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Il mining di Bitcoin è redditizio?

Ormai molte cose sono cambiate da quando Satoshi Nakamoto ha minato il primo blocco di Bitcoin, il 3 gennaio 2009. 

Al giorno d’oggi il mining è diventato una cosa molto più serie e complicata, quindi ha perfettamente senso chiedersi se sia ancora un’attività redditizia. 

Per rispondere a questa domande però bisogna suddividere la risposta in tre, ognuna delle quali risponde ad uno scenario differente. 

Il premio del mining di Bitcoin

Inizialmente, nel 2009, si faceva mining di Bitcoin in un unico modo, e con un unico software. 

All’epoca era molto semplice minare BTC, anche se però in realtà avevano valore di mercato pari letteralmente a zero. 

Quando però BTC ha iniziato ad avere un valore di mercato (ovvero un prezzo) le cose hanno iniziato a cambiare. 

Nel 2010, quando fu possibile per la prima volta scambiarlo su un exchange pubblico, il suo valore era di circa 0,06$ per BTC, e dato che per ogni blocco minato se ne ricevevano in premio 50, tale premio aveva un valore di circa 3$. 

L’anno successivo però superò 1$, e poi persino i 10$. A quel punto il premio per ogni blocco minato salì sopra i 500$ di valore. 

Nel novembre del 2012 ci fu il primo halving, che dimezzò il premio a 25 BTC per blocco, ma nel 2013 il prezzo di Bitcoin superò i 1.000$. A quel punto minare un blocco significava portarsi a casa un premio dal valore di mercato superiore a 25.000$.

Sebbene nei due anni successivi il prezzo scese a 200$, e nel 2016 ci fu il secondo halving che dimezzò il premio a 12,5 BTC a blocco, nel 2017 il prezzo schizzò a quasi 20.000$, portando il valore di mercato del premio a quasi 250.000$ a blocco. 

A quel punto le cose ormai erano cambiate, a causa soprattutto del fatto che il mining di Bitcoin è una competizione.

Le tre metodologie

Quando il valore di mercato per il premio in palio per chi riesce a minare un blocco iniziò a lievitare, sempre più aziende si misero a fare mining di Bitcoin come attività principale. 

Se in un primo momento chiunque, con qualsiasi computer, poteva minare un blocco, quando sono arrivati i professionisti del mining le cose sono totalmente cambiate. 

Il punto è che il mining di ogni singolo blocco – c’è un nuovo blocco da minare ogni circa 10 minuti – è una competizione che prevede che solo il singolo miner che lo mina incassi tutto il premio. Inoltre questa è una competizione basata sulla potenza di calcolo, in cui in genere vince chi ne ha di più.

In altri termini, i grossi impianti professionali sono di molto favoriti, perchè molto più potenti di quelli casalinghi e molto più efficienti. 

Tuttavia nel corso del tempo sono anche nate le cosiddette pool, ovvero piattaforme software che mettono insieme la potenza di calcolo di diversi miner, distribuendo poi l’eventuale premio in percentuale a tutti i loro utenti a seconda della potenza di calcolo effettivamente messa a disposizione. 

Ecco che in questo modo diventano possibili due metodologie di mining: minare da soli, per cercare di vincere l’intero premio, o minare in pool, per massimizzare le probabilità di riuscire a minare almeno un blocco. 

La prima metodologia, che è anche quella originale di Satoshi, al giorno d’oggi funziona solo se si dispone di potenze di calcolo esagerate, mentre la seconda si può fare anche con potenza di calcolo inferiori (anche se non di molto) ma garantisce entrate inferiori. 

La terza metodologia invece è da prendere con le pinze. Si tratta del cosiddetto cloud mining, ovvero il noleggio di potenza di calcolo messa a disposizione da terzi. Purtroppo spesso chi sembra offrire questo servizio in realtà mente, con il solo scopo di truffare gli ingenui, ma va comunque tenuta in considerazione perchè effettivamente esiste. 

Prima metodologia

La prima metodologia che si può seguire per fare mining di Bitcoin è quella originale, ovvero minare da soli con un proprio impianto. 

Per capire se si può trattare di un’attività redditizia, oppure no, è necessario spiegare bene di cosa si tratta. 

Visto che il mining è una competizione in cui solo chi riesce ad estrarre l’hash corretto si porta a casa l’intero premio messo in palio per ogni singolo blocco, per poter riuscire a farlo in modo redditizio bisogna riuscire ad estrarre almeno uno o più hash che convalidano i blocchi. 

Il problema è che si tratta di una competizione in cui vince in genere chi dispone di maggiore potenza di calcolo, e ciò rende praticamente impossibile competere con piccoli impianti domestici. 

