Un token che oggi vale poco più di 8 dollari potrebbe arrivare a 200 dollari entro la fine del decennio. È la previsione prezzo Chainlink pubblicata da Standard Chartered, che ha avviato la coperture su LINK fissando un obiettivo di 200 dollari per la fine del 2030, un aumento di circa 25 volte rispetto ai livelli attuali. Secondo la banca, la spinta arriverà dalla crescita della tokenizzazione e della finanza decentralizzata, due mercati in cui Chainlink fornisce l’infrastruttura dati e di interoperabilità.
Summary
Punti chiave
- Standard Chartered fissa un target di 200 dollari per LINK entro fine 2030, contro un prezzo attuale vicino agli 8 dollari.
- Il percorso previsto passa per tappe intermedie: 13 dollari entro fine 2026, poi 41, 82 e 133 dollari nei tre anni successivi.
- Chainlink garantisce oltre 110 miliardi di dollari di valore, pari a circa il 70% del valore DeFi che dipende da oracle a livello globale.
- Il volume trimestrale di CCIP ha raggiunto 4,9 miliardi di dollari nel secondo trimestre, in crescita del 353% su base annua.
- Standard Chartered stima che gli asset tokenizzati sulle blockchain passeranno da 340 miliardi a 4mila miliardi di dollari entro fine 2028.
Previsione del prezzo di Chainlink secondo Standard Chartered
Secondo Geoff Kendrick, responsabile globale della ricerca sugli asset digitali di Standard Chartered, la previsione prezzo Chainlink si basa su un incremento delle commissioni generate dalla rete stimato in circa 25 volte entro il 2030, di pari passo con l’espansione della tokenizzazione e della DeFi. La valutazione della banca assume che il prezzo di LINK segua in modo proporzionale questa crescita delle fee.
Al momento della pubblicazione del report, LINK veniva scambiato intorno agli 8,25 dollari, in calo dello 0,8% nelle 24 ore precedenti secondo i dati di CoinGecko.
Le tappe del target LINK fino al 2030
Il percorso disegnato da Kendrick prevede una progressione graduale: LINK dovrebbe salire a 13 dollari entro la fine del 2026, per poi toccare 41 dollari, 82 dollari e 133 dollari negli anni successivi, prima di raggiungere il traguardo finale di 200 dollari nel 2030. Una scala di obiettivi intermedi che la banca lega direttamente alla velocità con cui si svilupperanno tokenizzazione e adozione istituzionale.
Chainlink batte le stime su Bitcoin ed Ethereum
Questa previsione porterebbe LINK a superare, in termini percentuali, i rendimenti attesi da Standard Chartered per Bitcoin ed Ethereum nello stesso periodo. La banca ha infatti previsto Bitcoin a 500.000 dollari ed Ethereum a 40.000 dollari entro la fine del decennio: un contesto in cui LINK, secondo Kendrick, offrirebbe un potenziale di crescita relativo superiore.
Cosa sostiene la previsione: mercato e utilizzo di Chainlink
La previsione prezzo Chainlink non nasce dal nulla: si appoggia su metriche concrete di utilizzo della rete e su un ruolo già consolidato nell’ecosistema degli oracle. Chainlink garantisce oggi oltre 110 miliardi di dollari in valore, pari a circa il 70% del valore DeFi globale dipendente da oracle e a più dell’80% di quello su Ethereum. Solo Aave V3 rappresenta circa il 44% del valore complessivo garantito da Chainlink, secondo la banca.
Dominio negli oracle e adozione istituzionale
Kendrick ha già utilizzato la stessa previsione di crescita della DeFi, moltiplicata per 37 volte, in altre note di ricerca recenti: a giugno ha fissato un target di 100 dollari per UNI di Uniswap e di 3.500 dollari per AAVE, seguito a luglio da un obiettivo di 60 dollari per Morpho. UNI ha registrato un guadagno a doppia cifra dopo la pubblicazione della copertura di Standard Chartered, mentre la reazione di LINK all’ultimo report è stata più contenuta.
L’adozione istituzionale rappresenta un altro pilastro della tesi. Standard Chartered indica Swift, DTCC, Euroclear, JPMorgan, Mastercard, UBS, Fidelity e S&P Global tra le istituzioni che utilizzano i servizi di Chainlink. Kendrick si aspetta che i clienti esterni al mondo crypto-native rappresentino una quota crescente delle commissioni Chainlink man mano che i progetti di tokenizzazione passano dalla fase pilota alla produzione. A giugno Chainlink ha aderito a Project Pangea insieme a FairSquareLab, UniKA e Qivalis, per testare il regolamento di operazioni forex basate su stablecoin tra Europa e Corea del Sud, un’iniziativa che coinvolge oltre 50 banche con più di 10mila miliardi di dollari in asset gestiti.
Tokenizzazione e DeFi: i motori della domanda
Buona parte della crescita attesa per Chainlink deriva dall’espansione di due mercati paralleli: gli asset tokenizzati e la DeFi. Standard Chartered prevede che il valore degli asset tokenizzati detenuti su blockchain salga da circa 340 miliardi di dollari attuali a 4mila miliardi di dollari entro la fine del 2028.
