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Adozione stablecoin nelle banche: dopo due G-SIB su USDC, chi può restare fuori?

Le grandi banche globali hanno smesso di chiedersi se le stablecoin abbiano un posto nella finanza tradizionale. Ora si chiedono come entrare nelle reti che si stanno costruendo intorno a loro. È uno slittamento sottile, ma segnala qualcosa di profondo: l’adozione delle stablecoin nelle banche non è più un esperimento ai margini, è diventata una priorità strategica per alcune delle istituzioni finanziarie più rilevanti del mondo.

Punti chiave

  • Standard Chartered offre ai clienti istituzionali accesso diretto al minting e al rimborso di USDC tramite Circle Internet.
  • BNY Mellon, la più grande banca custode del mondo con 59 trilioni di dollari in gestione, ha espanso i servizi di custodia, minting e redemption per USDC poco prima dell’annuncio di Standard Chartered.
  • Entrambe le banche sono classificate come global systemically important banks dal Basel Committee della Banca dei Regolamenti Internazionali.
  • Un consorzio di 37 istituzioni finanziarie europee guidato da Qivalis sta sviluppando Euro On-Chain (EUOC), una stablecoin in euro regolamentata sotto MiCA.
  • I token ancorati al dollaro rappresentano oltre il 99% della capitalizzazione totale delle stablecoin, rendendo urgente lo sviluppo di alternative in valuta europea.

Le grandi banche aprono le porte a USDC

Standard Chartered ha annunciato questa settimana che i propri clienti istituzionali potranno accedere direttamente al minting e al rimborso di USDC, la stablecoin emessa da Circle Internet. Non è un’aggiunta marginale al catalogo dei servizi digitali: è un segnale di posizionamento competitivo in un mercato che secondo Chainalysis potrebbe raggiungere volumi di regolamento pari a un quadrilione di dollari annui entro il 2030.

L’annuncio è arrivato a pochi giorni di distanza da una mossa analoga di BNY Mellon, la più grande banca custode al mondo. BNY ha esteso la propria infrastruttura per consentire ai clienti istituzionali di custodire, emettere e rimborsare USDC direttamente, senza costruire sistemi proprietari. Con 59 trilioni di dollari in asset under management, la scelta di BNY ha il peso di un endorsement di sistema.

Entrambe le istituzioni sono riconosciute come banche di importanza sistemica globale dal Basel Committee della Banca dei Regolamenti Internazionali. Quando due G-SIB di questo calibro si muovono nella stessa direzione a distanza di giorni, non è una coincidenza: è la conferma che il settore bancario ha raggiunto una soglia di non ritorno nel rapporto con le stablecoin.

Da “se” a “come”: il cambiamento di prospettiva del settore bancario

Il dibattito interno alle banche si è spostato. Non si discute più se integrare le stablecoin, ma con quale strategia farlo e in quali reti entrare. Andrew MacKenzie, fondatore e CEO di Agant, emittente di stablecoin con sede in Scozia, lo dice esplicitamente: “Le banche non si chiedono più se useranno le stablecoin. Stanno decidendo come le useranno.”

Questa settimana la discussione si è ulteriormente accesa dopo che Jeremy Allaire, CEO di Circle, ha risposto al lancio di OpenUSD, una stablecoin rivale sostenuta da Coinbase, Stripe e BlackRock. Allaire ha difeso la posizione di USDC facendo leva su quasi un decennio di costruzione della liquidità, delle relazioni bancarie e delle approvazioni regolamentari. La competizione tra stablecoin istituzionali è appena cominciata.

Il valore è nella rete, non nel token

Adrian Cachinero Vasiljevic, co-fondatore e partner di Steakhouse Financial, società che consiglia istituzioni sulla finanza decentralizzata, mette a fuoco il punto centrale: “La rete è ciò che crea il valore. La stablecoin in sé diventa quasi secondaria.”

È una lettura che ribalta l’intuizione comune. Non conta solo il token, ma l’ecosistema di liquidità, controparte e infrastruttura che ci si costruisce intorno. E spiega perché molte banche preferiscono oggi inserirsi in reti già consolidate — come quella di USDC — invece di emettere stablecoin proprie.

Questo ha implicazioni dirette per chi punta su token nuovi: avere una stablecoin tecnicamente corretta e regolamentata non basta. Come sottolinea Cachinero Vasiljevic, “chiunque può emettere una stablecoin. Ma se nessuno la usa, non vale nulla.”