Ad esempio la società Mara Holdings, ovvero la maggior società di mining di Bitcoin al mondo, ad oggi si stima che abbia tra i 50 ed i 60 EH/s di potenza di calcolo operativa. Una macchina per minare Bitcoin dalla potenza di calcolo di circa 600 TH/s costa circa 18.000$, quindi dato che 1 EH/s è pari a un milione di TH/s, significa che Mara dovrebbe avere più di 80.000 macchine del genere, costate probabilmente in totale più di un miliardo e mezzo di dollari. 

Più o meno la società riesce a minare una decina di blocchi al giorno, portandosi quindi a casa un incasso medio giornaliero di circa 31,25 BTC. Con un valore di mercato di circa 80.000$ per BTC, l’incasso medio giornaliero stimato di Mara in questo momento si aggirerebbe sui 2 milioni e mezzo di dollari, pari a più di 900 milioni di dollari l’anno. 

A questi però vanno sottratte non solo le spese per l’acquisto delle macchine (o, meglio, il loro costo di ammortamento annuale), ma soprattutto le spese per l’enorme quantità di energia elettrica consumata. 

Ad esempio nel 2024, l’ultimo anno per cui si dispone di dati ufficiali, Mara incassò in totale circa 650 milioni di dollari, con un utile finale al netto delle spese di 540 milioni. 

Quindi il mining industriale di Bitcoin su larga scala risulta essere redditizio, a patto di poter investire enormi somme di denaro, ed ovviamente di sapere gestire molto bene i propri impianti. 

La seconda metodologia

La seconda metodologia, in teoria alla portata di tutti (o quasi), sarebbe quella di minare in pool. 

In questo caso anche con potenze di calcolo di molto inferiori a quelle di Mara si possono ottenere risultati, ma non con potenze di calcolo minime.

Va detto che ormai con un semplice computer, e tantomeno con uno smartphone, non si riesce a minare nulla, perchè la potenza è talmente poca che la retribuzione che si può percepire dalla partecipazione ad una pool è quasi nulla. 

Anzi, al giorno d’oggi si riesce effettivamente a minare solo con ASIC, ovvero macchine appositamente progettate, realizzate ed ottimizzate solo per il mining.

Tra le più economiche sul mercato ce ne sono da 300 TH/s, con un costo inferiore ai 5.000$ per macchina. 

Con una stima recente si può ipotizzare un incasso di circa 10$ al giorno con un impianto simile, ma c’è il rischio che il costo dell’elettricità sia di circa 8$ al giorno. 

Pertanto, se va bene si possono guadagnare 2$ lordi al giorno, pari a poco meno di 800$ lordi all’anno. 

A questo punto appare evidente come questo tipo di mining non sia in realtà redditizio, perchè solo per ripagare l’acquisto della macchina occorrerebbero più di cinque anni. 

In questi casi solo facendo economia di scala, per ridurre le spese operative ed incrementare gli incassi lordi, è possibile immaginare di rendere il mining di Bitcoin redditizio, ma anche in questo caso occorrono tali capacità e competenze che solo dei professionisti possono realisticamente farcela. 

La terza metodologia

Il cloud mining in realtà è fortemente sconsigliato. 

Innanzitutto spesso si tratta solo di truffa, tanto che molte offerte in circolazione nemmeno provengono da società che minano, ma solo da mentitori che mirano a farsi mandare del denaro. 

Inoltre, anche nei rarissimi casi in cui esiste effettivamente la possibilità di noleggiare della potenza di calcolo, bisogna essere capaci e competenti per configurare al meglio i miner così da renderli redditizi. 

Oltretutto il cloud mining ha un serissimo problema: il costo dell’energia elettrica. 

Con un impianto proprio si può scegliere ad esempio di consumare elettricità solo nei momenti del giorno in cui costa meno, o magari alimentare i miner con energia che si riesce ad ottenere a bassissimo costo. Si può anche decidere di non minare affatto se non si riesce ad avere energia elettrica a basso costo. 

Invece con il cloud mining non c’è alcuna possibile scelta delle fonti di approvvigionamento energetico, dato che non si ha accesso fisico all’impianto. In altre parole è impossibile lavorare per ottimizzare la spesa, perchè è il gestore dell’impianto a selezionare le fonti e non l’utente. 

Il quadro appena descritto è nel complesso deludente, ma ormai sono anni che si sa benissimo che il mining di Bitcoin è solo più cosa per aziende specializzate, e non certo per piccoli utenti privati.

Marco Cavicchioli
Marco Cavicchioli
"Classe 1975, Marco è stato il primo a fare divulgazione su YouTube in Italia riguardo Bitcoin. Ha fondato ilBitcoin.news ed il gruppo Facebook "Bitcoin Italia (aperto e senza scam)".
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