HomeBlockchainRegolamentazione41 sequestri in Francia: la dichiarazione fiscale crypto DAC8 finisce in tribunale

41 sequestri in Francia: la dichiarazione fiscale crypto DAC8 finisce in tribunale

Una società che vende Bitcoin decide di portare l’Unione Europea davanti al massimo tribunale amministrativo francese. Non è fantascienza giuridica: è esattamente quello che ha fatto Bull Bitcoin, exchange non-custodial, presentando il 24 febbraio 2026 un ricorso d’urgenza al Conseil d’État per chiedere l’annullamento del decreto che recepisce in Francia le norme di dichiarazione fiscale crypto DAC8. La posta in gioco non è solo fiscale — riguarda la sicurezza fisica di milioni di persone.

Punti chiave

  • Bull Bitcoin ha depositato un ricorso al Conseil d’État il 24 febbraio 2026 per annullare il Decreto n. 2025-1276 che recepisce DAC8 in Francia.
  • DAC8 obbliga i provider di servizi crypto a raccogliere dati identificativi e transazionali degli utenti e a trasmetterli alle autorità fiscali nazionali, entrate in vigore il 1° gennaio 2026.
  • Dall’inizio del 2026 la polizia francese ha registrato 41 sequestri di persona legati a detentori di crypto.
  • Gli attacchi fisici ai titolari di asset digitali sono aumentati del 75% nel 2025 a livello globale; la Francia ha totalizzato il maggior numero di incidenti in Europa.
  • Bull Bitcoin intende usare ogni strumento legale per sospendere, ritardare, annullare o modificare gli effetti di DAC8 e del suo equivalente globale, il CARF dell’OCSE.

La sfida legale di Bull Bitcoin contro il decreto DAC8

Bull Bitcoin non si è limitata a protestare. Il 24 febbraio 2026 ha depositato un ricorso sommario davanti al Conseil d’État, seguito da una memoria difensiva dettagliata con tutti gli argomenti giuridici. L’obiettivo dichiarato è l’annullamento del Decreto n. 2025-1276, firmato il 19 dicembre 2025, con cui la Francia ha tradotto in norma nazionale le regole europee di reporting sulle crypto.

L’exchange ha comunicato pubblicamente di voler percorrere «ogni via legittima per sospendere, ritardare, annullare o modificare gli effetti di DAC8 e del suo omologo globale, il CARF». Il Crypto-Asset Reporting Framework è lo standard internazionale sviluppato dall’OCSE per la raccolta e lo scambio automatico di informazioni sulle transazioni in asset digitali tra le giurisdizioni aderenti.

Perché proprio il Conseil d’État

Il ricorso alla massima corte amministrativa francese è la mossa più diretta e ad alto impatto disponibile: se il Conseil d’État accogliesse anche solo l’istanza cautelare, il decreto potrebbe essere sospeso prima che i provider siano obbligati a inviare i primi report, attesi entro il 30 settembre 2027 e relativi all’anno fiscale 2026.

Cosa impone DAC8 ai provider crypto

DAC8 è una direttiva europea che ha imposto agli intermediari di criptovalute obblighi simili a quelli già in vigore per le banche tradizionali. In concreto, ogni piattaforma deve raccogliere i dati identificativi e le informazioni sulle transazioni di ciascun utente e trasmetterle in modo automatico alle autorità fiscali nazionali, che a loro volta condividono il tutto con le omologhe degli altri stati membri dell’UE.

La direttiva è entrata in vigore il 1° gennaio 2026. La Francia l’ha recepita con quasi due settimane di anticipo rispetto alla scadenza, firmando il decreto attuativo il 19 dicembre 2025.

Un perimetro più ampio della sola fiscalità

Bull Bitcoin sottolinea un elemento che spesso sfugge al dibattito pubblico: le norme non si limitano a raccogliere dati fiscalmente rilevanti. Secondo l’exchange, il sistema finisce per censire transazioni senza alcuna rilevanza tributaria, costruendo di fatto un archivio che collega identità legale, indirizzo di residenza e movimentazione di asset digitali. È qui che la questione smette di essere solo contabile e diventa un problema di sicurezza personale.

Privacy, sicurezza e il rischio dei database di massa

L’argomento centrale di Bull Bitcoin non è l’evasione fiscale. È la sopravvivenza fisica degli utenti.

Nel comunicato che accompagna il ricorso, l’exchange scrive che DAC8 rischia di creare un «database di massa» che collega identità legali e indirizzi di casa a portafogli e transazioni crypto. «Di fronte a perdite di dati quotidiane e a un’ondata di sequestri ai danni di detentori di asset digitali», sostiene Bull Bitcoin, «costruire un simile archivio mette in pericolo la sicurezza fisica di milioni di persone e dei loro cari».

