Bitcoin viaggia intorno ai 64.500 dollari a inizio agosto 2026, a un passo dalla soglia psicologica dei 65.000 dollari che da settimane funziona da spartiacque tra supporto e resistenza. L’andamento prezzo Bitcoin resta contenuto in un range stretto, mentre a pochi passi da lì Wall Street festeggia record su record. Un dettaglio che, di per sé, racconta già una storia interessante sul momento che sta vivendo il mercato crypto.
Summary
Perché Bitcoin non segue il rally di Wall Street
Il motivo principale è che il rally azionario di agosto è concentrato su un numero ristretto di titoli, soprattutto legati all’intelligenza artificiale e ai semiconduttori, settori a cui Bitcoin non ha esposizione diretta. L’S&P 500 ha guadagnato il 3,12% nel mese, aggiungendo circa 2,1 trilioni di dollari di capitalizzazione e toccando un valore record di 70,5 trilioni di dollari, con il prezzo dell’indice a 7.723 punti. Bitcoin, nello stesso periodo, è salito solo del 2%, restando ancorato attorno ai 64.600 dollari, un livello già toccato a luglio.
Adam Haeems, a capo dell’asset management di Tesseract Group (oltre 500 milioni di dollari in gestione), ha spiegato che il rally azionario riguarda aree a cui Bitcoin ha poca esposizione diretta, in particolare i titoli AI e i semiconduttori. Paul Howard, senior director della market maker Wincent, ha aggiunto che il rialzo delle azioni è sbilanciato verso i mega-cap tecnologici e non si traduce automaticamente in flussi verso le crypto, che ora cercano un catalizzatore proprio, probabilmente nel quarto trimestre, legato a chiarezza regolatoria e crescita delle stablecoin.
Il petrolio si calma e allenta la pressione sull’inflazione
Il petrolio Brent, dopo i picchi di volatilità legati alle tensioni in Medio Oriente nella prima parte del 2026, si è stabilizzato in una fascia compresa tra la parte alta dei 70 dollari e circa 80 dollari al barile. Un calo dei prezzi energetici riduce la pressione sui costi al consumo e, in teoria, favorisce gli attivi rischiosi, incluse le crypto.
Ma l’effetto non è simmetrico. Secondo Haeems, un eventuale ritorno alla normalità dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz — interrotti dal conflitto con l’Iran — beneficerebbe sia azioni che Bitcoin, ma attraverso canali diversi: le azioni ne traggono un vantaggio quasi immediato grazie a costi aziendali più bassi, mentre per Bitcoin l’effetto passa prima dalle aspettative sull’inflazione e poi dalle decisioni della Federal Reserve, un percorso più lungo e con esiti ancora incerti per settembre.
L’inflazione USA rallenta, ma la Fed resta cauta
I dati sui prezzi al consumo mostrano un raffreddamento: l’indice CPI di giugno è salito del 3,5% su base annua, in decelerazione rispetto ai mesi precedenti, con un calo mensile spinto dal ribasso dei prezzi della benzina. L’inflazione core, che esclude alimentari ed energia, resta intorno al 2% e qualcosa, un’area giudicata più rassicurante rispetto ai picchi recenti.
Letture più morbide dell’inflazione tendono ad attenuare le aspettative di un inasprimento aggressivo della politica monetaria, creando in teoria un ambiente più favorevole per gli attivi sensibili ai tassi. Il mercato resta però su questo fronte in attesa: i prossimi dati potranno confermare o smentire la traiettoria attuale, e nel frattempo la Fed ha mantenuto un tono relativamente rigido — un membro del board ha recentemente detto di essere pronto ad agire con un rialzo dei tassi per contrastare l’inflazione.
Le pressioni specifiche sul mercato crypto
Al netto del contesto macro, Bitcoin sta affrontando anche problemi propri che ne limitano la spinta al rialzo. Tra i fattori citati: l’exploit da 120 milioni di dollari su Coldcard, l’incertezza attorno al Clarity Act e le notizie relative a vendite di Bitcoin da parte di Strategy per tre mesi consecutivi. Secondo Haeems, nessuno di questi episodi ha però innescato un evento creditizio più ampio o un ciclo di liquidazioni forzate.
C’è poi il tema dei rendimenti obbligazionari in salita, che secondo Haeems sta spingendo capitali fuori dal mercato crypto attraverso le stablecoin. L’offerta di USDT, la principale stablecoin ancorata al dollaro, è scesa al livello più basso dal 2025, passando da circa 190 miliardi di dollari ad aprile a 183 miliardi, mentre USDC è calata da 79,5 a 72 miliardi. Con i rendimenti reali dei Treasury ai massimi dal 2008, restare fuori dalle crypto oggi paga.
Il ciclo dei quattro anni e i flussi degli ETF
Un altro elemento chiave riguarda le aspettative legate al ciclo di halving. Secondo Markus Thielen, fondatore di 10x Research, molti trader hanno collettivamente abbracciato la tesi del ciclo quadriennale, che indicherebbe un fondo di mercato a inizio ottobre, e per questo restano ai margini in attesa di conferme — un ribaltamento rispetto a un anno fa, quando la stessa fetta di trader scartava quella tesi.
Thielen fa notare che la mancata discesa di Bitcoin nonostante una Fed piuttosto rigida sia in realtà un segnale rialzista che il mercato sta sottovalutando, insieme alla possibilità che il fondo del ciclo quadriennale sia già stato toccato.
Sul fronte della domanda di ETF Bitcoin, il quadro resta incerto: i fondi quotati negli USA hanno registrato uscite per 61,53 milioni di dollari, interrompendo tre settimane di afflussi già modesti, secondo i dati di SoSoValue. Nella settimana più recente sono però arrivati 626 milioni di dollari, il dato migliore da inizio maggio — ma restano necessarie diverse giornate consecutive di afflussi per confermare una ripresa solida della domanda istituzionale. Vikram Subburaj, CEO di Giottus.com, osserva un range stretto con supporto tra 63.000 e 63.400 dollari e resistenza tra 64.500 e 66.000 dollari.
Secondo il market maker Wintermute, anche i flussi ETF registrati potrebbero non essere segnale di acquisti direzionali ma di semplice arbitraggio: il capitale rischioso si sarebbe spostato piuttosto su singoli token, con ZEC in rialzo del 10,9% nella settimana e HYPE in crescita del 5% in una giornata altrimenti fiacca per il beta di mercato.
Cosa aspettarsi ora
L’intreccio tra petrolio più stabile, inflazione in rallentamento, forza dell’S&P 500 e resistenza di Bitcoin sopra i 64.000 dollari racconta un mercato dove le variabili tradizionali continuano a intrecciarsi con quelle specifiche del mondo crypto. Una rottura duratura sopra i 65.000 dollari richiederebbe conferme sia sul fronte dell’inflazione che su quello dei flussi istituzionali, mentre un ritorno delle tensioni geopolitiche sul petrolio potrebbe rapidamente rimettere in discussione l’attuale equilibrio positivo.
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