Negli Stati Uniti, la legge sulle stablecoin rischia di uscire dal calendario di aprile: il passaggio in commissione potrebbe slittare a maggio, mentre cresce la pressione delle banche sul tema dei rendimenti.
Summary
Revisione in Senato a rischio per il calendario di fine aprile
Il Senate Banking Committee deve decidere se calendarizzare il markup del provvedimento nella settimana del 27 aprile. Tuttavia, il percorso si complica per l’agenda già molto densa, che include anche l’audizione per la nomina di Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve.
Il rinvio non dipende solo dai tempi parlamentari. In parallelo, diversi gruppi del settore bancario stanno intensificando il lobbying sul testo, con l’obiettivo di modificare le restrizioni previste per le stablecoin che distribuiscono rendimenti.
Il nodo dei rendimenti divide banche e Casa Bianca sulla legge sulle stablecoin
Tra le organizzazioni più attive figurano la North Carolina Bankers Association e l’American Bankers Association. Secondo queste sigle, consentire premi o interessi sulle stablecoin potrebbe provocare un deflusso significativo di depositi dal sistema bancario tradizionale.
Tuttavia, questa lettura contrasta con un recente rapporto del White House Council of Economic Advisers. Lo studio conclude che un divieto sui rendimenti aumenterebbe il credito bancario di appena 2,1 miliardi di dollari, pari a circa lo 0,02% di un portafoglio prestiti da 12.000 miliardi di dollari.
Inoltre, il CEA stima un costo netto per il benessere dei consumatori di circa 800 milioni di dollari. In sostanza, vietare i rendimenti servirebbe poco a proteggere il credito bancario, ma eliminerebbe i potenziali vantaggi per gli utenti derivanti da ritorni più competitivi sulle disponibilità in stablecoin.
Su questo punto è intervenuto pubblicamente Patrick Witt, consulente crypto della Casa Bianca. Witt ha contestato la pressione esercitata dalle banche, sostenendo che i legislatori non dovrebbero rallentare la legge sulle stablecoin sulla base di argomenti in contrasto con i dati dell’amministrazione.
Restano aperti altri dossier oltre al confronto con le banche
Detto ciò, il negoziato non si esaurisce nel dibattito sui rendimenti. Il senatore Thom Tillis, tra i principali negoziatori del testo, ha indicato la possibilità di una nuova riunione in presenza con gli operatori del settore.
Un ulteriore confronto potrebbe allungare ancora i tempi, ma punta a chiudere i nodi rimasti aperti. Oltre ai rendimenti, il CLARITY Act deve ancora affrontare temi controversi come la DeFi, i conflitti di interesse e le regole etiche per i parlamentari che negoziano token.
Nel complesso, anche se il provvedimento superasse la commissione bancaria del Senato tra fine aprile e maggio, il percorso resterebbe lungo. Il testo dovrà infatti essere armonizzato con la versione della Camera prima di arrivare al presidente Donald Trump per la decisione finale.

