HomeFintech1,3 miliardi senza conto: le crypto spingono l’inclusione finanziaria

1,3 miliardi senza conto: le crypto spingono l’inclusione finanziaria

L’inclusione finanziaria con crypto non è più soltanto una promessa da white paper. I dati raccolti da Binance Research, insieme alle cifre citate da World Bank, Artemis e Altrata, indicano un punto preciso: in molte aree del mondo, le infrastrutture on-chain iniziano a colmare vuoti lasciati da banche, circuiti di pagamento e mercati dei capitali tradizionali.

Il dato di partenza è difficile da ignorare. Secondo la World Bank, 1,3 miliardi di adulti restano senza conto bancario, mentre 4,7 miliardi non hanno accesso a credito o prestiti. Il problema, quindi, non riguarda solo chi è fuori dal sistema bancario. Coinvolge anche una fascia molto più ampia di persone che accede solo in parte a strumenti essenziali come pagamenti digitali, risparmio remunerato e servizi transfrontalieri.

È dentro questo divario che stablecoin, tokenizzazione e pagamenti on-chain stanno guadagnando spazio, soprattutto nei mercati emergenti. E il punto non è solo il trading: la questione è capire come le crypto migliorano l’inclusione finanziaria quando i canali tradizionali restano costosi, lenti o semplicemente assenti.

Inclusione finanziaria con crypto: la dimensione reale del divario

Non bancarizzati e sotto-serviti: i numeri che contano

La fotografia globale resta sbilanciata. La World Bank indica che 1,3 miliardi di adulti sono ancora unbanked, con la maggior parte concentrata nei Paesi a basso e medio reddito. A questo dato si aggiunge una platea ancora più ampia: 4,7 miliardi di adulti non hanno accesso a credito o prestiti.

Questo numero cambia il modo in cui si legge il tema. Il problema non è solo aprire un conto. Il nodo è l’accesso incompleto a una gamma di strumenti finanziari di base: pagamenti, prestiti, accumulo di risparmio e trasferimenti internazionali.

Per questo il divario pesa così tanto nei mercati emergenti. Se una persona può custodire denaro ma non ottiene credito, non riceve interessi sui risparmi o paga troppo per inviare fondi all’estero, resta comunque esclusa da una parte importante dell’economia.

Secondo l’analisi citata, questa domanda insoddisfatta si concentra proprio nelle aree dove l’adozione crypto è più visibile. Non è una prova automatica di causalità. Tuttavia, il segnale è coerente: dove i canali tradizionali faticano, le reti permissionless diventano un’alternativa praticabile.

Perché le stablecoin stanno cambiando rimesse e pagamenti

Costi più bassi e regolamento più rapido con le stablecoin per rimesse

Uno dei casi d’uso più immediati riguarda le rimesse. Le stablecoin per rimesse, secondo i dati riportati, possono abbattere i costi fino al 99% e chiudere il regolamento molto più velocemente rispetto ai canali tradizionali.

Il confronto diventa decisivo soprattutto per i piccoli importi, i più comuni nei corridoi tra Paesi emergenti. Quando il costo fisso dei trasferimenti tradizionali pesa troppo, il sistema penalizza proprio chi invia somme modeste ma frequenti. In questo spazio, le stablecoin per pagamenti transfrontalieri offrono una struttura di costo diversa e più adatta ai microtrasferimenti.

C’è poi un altro dato che il mercato osserva con attenzione: secondo Artemis, il volume corretto delle stablecoin ha superato Visa nel 2024. È una soglia simbolica, ma molto rilevante. Indica che l’uso di questi strumenti non è più marginale e che la finanza on-chain ha già raggiunto una scala comparabile con una delle reti di pagamento più note al mondo.

Per chi guarda all’inclusione finanziaria con crypto, questo passaggio conta molto. Se i pagamenti diventano più economici e più rapidi, l’impatto potenziale non riguarda solo gli utenti crypto abituali. Tocca famiglie che dipendono dalle rimesse, lavoratori migranti e piccole attività che operano oltre confine.

  • commissioni molto più basse, fino al 99% in meno per alcune rimesse
  • tempi di regolamento più rapidi
  • maggiore efficienza nei pagamenti transfrontalieri e nei flussi di piccolo importo

Tokenizzazione: accesso più ampio a mercati pubblici e privati

Dal risparmio agli investimenti frazionati

L’altro fronte aperto riguarda l’accesso agli investimenti. La tokenizzazione per accesso al risparmio viene presentata come uno strumento capace di ampliare la partecipazione sia alle azioni sia ai mercati privati.

L’argomento si regge su un dato preciso: secondo Altrata, l’87% delle società statunitensi con ricavi superiori a US$100M è privato. In pratica, una quota enorme della creazione di valore resta fuori dalla portata dell’investitore retail, soprattutto quando le aziende rimangono private più a lungo.

Qui entrano in gioco tokenised equities, tokenised private credit e tokenised private equity. La logica è quella della proprietà frazionata e di un accesso più flessibile: soglie d’ingresso più basse, maggiore esposizione a strumenti prima riservati a investitori accreditati e operatività più continua.