L’emergenza dei wrench attack in Francia

I numeri danno sostanza all’allarme. Dall’inizio del 2026, la polizia francese ha contato 41 sequestri di persona legati a detentori di criptovalute, stando a quanto riportato da RTL. Nel solo 2025, la Francia aveva registrato 19 casi confermati di cosiddetti wrench attack — aggressioni fisiche o rapimenti finalizzati a estorcere asset digitali — il numero più alto in Europa.

A livello globale, secondo i dati della società di cybersicurezza CertiK, questi attacchi sono aumentati del 75% nel 2025, raggiungendo 72 casi verificati. L’Europa da sola ha pesato per circa il 40% degli episodi mondiali.

Il precedente Coinbase e il rischio data breach

A rafforzare il timore di Bull Bitcoin arriva il recente precedente di Coinbase: nel maggio 2025 la piattaforma ha ammesso una violazione dei dati che ha coinvolto meno dell’1% degli utenti attivi mensili, con un costo stimato fino a 400 milioni di dollari in rimborsi. Se una delle exchange più capitalizzate al mondo non riesce a proteggere i propri archivi, la domanda che pone l’exchange francese è diretta: cosa succederebbe se un database centralizasse i dati di tutti i detentori di crypto europei in un unico punto vulnerabile?

È un interrogativo che non riguarda solo la privacy nel senso astratto del termine. Riguarda chi, sapendo dove abita una persona e quanti Bitcoin detiene, potrebbe presentarsi alla sua porta.

Il contesto regolatorio più ampio

La mossa di Bull Bitcoin arriva in un momento in cui la pressione fiscale sulle crypto si sta intensificando su più fronti. DAC8 rappresenta il pilastro europeo di un sistema di rendicontazione che a livello globale trova il suo corrispettivo nel CARF dell’OCSE — uno standard pensato per rendere le criptovalute trasparenti ai fischi esattamente come lo sono i conti bancari tradizionali.

La logica è comprensibile: gli stati vogliono evitare che i guadagni in asset digitali sfuggano alla tassazione. Ma l’implementazione pratica — con database centralizzati, scambi automatici di informazioni e raccolta di dati che va ben oltre ciò che serve per calcolare una plusvalenza — sta spingendo una parte dell’industria a scegliere la via giudiziaria anziché quella della compliance silenziosa.

Se il Conseil d’État dovesse dare anche solo parzialmente ragione a Bull Bitcoin, le implicazioni andrebbero ben oltre la Francia: ogni paese UE che ha recepito DAC8 potrebbe trovarsi a dover riconsiderare i propri decreti attuativi, mentre la Commissione Europea si troverebbe a difendere l’impianto normativo di fronte a una sfida legale concreta. Nel frattempo, il conto alla rovescia per i primi report — settembre 2027 — continua a scorrere.

FAQ

Qual è la principale preoccupazione di Bull Bitcoin sull’attuazione di DAC8 in Francia?

Bull Bitcoin teme che DAC8 possa dar vita a un database di massa che collega le identità degli utenti e i loro indirizzi di residenza ai portafogli e alle transazioni crypto, mettendo a rischio la sicurezza fisica dei detentori di asset digitali e dei loro familiari.

Quando è entrata in vigore la direttiva DAC8 e cosa richiede?

DAC8 è entrata in vigore il 1° gennaio 2026. Obbliga i provider di servizi crypto a raccogliere i dati identificativi e transazionali degli utenti e a trasmetterli automaticamente alle autorità fiscali nazionali, che li condividono con le omologhe degli altri stati membri UE. I primi report dovranno essere presentati entro il 30 settembre 2027.

Quanto è diffuso il fenomeno dei wrench attack sui detentori di crypto in Francia?

Dall’inizio del 2026 la polizia francese ha registrato 41 sequestri di persona legati a detentori di criptovalute. Nel solo 2025 la Francia aveva totalizzato 19 casi confermati di wrench attack, il numero più alto in Europa, mentre a livello globale questi episodi sono aumentati del 75% rispetto all’anno precedente.

Quali azioni legali ha intrapreso Bull Bitcoin contro DAC8 in Francia?

Il 24 febbraio 2026 Bull Bitcoin ha depositato un ricorso d’urgenza davanti al Conseil d’État per chiedere l’annullamento del Decreto n. 2025-1276 che recepisce DAC8. L’exchange ha dichiarato di voler percorrere ogni via legale disponibile per sospendere, ritardare, annullare o modificare gli effetti di DAC8 e del CARF a livello globale.

Contenuto realizzato con l’assistenza dell’intelligenza artificiale e con revisione editoriale umana.

Francesco Antonio Russo
Francesco Antonio Russo è un analista e divulgatore nel settore delle criptovalute, del Web3 e dell’Intelligenza Artificiale. Da più di 6 anni studia l’evoluzione dei mercati digitali e delle tecnologie decentralizzate, con particolare attenzione all’impatto economico e sociale della blockchain. Su Cryptonomist approfondisce trend, regolamentazioni e innovazioni, offrendo contenuti accurati e comprensibili anche ai non addetti ai lavori.
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