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Binance perde lo scudo legale: la causa furto crypto va in tribunale

Una corte d’appello federale americana ha appena tolto a Binance uno scudo legale che l’exchange usava da tempo per evitare le aule di tribunale. La causa furto crypto Binance che coinvolge otto presunte vittime di furti di criptovalute può ora proseguire davanti a un giudice, non più davanti a un arbitro privato. Lo ha deciso la Corte d’Appello degli Stati Uniti per l’Undicesimo Circuito, con una sentenza pubblicata a Miami mercoledì 19 agosto, che ribalta un ordine di arbitrato imposto ai ricorrenti nonostante nessuno di loro avesse mai accettato i termini di servizio della piattaforma.

Punti chiave

  • L’Eleventh Circuit ha concesso un writ di mandamus, un rimedio giudiziario raro, per bloccare l’arbitrato obbligatorio imposto a otto vittime di furto crypto.
  • I ricorrenti non avevano mai firmato i termini di Binance, ma un giudice della Florida li aveva comunque forzati in arbitrato tramite la dottrina dell’estoppel equitativo.
  • Le accuse contro Binance Holdings, BAM Trading Services e il fondatore Changpeng Zhao includono violazioni del RICO e delle leggi sulla tutela dei consumatori in California e Massachusetts.
  • La Corte d’appello ha stabilito che il tribunale di primo grado aveva “letto male” i reclami, trattando riferimenti alle commissioni di transazione come vincoli contrattuali inesistenti.
  • Il caso torna ora alla Corte distrettuale del Distretto Meridionale della Florida per essere giudicato nel merito, non più in arbitrato.

L’Eleventh Circuit apre le porte del tribunale alle vittime di furto crypto contro Binance

La decisione dell’Eleventh Circuit permette a otto presunte vittime di furto di criptovalute di portare avanti le loro proposte di class action contro Binance, dopo che un tribunale di grado inferiore le aveva costrette ad affrontare la disputa in arbitrato privato. Il punto centrale della sentenza è semplice: nessuno dei ricorrenti aveva mai aperto un account su Binance o accettato i suoi termini di servizio, eppure si erano trovati vincolati a una clausola arbitrale scritta per gli utenti registrati.

Arbitrato revocato con un writ di mandamus

Il collegio di giudici ha ordinato alla corte distrettuale della Florida di annullare il proprio ordine di marzo che imponeva l’arbitrato. Lo strumento usato, il writ di mandamus, è definito dagli stessi giudici un rimedio “drastico e straordinario”, riservato a circostanze eccezionali in cui non esiste altra via di appello disponibile.

Il contesto della causa e le parti coinvolte

La vicenda ha attraversato più giurisdizioni prima di arrivare in appello. I ricorrenti Philip Martin, TF Tang e Yatin Khanna avevano presentato la loro class action nel Distretto Occidentale di Washington nell’agosto 2024, subito dopo che un tribunale federale della Florida aveva imposto l’arbitrato in un caso collegato, Osterer contro BAM Trading Services. Binance aveva chiesto di trasferire la causa in Florida per il principio del first-to-file, oppure di costringere le parti all’arbitrato.

Nell’aprile 2025 il giudice distrettuale Barbara Rothstein ha accolto la richiesta di trasferimento, ritenendo che le somiglianze con il caso Osterer lo giustificassero. Il fascicolo è arrivato nel Distretto Meridionale della Florida il 7 maggio 2025 e successivamente è stato consolidato con una seconda azione che coinvolgeva altri cinque ricorrenti, portando il totale a otto vittime coinvolte nella causa.

Le accuse: violazioni RICO e tutela dei consumatori

Le vittime accusano Binance, BAM Trading Services (che gestisce Binance US) e Changpeng Zhao di aver riciclato criptovalute rubate o ottenute con la frode, facendole transitare attraverso l’exchange. I reclami citano presunte violazioni del Racketeer Influenced and Corrupt Organizations Act (RICO) e delle leggi sulla tutela dei consumatori in California e Massachusetts.

A questo si aggiunge un’accusa più tecnica ma altrettanto pesante: secondo i ricorrenti, Binance avrebbe operato come attività di trasferimento di denaro senza licenza, non rispettando gli obblighi previsti dal Bank Secrecy Act e da altre normative che impongono alle imprese finanziarie di individuare attività criminali. Sono affermazioni che, va detto, non sono ancora state verificate in un’aula di tribunale: restano allo stadio di accuse formulate nei reclami, non di fatti accertati da una sentenza di merito.

Arbitrato ed estoppel equitativo: lo scontro legale

Il nodo giuridico della vicenda ruotava attorno a una domanda precisa: può un’azienda imporre l’arbitrato a persone che non hanno mai firmato nulla con lei? Binance ha risposto di sì, invocando la dottrina dell’estoppel equitativo, che in certi casi può vincolare anche chi non ha firmato un contratto a una clausola arbitrale, se le sue pretese dipendono comunque da quel contratto.

