Citigroup ha tagliato le proprie previsioni su Bitcoin ed Ether a dodici mesi, abbassando il target sul primo da 112.000 a 82.000 dollari e la stima su Ether da 3.175 a 2.240 dollari. Una revisione al ribasso che non arriva dal nulla: a pesare sono i deflussi record dagli ETF spot americani e uno stallo normativo a Washington sempre più difficile da ignorare. Le previsioni Citi su Bitcoin e Ethereum dipingono un mercato che ha perso slancio istituzionale proprio nel momento in cui si attendeva il contrario.
Summary
Punti chiave
- Citi ha tagliato il target Bitcoin a 12 mesi a 82.000 dollari (da 112.000) e quello su Ether a 2.240 dollari (da 3.175).
- Gli ETF spot Bitcoin USA hanno registrato 4,5 miliardi di dollari di deflussi netti a giugno 2026, il peggior mese dall’avvio del prodotto nel gennaio 2024.
- Citi ha azzerato le stime sui flussi netti in ingresso da ETF nei prossimi 12 mesi, da 10 miliardi a zero.
- La CLARITY Act rimane bloccata per questioni etiche legate agli interessi crypto del presidente Donald Trump.
- Nello scenario ribassista, Citi prevede Bitcoin a 53.000 dollari ed Ether a 1.094 dollari in caso di recessione.
Citi rivede al ribasso le previsioni su Bitcoin ed Ether
Non è la prima volta che Citi abbassa le sue stime nel corso del 2026. La banca aveva già ridotto il target Bitcoin da 143.000 a 112.000 dollari e quello su Ether da 4.304 a 3.175 dollari in una precedente revisione. Il taglio annunciato martedì va quindi a sovrapporsi a una traiettoria discendente già avviata da mesi.
Il motivo principale è chiaro: la domanda da parte degli ETF si è deteriorata più velocemente del previsto. Citi ha portato a zero le stime sui flussi netti in ingresso da strumenti quotati nei prossimi dodici mesi, una stima che solo qualche settimana fa si attestava intorno ai 10 miliardi di dollari. Non è un aggiustamento tecnico, è un cambio di scenario.
Gli ETF spot Bitcoin USA registrano il peggior mese della loro storia
A giugno 2026 gli ETF spot Bitcoin americani hanno subito 4,5 miliardi di dollari di deflussi netti, la performance peggiore da quando questi prodotti sono stati lanciati nel gennaio 2024. Un segnale forte, che ha pesato direttamente sulle revisioni di Citi.
Anche gli ETF su Ethereum hanno risentito della pressione. I trader hanno ridotto l’esposizione agli asset rischiosi in modo trasversale, e la debolezza della domanda istituzionale si è fatta sentire su entrambi i mercati. La conseguenza diretta, secondo la banca, è che la più ampia adozione da parte degli investitori potrebbe restare in stand-by fino a quando non emergerà un nuovo catalizzatore.
Il nodo normativo: la CLARITY Act rimane in stallo
Dietro i numeri c’è anche un problema strutturale di politica statunitense. Citi ha indicato esplicitamente che i ritardi nel processo legislativo a Washington hanno eroso la fiducia nel mercato crypto nel breve periodo. La questione è più concreta di quanto sembri.
La CLARITY Act, il disegno di legge che dovrebbe definire una struttura regolamentare chiara per gli asset digitali negli Stati Uniti, è bloccata da settimane. Il freno è di natura politica: il provvedimento ha incontrato obiezioni legate ai conflitti di interesse del presidente Donald Trump, che ha interessi dichiarati nel settore crypto. I legislatori stanno ancora discutendo le norme anti-conflitto e altre disposizioni del testo.
TD Cowen: incertezza fino alle elezioni di metà mandato
Anche TD Cowen ha messo in guardia sul percorso del provvedimento, avvertendo che le questioni irrisolte potrebbero impedire alla legge di avanzare rapidamente in Senato prima delle elezioni di novembre. Un orizzonte che sposta potenzialmente l’intera questione regolatoria oltre il 2026.
