Le autorità thailandesi hanno lanciato una vasta operazione di repressione crypto in Thailandia colpendo 14 siti distribuiti in cinque province del nord-est del Paese il 21 giugno 2026. Durante gli interventi, sono stati sequestrati 315 mining rig illegali destinati all’estrazione di Bitcoin, mentre è stato stimato un danno per furto di elettricità superiore a 40 milioni di baht, equivalenti a circa 1,2 milioni di dollari USA.
Summary
Punti chiave
- Il 21 giugno 2026 sono scattati raid in 14 siti nelle province di Ubon Ratchathani, Yasothon, Amnat Charoen, Roi Et e Maha Sarakham, nell’area di Isan.
- 315 apparecchiature di mining Bitcoin sono state sequestrate durante l’operazione.
- Il totale del furto di energia elettrica causato dai miner illegali è stimato in oltre 40,38 milioni di baht.
- Gli operatori intercettati avevano manomesso i contatori elettrici e si erano collegati illegalmente alla rete per alimentare i dispositivi.
- Si tratta almeno della quarta operazione contro il manomissione dei contatori documentata nella regione negli ultimi 18 mesi.
Thai Authorities Crack Down on Illegal Bitcoin Mining in Isan
Le operazioni coordinate dalle forze dell’ordine thailandesi hanno coperto diverse province dell’Isan, regione poco sviluppata del nord-est, tra cui Ubon Ratchathani, Yasothon, Amnat Charoen, Roi Et e Maha Sarakham. Qui, terre con costi inferiori e controlli sulle utenze meno rigidi hanno favorito l’insediamento di impianti di mining operati senza autorizzazioni.
La scoperta è avvenuta a seguito di indagini che hanno evidenziato consumi elettrici anomali uniti a frequenti blackout nella zona. L’autorità ha accertato che gli operatori avevano manomesso i contatori elettrici, bypassando i rilevamenti ufficiali per alimentare illegalmente 315 mining rig, con un danno economico complessivo che comprende 5,38 milioni di baht di multe e 35 milioni di baht non pagati per consumi in nero.
Background and Methodology of Illegal Mining Operations
La tecnica usata consisteva nel manomettere i sistemi di misurazione del consumo e nel collegarsi abusivamente alla rete elettrica pubblica. Tale prassi ha consentito a questi gruppi di mantenere l’attività mineraria attiva senza sostenere i costi energetici reali, nascondendo così un’ampia evasione nei confronti del fornitore pubblico.
Questa modalità di operare rientra in un quadro più ampio di attività illegali che approfittano della scarsa vigilanza in aree periferiche e meno industrializzate. Isan rappresenta infatti una delle regioni più vulnerabili, per via di terreni a basso costo e di controlli del sistema elettrico meno stringenti rispetto ai centri urbani più evoluti della Thailandia.
Previous Crackdowns and Regional Impact
La rete di contrasto della Thailandia ha già effettuato almeno quattro operazioni simili contro il furto di energia e la manomissione dei contatori nell’arco degli ultimi 18 mesi proprio nella regione di Isan. Nel gennaio scorso, la polizia ha sequestrato 996 mining rig presso una società denominata JIT Co. nella provincia di Chon Buri, che alternava misurazioni legali di giorno a connessioni abusive notturne. Le stime delle perdite erano dell’ordine di centinaia di milioni di baht.
Un’impennata di raid si è verificata anche nei mesi successivi, con interventi che hanno interessato sette impianti di mining a Samut Sakhon e Uthai Thani, sequestrando ben 3.642 macchinari per un valore stimato di 8,6 milioni di dollari. In questi casi sono emersi collegamenti con reti criminali transnazionali, riconducibili a gruppi operanti dalla Cina e dal Myanmar, che avrebbero utilizzato il mining illegale sia per generare profitti che per riciclare fondi illeciti su scala globale.
Broader Context: Crypto Mining and Electricity Theft in Southeast Asia
L’attenzione all’illegalità nelle operazioni mining si inserisce in un contesto regionale più ampio dove lo sfruttamento illecito di energia elettrica per crypto mining sta assumendo rilevanza significativa. L’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC) ha segnalato come gruppi criminali transnazionali in Asia orientale e sudorientale impieghino mining crypto illegale per il riciclaggio di miliardi di dollari ottenuti con attività illecite.
Nel frattempo, anche altri Paesi della regione, come la Malesia, stanno affrontando il problema. Il gigante dell’energia Tenaga Nasional Berhad ha denunciato un ammanco energetico di circa 1,1 miliardi di dollari negli ultimi cinque anni, attribuito in buona parte a mining criptovalutario non autorizzato, spingendo le autorità a utilizzare tecnologie innovative, come droni con termocamere, per individuare gli impianti nascosti.
In Thailandia, nonostante una regolamentazione abbastanza avanzata sulle attività di exchange e offerte di token da parte della Securities and Exchange Commission locale, l’infrastruttura fisica del mining resta ancora difficilmente controllabile, lasciando ampi margini all’illegalità, come dimostrano queste ultime operazioni nel nord-est del Paese.
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