Con un investimento di 180 milioni di dollari, V&A East Londra ha aperto al pubblico nel fine settimana, completando l’espansione del Victoria & Albert Museum nell’est della capitale e puntando a coinvolgere soprattutto giovani e residenti del territorio.
Summary
Un nuovo polo culturale nell’est di Londra
Il nuovo museo sorge nel Queen Elizabeth Olympic Park, a Stratford, vicino al distretto culturale East Bank. L’obiettivo dichiarato dell’istituzione è riavvicinare il pubblico locale e le nuove generazioni a una collezione di livello internazionale, valorizzando connessioni inattese con il presente.
La facciata beige, compatta e segnata da finestre a punta, è stata progettata dagli architetti irlandesi O’Donnell + Tuomey. L’edificio ha ricevuto giudizi contrastanti, ma si distingue nettamente dalla sede storica del V&A a ovest di Londra, celebre riferimento vittoriano per la storia del design e delle arti decorative.
All’interno, il museo mette in dialogo oltre 2,8 milioni di oggetti provenienti da diversi continenti. Secondo la senior curator Zofia Trafas White, il percorso propone nuove letture intorno ai temi più rilevanti del mondo contemporaneo.
Le gallerie permanenti e il progetto V&A East Londra
Il cuore del museo è rappresentato da due gallerie permanenti, intitolate Why We Make. Riuniscono oltre 500 oggetti, selezionati pensando anche ai londinesi del quartiere, e offrono un accesso diverso alla collezione del V&A.
Inoltre, il racconto copre un arco temporale che va dal 1100 a oggi. I temi principali includono identità, benessere, giustizia sociale e responsabilità ambientale. Invece di seguire cronologia, geografia o materiali, il museo adotta un’impostazione tematica.
Da Leigh Bowery a Sofonisba Anguissola
Nella sezione Breaking Boundaries compaiono l’artista queer radicale Leigh Bowery e figure della moda come Vivienne Westwood e Rei Kawakubo. Our Place in the World, invece, accosta un autoritratto di Sofonisba Anguissola ai riferimenti rintracciabili nelle opere di Claude Cahun e Maud Sulter.
Tuttavia, l’intento curatoriale non è soltanto espositivo. Mettere gli oggetti in conversazione permette di evidenziare legami nuovi tra creatori lontani nel tempo, ma uniti da sensibilità comuni e dall’attenzione verso persone, pianeta e questioni urgenti del presente.
La prima mostra temporanea dedicata alla musica Black British
Il programma delle esposizioni temporanee parte con The Music is Black: A British Story. La mostra ricostruisce 125 anni di storia della musica Black British attraverso circa 200 opere della collezione museale.
Il percorso restituisce visibilità a pioniere come Winifred Atwell e Shirley Bassey, insieme a protagonisti di reggae, ska e rock. Inoltre, include artisti contemporanei come Jme e Lil Simz, presentati come innovatori di drum & bass, grime e U.K. garage.
L’esperienza è anche multisensoriale. Una parte del racconto passa attraverso dischi e oggetti sonori legati alla vita culturale Black British, con contributi di Ben Enwonwu, Denzil Forrester, Frank Bowling, Sonia Boyce e una nuova opera di Rene Matić.
Tra i pezzi esposti compare anche un gilet dipinto indossato da Stormzy al Glastonbury Festival nel 2019. Detto ciò, la mostra lega i memorabilia a momenti culturali che hanno inciso sull’identità musicale britannica.
Nuove commissioni e opere contemporanee
Accanto alle esposizioni, il museo lancia una serie di lavori contemporanei. Tra questi spicca una statua in bronzo alta 18 piedi, realizzata dall’artista britannico Thomas J Price, che raffigura una giovane donna nera in abiti informali con uno smartphone in mano, collocata sopra l’ingresso.
Inoltre, il programma New Work prende avvio con opere di Carrie Mae Weems, Es Devlin, Lawrence Lek e Tania Bruguera. Il progetto comprende rispettivamente un film, un disegno scultoreo, un videogioco e una vetrata dai toni blu.
Il direttore Gus Casely-Hayford ha sottolineato in una nota che tutti sono benvenuti nel nuovo spazio. L’auspicio, ha spiegato, è che i visitatori possano riconoscere qui se stessi, le proprie storie e le proprie esperienze.
Il confronto con Storehouse e i primi dati sul pubblico
V&A East Storehouse, museo gemello aperto lo scorso maggio, si trova a poca distanza. La struttura occupa quattro piani per 172.222 piedi quadrati e custodisce circa 250.000 oggetti, 350.000 libri e 1.000 archivi.
A differenza dei musei tradizionali, i visitatori possono muoversi liberamente tra le corsie senza la consueta segnaletica. Nel complesso, i primi dati dei sei mesi iniziali indicano che questo approccio sta raggiungendo fasce di pubblico spesso meno servite.
Secondo quanto riportato da The Art Newspaper, quasi un terzo dei visitatori aveva meno di 35 anni. Inoltre, oltre il 45% dei visitatori del Regno Unito proveniva da gruppi etnici minoritari.
Nel complesso, l’apertura di V&A East rafforza la presenza del museo nell’est di Londra e amplia l’accesso a collezioni storiche e opere contemporanee. Rispetto alla sede storica, il nuovo polo punta su temi attuali, inclusione e sperimentazione curatoriale.

