passato giudiziario di Epstein rende particolarmente sensibile qualsiasi riferimento ai suoi rapporti finanziari. Nel 2008, un tribunale della Florida lo condannò per adescamento di minore a fini di prostituzione e per aver sollecitato una prostituta.
Queste condanne, unite alle successive inchieste sul suo network di relazioni, spiegano perché ogni nuovo dettaglio sui suoi legami con l’industria tecnologica e finanziaria, incluse le criptovalute, venga analizzato con grande attenzione.
I chiarimenti su Blockstream e i presunti legami con Epstein
Mentre cresce l’interesse mediatico per l’indagine su Epstein e l’investimento in Coinbase, l’attenzione si è spostata anche su possibili collegamenti con Blockstream, società attiva nello sviluppo di infrastrutture per Bitcoin.
Il cofondatore e CEO Adam Back ha smentito in modo netto qualsiasi rapporto finanziario diretto o indiretto con Epstein o con il suo patrimonio. “Blockstream non ha alcuna connessione finanziaria, né diretta né indiretta, con Jeffrey Epstein o con la sua estate”, ha scritto su X.
Uno dei documenti del Dipartimento di Giustizia datato luglio 2014 riporta però che il cofondatore di Blockstream Austin Hill avrebbe discusso del round di seed della società con Epstein e Joi Ito, all’epoca direttore del MIT Media Lab.
MIT, fondi di Ito e rapporti con Blockstream
In una mail di quel periodo, Hill scrive: “Ciao Joi & Jeffrey; siamo agli sgoccioli per chiudere questo round”. E aggiunge che la raccolta seed da 18 milioni di dollari era “oversubscribed” di 10 volte, indicando una forte domanda da parte degli investitori.
Hill segnala inoltre che “Reid” avrebbe chiesto all’ultimo momento di aumentare la quota destinata a Ito e Epstein da 50.000 a 500.000 dollari, a conferma dell’interesse nei confronti della società focalizzata su Bitcoin.
In un successivo post, Adam Back ha chiarito che Blockstream incontrò Jeffrey Epstein in quanto descritto come “limited partner” del fondo gestito da Joi Ito. Quel veicolo avrebbe poi assunto una partecipazione di minoranza nel capitale di Blockstream.
Tuttavia, pochi mesi più tardi, il fondo di Ito uscì dall’azionariato della società, vendendo la propria quota a causa di un potenziale conflitto di interessi e di altre preoccupazioni sorte in quel periodo.
Il peso dell’investimento Epstein in Coinbase nel dibattito attuale
Nel complesso, la ricostruzione che emerge dai documenti DOJ su investimento Epstein in Coinbase delinea una presenza più strutturata del finanziere nel nascente ecosistema crypto di metà anni 2010.
Da un lato, l’ingresso nel capitale di Coinbase tramite Blockchain Capital e le comunicazioni con Fred Ehrsam evidenziano come Epstein fosse vicino ad alcuni protagonisti della scena tecnologica statunitense. Dall’altro, i chiarimenti di Adam Back e di Blockstream mirano a circoscrivere il perimetro effettivo di questi rapporti.
Resta quindi aperto il dibattito su quanto tali connessioni abbiano inciso sullo sviluppo iniziale di alcuni progetti legati a Bitcoin e sull’immagine pubblica delle principali società crypto oggi quotate sul mercato.