Per molti investitori istituzionali, regole chiare erano il presupposto per aumentare l’esposizione. Senza un calendario certo, quella fase di espansione resta sospesa. Citi lo dice in modo diretto: senza un driver nuovo o progressi normativi concreti, l’adozione potrebbe fermarsi.
I rischi delle società di tesoreria in asset digitali
C’è un terzo fattore di rischio che la banca ha portato all’attenzione: le cosiddette digital asset treasury companies, ovvero società che tengono Bitcoin o altri token in bilancio come riserva strategica. In condizioni di stress di mercato, queste realtà possono diventare venditori forzati o comunque disposti a liquidare, aggravando la pressione al ribasso sui prezzi.
La questione si intreccia con la CLARITY Act sotto un’altra angolazione: alcune di queste strutture potrebbero rientrare nella vigilanza CFTC come commodity-pool, aggiungendo un ulteriore livello di incertezza regolatoria su un segmento del mercato già sotto pressione. Il dibattito su questo punto non è ancora risolto, e Citi lo cita espressamente come elemento che pesa sulle prospettive.
Scenario ribassista e prezzi attuali
Bitcoin a 53.000 dollari, Ether a 1.094 dollari nello scenario peggiore
Nel caso base peggiorativo — condizioni macroeconomiche recessive e proseguimento dei deflussi dagli ETF — Citi stima che Bitcoin possa scendere a 53.000 dollari ed Ether a 1.094 dollari nel corso dei prossimi dodici mesi. Cifre che rappresentano un’ulteriore discesa rispetto ai livelli attuali, già ampiamente distanti dai massimi del 2025.
Prezzi correnti ancora lontani dai massimi
Al momento delle ultime rilevazioni, Bitcoin si scambiava intorno a 58.897 dollari ed Ether intorno a 1.579 dollari. Entrambi restano distanti dai picchi raggiunti all’inizio del 2025, e ben al di sotto delle medie di lungo periodo che molti analisti utilizzano come riferimento per valutare il sentiment strutturale del mercato.
La distanza dai massimi storici racconta una storia precisa: il momentum rialzista legato all’arrivo degli ETF si è esaurito più velocemente di quanto i modelli ottimistici avevano anticipato. Adesso il mercato aspetta qualcosa di nuovo — una svolta normativa, un cambio macro, un catalizzatore inatteso — prima di decidere la direzione successiva. E per il momento, quella risposta non è ancora arrivata.
FAQ
Perché Citi ha abbassato il target su Bitcoin?
Citi ha ridotto il target a 12 mesi su Bitcoin da 112.000 a 82.000 dollari principalmente per il deterioramento della domanda da parte degli ETF e per i deflussi netti registrati a giugno 2026, ai quali si aggiungono le preoccupazioni legate ai ritardi nella legislazione crypto americana.
Cosa ha causato i deflussi netti dagli ETF spot Bitcoin USA?
A giugno 2026 gli ETF spot Bitcoin americani hanno subito 4,5 miliardi di dollari di deflussi netti, il peggior risultato mensile dalla loro nascita. Il calo riflette una riduzione dell’appetito degli investitori e una rotazione fuori dagli asset rischiosi in un contesto macro incerto.
In che modo i ritardi nella legislazione USA influenzano la fiducia nel mercato crypto?
Lo stallo della CLARITY Act e l’assenza di un calendario certo per una regolamentazione chiara hanno frenato l’adozione istituzionale. Molti investitori attendevano norme definite prima di aumentare l’esposizione agli asset digitali, e senza quella certezza il processo rimane in pausa.
Che rischi rappresentano le società di tesoreria in asset digitali per i prezzi di Bitcoin?
Queste società detengono Bitcoin in bilancio e possono liquidare le loro posizioni in condizioni di stress di mercato, aumentando l’offerta disponibile e amplificando la pressione al ribasso sui prezzi. Citi ha citato questo rischio come uno degli elementi che pesano sulle previsioni a medio termine.
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