La difesa di Binance e il rigetto della Corte d’appello

L’exchange sosteneva che i reclami dei ricorrenti facessero riferimento a diritti previsti proprio dai suoi termini di servizio, come la possibilità di sospendere, congelare o cancellare account e di riscuotere commissioni sulle transazioni. Il tribunale distrettuale aveva accolto questa lettura, concludendo che il “senso” delle accuse fosse che Binance avesse tratto profitto illegalmente da transazioni legate a criptovalute rubate.

L’Eleventh Circuit ha ribaltato completamente questa interpretazione. I giudici hanno stabilito che i riferimenti alle commissioni di transazione servivano solo a spiegare perché Binance avrebbe ignorato i propri obblighi legali, senza trasformare le accuse in questioni contrattuali. In un passaggio che suona quasi come un rimprovero al giudice di primo grado, la Corte ha scritto che il tribunale distrettuale aveva “letto male i reclami” trattando quei riferimenti come se riportassero la disputa dentro i termini di Binance. I ricorrenti, dal loro lato, avevano sempre sostenuto che le loro pretese si fondassero su doveri imposti indipendentemente da leggi federali e statali, non sul contratto dell’exchange.

Il writ di mandamus e i prossimi passi della causa

Il ricorso al writ di mandamus si è resa necessario perché la legge federale non consente di appellare immediatamente un ordine che impone l’arbitrato. Senza questo strumento, i ricorrenti non avrebbero avuto alcuna via alternativa per contestare la decisione prima di essere costretti a un lungo procedimento arbitrale. Pur riconoscendo la natura eccezionale del rimedio, i giudici hanno concluso che i ricorrenti avevano un diritto “chiaro e indiscutibile” a ottenerlo.

Il caso torna al tribunale distrettuale della Florida

Concedendo il writ, il collegio ha ordinato al tribunale distrettuale di annullare la propria decisione, precisando che Binance non può usare l’estoppel equitativo per “alterare ed espandere una clausola arbitrale che altrimenti non coprirebbe le pretese avanzate”. Le proposte di class action torneranno quindi alla Corte distrettuale del Distretto Meridionale della Florida, dove i ricorrenti potranno finalmente far valere le loro accuse attraverso un vero processo, invece che in una procedura arbitrale privata.

Per il settore degli exchange centralizzati, la vicenda pesa più di quanto sembri a prima vista. Le clausole arbitrali nei termini di servizio sono lo strumento con cui gran parte delle piattaforme crypto tenta di spostare le dispute fuori dai tribunali pubblici, verso procedure private spesso meno onerose per l’azienda. Una sentenza dell’Eleventh Circuit che restringe la possibilità di estendere quelle clausole a soggetti che non hanno mai firmato nulla rappresenta un precedente che altri tribunali federali potrebbero guardare con attenzione in casi simili.

Nella causa, i ricorrenti sono rappresentati da avvocati di Keller Rohrback, Silver Miller, Robbins Geller Rudman & Dowd e Herman Jones. Binance, BAM Trading Services e Changpeng Zhao sono difesi da legali di Winston & Strawn (oggi Winston Taylor), Corr Cronin, Withers Bergman e Quinn Emanuel Urquhart & Sullivan. Commentando l’esito, l’avvocato David Silver, che rappresenta parte dei ricorrenti, ha scritto sui social: “David contro Golia. Oggi David ha vinto”, sottolineando lo squilibrio di forze tra il suo studio legale e il più grande exchange di criptovalute al mondo.

FAQ

Perché le vittime di furto di criptovalute erano state inizialmente costrette all’arbitrato?

Un tribunale di grado inferiore aveva imposto l’arbitrato basandosi sulla dottrina dell’estoppel equitativo, anche se le vittime non avevano mai accettato i termini di servizio di Binance.

Quali accuse muovono i ricorrenti contro Binance?

I ricorrenti accusano Binance di violazioni del RICO, delle leggi sulla tutela dei consumatori, e sostengono che l’exchange abbia operato come attività di trasferimento di denaro senza licenza, in violazione del Bank Secrecy Act.

Su quali basi l’Eleventh Circuit ha permesso che la causa proseguisse in tribunale?

La Corte ha stabilito che le accuse non avevano un legame sufficiente con la clausola arbitrale di Binance e ha ritenuto che il tribunale di primo grado avesse letto male i reclami interpretando i riferimenti alle commissioni di transazione come vincoli contrattuali.

Cosa succede al caso dopo la sentenza dell’Eleventh Circuit?

Il caso tornerà al Distretto Meridionale della Florida, dove sarà giudicato attraverso un processo ordinario invece che tramite arbitrato.

Contenuto realizzato con l’assistenza dell’intelligenza artificiale e con revisione editoriale umana.

Stefania Stimolo
Stefania Stimolo
Laureata in Marketing e Comunicazione, Stefania è un’esploratrice di opportunità innovative. Partendo come Sales Assistant per e-commerce, nel 2016 inizia ad appassionarsi al mondo digitale autonomamente, inizialmente in ambito Network Marketing dove conosce e si appassiona dell’ideale di Bitcoin e tecnologia Blockchain diventandone una divulgatrice come copywriter e traduttrice per progetti ICO e blog, ed organizzando corsi conoscitivi.
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