Perché conta? Perché la tokenizzazione non punta solo a digitalizzare asset esistenti. Prova a rimuovere un filtro storico: l’accesso ai mercati più dinamici è stato spesso limitato da confini geografici, intermediari locali e ticket minimi elevati. Se questo filtro si abbassa, si amplia anche il bacino di utenti che può usare strumenti on-chain per risparmio e pagamenti dentro una strategia finanziaria più ampia.

L’analisi cita anche pre-IPO perpetuals e pre-IPO contracts come meccanismi che possono estendere l’accesso a fasi del ciclo di crescita normalmente riservate a pochi. Il messaggio di fondo resta netto: la tokenizzazione viene proposta come una via per democratizzare, almeno in parte, l’accesso ai mercati privati.

Nei mercati emergenti l’uso crypto va oltre il trading

I dati Binance su risparmio, pagamenti e attività multi-prodotto

Uno dei passaggi più interessanti riguarda il comportamento degli utenti. Binance sostiene che nei Paesi emergenti gli utenti siano sempre più attivi oltre il trading, con un coinvolgimento crescente in attività legate a risparmio, pagamenti e accesso a più prodotti finanziari.

Il dato più forte è l’evoluzione della base utenti: la quota di utenti Binance provenienti dai mercati emergenti sarebbe salita dal 49% nel 2020 al 77% nel 2026. Letto insieme al resto dei numeri, questo andamento suggerisce uno spostamento del baricentro dell’adozione verso economie dove i servizi finanziari tradizionali restano più costosi o meno accessibili.

Non è solo una questione di presenza numerica. Secondo Binance, gli utenti di questi mercati mostrano un uso più articolato della piattaforma, coerente con l’idea di una crypto per inclusione nei mercati emergenti che non si limita alla speculazione.

  • gli utenti dei mercati emergenti risultano più presenti tra quelli che usano due o più prodotti
  • una quota crescente mantiene almeno metà del portafoglio in stablecoins, un comportamento letto come orientato al risparmio

Questo dettaglio pesa più di quanto sembri. Se una parte degli utenti usa stablecoins come riserva di valore o come strumento di gestione finanziaria quotidiana, il ruolo delle crypto cambia. Diventano un’infrastruttura pratica, non solo un asset da negoziare.

Pagamenti programmabili e nuovi casi d’uso on-chain

Quando l’inclusione finanziaria con crypto passa anche dal denaro programmabile

L’analisi apre anche a un fronte meno intuitivo ma sempre più discusso: quello dei pagamenti programmabili. AI agents e programmable money vengono presentati come un nuovo caso d’uso on-chain, in cui componenti come USDC nanopayments ed ERC-8004 iniziano a definire un modello di finanza più automatizzato.

Il punto, però, non è solo tecnologico. Se il denaro può essere instradato, verificato e regolato in modo nativo sulla blockchain, i pagamenti diventano componibili anche per attori non umani, come gli agenti software. In questa prospettiva, il costo minimo delle transazioni torna centrale: reti con fee molto basse rendono possibili micro-pagamenti che sui circuiti tradizionali sarebbero economicamente insostenibili.

È un filone ancora giovane, ma si collega direttamente al tema principale. La inclusione finanziaria con crypto non riguarda solo chi oggi è escluso dal conto corrente. Riguarda anche la possibilità di costruire servizi finanziari nuovi, più accessibili e più granulari, su infrastrutture aperte.

Cosa sta cambiando davvero

Se si mettono insieme i dati principali, emerge una tesi chiara. Da un lato restano 1,3 miliardi di adulti senza banca e 4,7 miliardi senza accesso a credito o prestiti. Dall’altro, gli strumenti on-chain mostrano tre leve concrete: stablecoin per rimesse e pagamenti transfrontalieri, tokenizzazione per accesso al risparmio e agli investimenti, uso crescente delle piattaforme crypto nei mercati emergenti per attività che vanno oltre il trading.

Non si tratta ancora di una sostituzione completa del sistema finanziario tradizionale. Ma il quadro basta già a spiegare perché investitori, aziende e osservatori del settore stiano seguendo da vicino i pagamenti on-chain nei Paesi emergenti e la tokenizzazione come canale di accesso più ampio.

La domanda vera, ora, riguarda la velocità. Quanto rapidamente queste soluzioni passeranno da scorciatoia utile per nicchie escluse a infrastruttura stabile di uso quotidiano? È proprio nei mercati dove l’accesso ai servizi finanziari resta più fragile che la risposta potrebbe arrivare per prima.

Amelia Tomasicchiohttps://cryptonomist.ch
Esperta di digital marketing, Amelia inizia a lavorare nel settore fintech nel 2014 dopo aver scritto la sua tesi di laurea sulla tecnologia Bitcoin. Precedentemente è stata un'autrice di diversi magazine crypto all'estero e CMO di Eidoo. Oggi è co-founder di Cryptonomist, e di Econique.art. E' stata nominata una delle 30 under 30 secondo Forbes. Amelia è stata anche insegnante di marketing presso Digital Coach e ha pubblicato un libro "NFT: la guida completa'" edito Mondadori. Inoltre è co-founder del progetto NFT chiamato The NFT Magazine, oltre ad aiutare artisti e aziende ad entrare nel settore. Come advisor, Amelia è anche coinvolta in progetti sul metaverso come The Nemesis e OVER.
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