Sul fronte DeFi, la banca stima che gli asset depositati crescano di 37 volte, arrivando a 2.700 miliardi di dollari entro il 2030. Chainlink potrebbe beneficiare di entrambi i trend perché la sua infrastruttura fornisce dati esterni alle applicazioni blockchain e supporta i trasferimenti tra reti diverse, secondo quanto riportato nel report.
Le migrazioni cross-chain rafforzano CCIP
L’infrastruttura cross-chain è un altro tassello centrale della valutazione, anche se Standard Chartered riconosce che Chainlink resta ancora indietro rispetto a LayerZero in termini di interoperabilità complessiva. Dopo un exploit da 292 milioni di dollari nell’aprile scorso, oltre 7 miliardi di dollari in valore di token sono migrati dall’infrastruttura di bridge legacy verso il Cross-Chain Interoperability Protocol (CCIP) di Chainlink. Il volume trimestrale di CCIP ha raggiunto 4,9 miliardi di dollari nel secondo trimestre, in crescita del 353% rispetto all’anno precedente.
Da LayerZero a Chainlink: il caso BitGo
Il 4 agosto BitGo ha scelto Chainlink CCIP come infrastruttura cross-chain esclusiva per Wrapped Bitcoin, sostituendo LayerZero per i trasferimenti di WBTC, che al momento della decisione aveva una capitalizzazione di mercato di circa 7,4 miliardi di dollari. Si tratta di una delle più grandi migrazioni pubblicamente annunciate verso l’infrastruttura Chainlink. BitGo ha dichiarato che standardizzerà i deployment di WBTC attorno allo standard Cross-Chain Token di Chainlink e utilizzerà CCIP come infrastruttura di interoperabilità predefinita per i futuri asset digitali che emetterà, mantenendo il controllo sui contratti dei token e sui limiti di trasferimento.
Considerando anche gli annunci precedenti di Mantle, Lombard, Aave e Kraken, il totale delle migrazioni pubblicamente comunicate da LayerZero a Chainlink ha raggiunto circa 14,6 miliardi di dollari dopo la decisione di BitGo. Questa ondata di spostamenti è seguita proprio all’exploit da 292 milioni di dollari che aveva coinvolto il bridge di KelpDAO basato su LayerZero: KelpDAO ha attribuito la responsabilità a LayerZero e annunciato l’intenzione di ricostruire la propria infrastruttura con Chainlink, mentre LayerZero ha contestato questa versione dei fatti.
Chainlink ha inoltre ampliato il proprio utilizzo attraverso rapporti già esistenti nella DeFi, non solo tramite protocolli che cambiano fornitore. A luglio Aave ha estesol’uso di CCIP rendendolo l’infrastruttura cross-chain predefinita per l’attività sull’app Aave e sui Stable Vaults, includendo depositi, prelievi, ribilanciamento dei vault e trasferimenti di asset. I Stable Vaults utilizzano questa infrastruttura per spostare i depositi tra Ethereum, Base e Arbitrum senza richiedere agli utenti bridge manuali. Anche la stablecoin GHO e la sua versione Savings GHO usano lo standard Cross-Chain Token di Chainlink, con GHO disponibile su otto reti blockchain a luglio.
I rischi per la previsione di Chainlink
Standard Chartered non nasconde le condizioni che potrebbero far deragliare lo scenario. Kendrick avverte che la tokenizzazione istituzionale potrebbe svilupparsi più lentamente delle attese, con progetti pilota che rischiano di non trasformarsi mai in flussi di lavoro ricorrenti in produzione. La banca segnala inoltre la concorrenza di fornitori specializzati in dati e interoperabilità come un rischio per la posizione di mercato di Chainlink.
C’è poi un fattore tecnico: eventuali guasti o falle nell’infrastruttura potrebbero danneggiare la fiducia nei servizi Chainlink, un rischio che pesa in modo particolare mentre un numero crescente di asset finanziari dipende dai suoi servizi di oracle e cross-chain. Perché la previsione prezzo Chainlink regga, insomma, serve che l’adozione istituzionale prosegua senza intoppi rilevanti e che la rete mantenga la propria quota dominante nel mercato degli oracle.
FAQ
Qual è l’obiettivo di prezzo di Standard Chartered per Chainlink entro il 2030?
Standard Chartered prevede che il prezzo del token LINK di Chainlink raggiunga i 200 dollari entro la fine del 2030.
Quali traguardi di prezzo intermedi prevede Standard Chartered per LINK prima del 2030?
LINK dovrebbe toccare i 13 dollari entro la fine del 2026, per poi salire a 41, 82 e 133 dollari prima di arrivare a 200 dollari nel 2030.
Quali clienti istituzionali utilizzano i servizi di Chainlink?
Istituzioni come JPMorgan, Mastercard, UBS, Fidelity e S&P Global figurano tra quelle che utilizzano i servizi di oracle di Chainlink.
Quali rischi potrebbero influire sulla crescita prevista per Chainlink?
Tra i rischi individuati ci sono una crescita più lenta della tokenizzazione istituzionale, la concorrenza di altri fornitori e possibili guasti tecnici che potrebbero colpire l’infrastruttura di Chainlink.
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