L’Europa e le stablecoin in euro sotto MiCA

Mentre negli Stati Uniti le banche si aggregano intorno a USDC, in Europa il problema è diverso. I token ancorati al dollaro rappresentano oltre il 99% della capitalizzazione complessiva delle stablecoin. Se non si sviluppa un’alternativa in euro sufficientemente liquida, le banche europee finiranno per regolare in dollari anche le transazioni denominate in euro.

Jan-Oliver Sell, CEO di Qivalis, coordina un consorzio di 37 istituzioni finanziarie europee che sta sviluppando Euro On-Chain (EUOC), una stablecoin in euro con supervisione regolamentare sotto il framework MiCA. La logica è semplice, come spiega Sell: “Se non abbiamo un euro sulla blockchain, le banche useranno il dollaro perché è lì, è disponibile e ha molta liquidità.”

Un consorzio contro la dipendenza dal dollaro

Qivalis non punta a competere direttamente con USDC. L’obiettivo è dare a banche, imprese e operatori di pagamento europei un’alternativa regolamentata in euro, per permettere il regolamento in valuta domestica senza passare per la conversione in dollari e ritorno. Man mano che il consorzio cresce, gli effetti di rete si moltiplicano: “Più banche abbiamo nel consorzio, meglio è. La nostra rete ha effetti di rete più forti,” dice Sell.

Non è un’iniziativa isolata. Anche Société Générale ha lanciato EUR CoinVertible (EURCV) e Crédit Agricole ha introdotto EURXT, segnali che il fronte delle stablecoin in euro regolamentate si sta ampliando. Il quadro normativo MiCA offre all’Europa un vantaggio strutturale rispetto ad altri mercati: la supervisione regolamentare è già in atto, ciò che manca è la massa critica di liquidità.

Investire nell’infrastruttura che connette stablecoin e finanza tradizionale

MacKenzie di Agant osserva la stessa dinamica emergere nel mercato britannico. Le banche non stanno semplicemente aggiungendo asset digitali ai loro portafogli. Stanno costruendo l’infrastruttura necessaria per collegare le stablecoin con i sistemi di pagamento, tesoreria e regolamento già esistenti.

Il punto critico è la preferenza per il regolamento in valuta nativa. Le imprese non vogliono convertire in dollari per poi riconvertire in euro o sterline: vogliono regolare direttamente nella propria valuta. Questo è il motore che spinge la domanda di stablecoin non ancorate al dollaro, e spiega perché il semplice fatto di emettere un token non è sufficiente.

Il successo dipenderà da come le banche deployeranno queste stablecoin verso i propri clienti finali. Non dall’emissione in sé, ma dall’uso concreto che ne verrà fatto nei flussi di pagamento quotidiani. È questo il terreno su cui si deciderà quale stablecoin — tra USDC, OpenUSD, EUOC o le alternative europee — riuscirà davvero a diventare infrastruttura finanziaria globale.

FAQ

Perché le banche hanno smesso di discutere se le stablecoin appartengano alla finanza?

Le banche hanno ormai accettato le stablecoin come parte integrante del sistema finanziario e si concentrano su come integrarle nelle proprie reti e operazioni, non più sulla loro legittimità.

Quali servizi ha introdotto Standard Chartered per i clienti istituzionali in relazione a USDC?

Standard Chartered offre ai clienti istituzionali accesso diretto al minting e al rimborso di USDC tramite la propria infrastruttura, in partnership con Circle Internet.

Perché le banche europee stanno sviluppando stablecoin in euro?

Per creare un’alternativa regolamentata in euro sotto il framework MiCA e ridurre la dipendenza dai token ancorati al dollaro, che oggi rappresentano oltre il 99% del mercato delle stablecoin.

Cosa determina il valore e il successo di una stablecoin secondo gli esperti del settore?

Il valore dipende dall’adozione della rete e dall’utilizzo effettivo da parte di banche e clienti, non dal token in sé. Come sintetizza Adrian Cachinero Vasiljevic di Steakhouse Financial: “Se nessuno usa la stablecoin, la stablecoin non vale nulla. Il valore della stablecoin è la rete.”

Contenuto realizzato con l’assistenza dell’intelligenza artificiale e con revisione editoriale umana.

Alessia Pannone
Laureata in scienze della comunicazione e attualmente studentessa del corso di laurea magistrale in editoria e scrittura. Scrittrice di articoli in ottica SEO, con cura per l’indicizzazione nei motori di ricerca, in totale o parziale autonomia.
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